Non credo ai discorsi sulla preparazione atletica sbagliata.
Credo sia un problema per chi è infortunato non allenarsi e per chi gioca non recuperare.
Sui carichi di lavoro che sostengono i giocatori ci sono vari discorsi, ma l'allenamento ormai dovrebbe basarsi sull'intensità più che sul fondo o altro: nel senso, lavorare anche poco ma forte. Chiaro che essere sempre in scarico pre o postpartita porta a non allenarsi, quindi il camminare, comune a tutte le squadre, dipende dalla frequenza degli impegni.
Piuttosto stiamo male in campo, quindi corriamo male.
E secondo me non eravamo brillanti già nelle ultime uscite prima del lockdown.
In più c'è l'allenamento specifico pallonaro, che aiuta a gestire i movimenti in campo: quello si fa giocando, e tutti hanno avuto le stesse difficoltà.
Il problema della Lazio è nella testa, anche, forse, nel volersi proporre come si era in inverno, quando è evidente che le condizioni ambientali e quelle fisiche sono troppo diverse e peggiori.
Guardando l'Atalanta o il Napoli ti rendi conto che giocano diversamente rispetto a prima.
Noi volevamo giocare come prima.
Lecce è la rappresentazione perfetta del nostro non capire cosa stia succedendo: chiediamo alle gambe troppo e quelle girano a vuoto. Ci abbandoniamo a personalismi, vogliamo risolvere individualmente il problema. La Lazio ha perso il suo essere squadra, che era un grande punto di forza.
Mentalmente ci mancano Lulic e Lucas Leiva. Più di tutti ad Acerbi, che è quello più sopra le righe in campo. Per Ciro vale un discorso a parte: le sue caratteristiche chiedono una condizione migliore di questa.