la retorica del tutto facile non interessa alcuna squadra, che non sia tra quelle che vincono un trofeo ogni due.
mi sembra talmente ovvio che mi fa specie specificarlo a persone e Laziali senzienti.
la Lazio tra il 98 e il 2000 ce la siamo goduta alla grande, i 4 derby, il gol di Nedved, Salas a Montecarlo, lo scudetto e le coppe Italia. ce campamo de rendita per secoli, soprattutto coi subumani.
ma quella Lazio lì è stata una Lazio "facile" in cui avevamo un presidente che per 5 anni ha fatto come cazzo gli pare in Italia e in Europa comprando tutti. Vieri, Veron, Simeone, Mihajlovic, Mancini, Nedved, Nesta... era una squadra di all star come quasi mai nessuno al mondo.
per il resto, siamo una squadra come le altre, con gli ultimi anni sicuramente sopra la media, ma una squadra che per campare, in assenza di altro vive di leggende, di miti, di passaggi per gli inferi e non certo di vittorie facili: tutto questo diventa materiale per storie che la stessa narrazione fa diventare di volta in volta sempre più fantastiche, e allora capita che la puzza dei calzini di Acerbis dopo Lazio campobasso nel racconto orale e tramandato diventa Chanel n.5.
io quegli anni me li sono fatti tutti allo stadio, dozzine di trasferte e spareggi compresi: non ho medagliette da esporre, né ricordi spregevoli da gettare al cesso. semplicemente ero un Laziale solo in mezzo a un oceano di merdosi di cui nessuno aveva l'abbonamento in saccoccia come me.
ma tutto ciò me lo rivendico esattamente come il gol di Lulic o quello di Murgia perché fa parte di quella narrazione "epica" che appartiene per forza di cose alle squadre che non vincono quasi mai un cazzo o che campano prevalentemente di predomini territoriali. tutto qui. è semplicemente calcio, è semplicemente quel brivido che provi leggendo il libro di quello dell'arsenal o qualsiasi altro racconto che si appoggi su quel tipo di epica.
i professionisti dell'epica a me non mi interessano, come credo alla maggiorparte della gente qui dentro. siamo grossi abbastanza per capire che in fondo, essendo alla fine non solo lo sport più popolare ma anche quello meno prevedibile, ci piace proprio per questo. perché sa essere ingiusto in una misura che è terreno fertile per quell'epica. non è rugby, dove la nuova zelanda contro l'italia vince seicento volte su seicento di almeno 40 punti e tu devi fa' pippa perché sei una sega e basta e l'unico momento in cui c'hai un attimo di fomento è prima della partita quando canti l'inno, non certo quando la palla comincia a muoversi.
il calcio è uno sport che si lega agli episodi, talvolta anche singoli, e spesso agli errori umani, per cui diventa benzina per una Storia di lacrime e sangue come la nostra.
ma in misura differente, lo è per tutti. l'importante è, per chi non ci lavora sopra, e credo nessuno qui dentro si adatti a questa definizione, non farlo diventare paradigma di vita, e nemmeno una filosofia che ci fa sentire differenti.
chi ci si sente, cazzi suoi. chi si sente differente tra i differenti cazzi suoi al cubo.
è semplicemente la nostra storia, calcistica. la nostra e slo la nostra. e ci piace per questo. se no andavamo a vede il rugby e a tifare per la nuova zelanda.
asromammerda a tutte e tutti.