Citazione di: Paladino68 il 21 Mar 2023, 07:58
Premetto che sono di sinistra e antifascista.
Sto parlando di ciò che le persone percepiscono come comportamento razzista e cosa no, e questo lo fanno gli usi sociali che variano nel tempo e la cultura delle persone.
ma ciò che le persone percepiscono come razzista o meno fa parte del razzismo.
Non definisce se un certo comportamento è razzista, ma se lo è il convincimento che lo sia o meno.
Il comportamento se è razzista lo resta a prescindere da ciò che le persone percepiscono.
Siccome l'italia è un paese razzista, profondamente razzista, ha difficoltà a rendersi conto di molti comportamenti che sono razzisti, molti dei quali anche innocui, ma non per questo meno razzisti.
Basti pensare che AdM si è addirittura lanciato contro l'ipocrisia che vede razzismo ovunque (in Italia? Ma dove?), classico sintomo di quando non si sa bene distinguere, si associa il razzismo a schiavitù e stermini e quindi si considera esagerato notarlo nei comportamenti innocui.
Mentre invece è proprio in quelli che passa più facilmente dando vita al senso comune che differenzia e attribuisce caratteristiche razziali (o etniche, per sentirsi a posto con la coscienza).
Dunque è proprio questa percezione che va combattuta.
Va detto che è una cazzata. E no, la lotta non si fa a livello culturale.
Questo è un grande errore di chi considera il razzismo una dottrina da combattere.
Il razzismo non è una dottrina, ma una pratica sociale (che in forma organizzata si può costituire ANCHE come dottrina).
La lotta si fa evidenziando quelle pratiche che riproducono il razzismo e fermandole, sia in sé che negli altri.