La rabbia diversa del calcio romano

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Online Tarallo

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La rabbia diversa del calcio romano
« il: 26 Gen 2020, 09:26 »
Non si parla d'altro, e grazie a dio fra qualche ora sarà il pallone a mettere da parte le discussioni pseudo-bipartisan sul veleno del calcio a Roma.
Ma siccome una opinione non si nega a nessuno, e a leggere gli articoli in rassegna non si vede proprio l'ombra di una analisi men che superficiale, non mi nego la mia e la condivido qui.

Non conosco la storia di Boca e River, non mi interesso molto dei derby della Ruhr, non so che accade nei Balcani. Ma in Italia quello che accade a Roma è unico, è questo è fuor di dubbio.
Che i romani siano di gran lunga cittadini peggiori di milanesi e genovesi lo escludiamo subito, perché l'idiozia non ha frontiere, quindi i motivi sono altri e per me ce n'è uno e uno soltanto, il più semplice: quando invece di riconoscere un avversario, accettare un nemico, tu sei nato, ti hanno creato con la sua eliminazione totale come parte centrale del disegno della tua stessa nascita, il fallimento di questa operazione stabilisce una dinamica di "o noi o loro" che non esiste altrove in Italia.
L'aver sopravvissuto all'orrido progetto di unificazione fascista  del 1927 malgrado pressioni indicibili ha creato le basi per una relazione malsana. Da una parte la rabbia di dover accettare la nostra semplice esistenza, l'aver rigettato con successo il tentato stupro, l'essere stati capaci di un atto di ribellione al potere. Dall'altra la difesa costante della propria esistenza, il dormire sempre con un occhio aperto e la pistola sotto il cuscino, l'estrema sensibilità agli attacchi, il sentirsi sempre sotto minaccia e le sue conseguenti reazioni nervose, rabbiose, scomposte.
Crescendo si sentiva "aoo anvedi er lazialotto!", mai il contrario. Era inconcepibile. Avevano creato una realtà in cui noi, squadra di Roma, nati per amore dello sport e fieri dello spirito che ci animava, dovevamo sentirci ospiti in casa propria e nasconderci nelle nostre catacombe. Questo malgrado i colpi di coda che ci siamo permessi in particolare grazie a Chinaglia e Cragnotti.

Certo che c'è odio a Roma come da nessuna altra parte, e la ragione è semplice. È l'unica città dove un club ha nel DNA la sparizione fisica dell'altro, e usa i grandissimi mezzi a sua disposizione (stampa, TV, cinema) per scrivere questa trama che non si è verificata per un incidente chiamato Vaccaro. E l'altro reagisce in modo scomposto e violento.

Chi non capisce questo passa il tempo a scrivere articoli come quelli che si leggono oggi, cercando inutilmente di equilibrare Zaniolo con Marione, Rocca con Gascoigne, Paparelli con non si sa cosa.

Se non capite che l'odio nasce dal fatto che questo sogno infranto di unicità cittadina non è stato mai abbandonato completamente, anche solo inconsciamente, che si esprime in un bisogno - come risultato minimo se la cancellazione proprio non è possibile - di sopprimere violentemente l'avversario, umiliarlo inventando trofei, supremazie, statistiche, fascismi, purificando le loro storie di Rolex, Vautrot, passaporti e omicidi, creando storie che non esistono, se non si capisce tutto questo non si spiega l'odio e non si capisce perché il laziale vive in un bunker dal quale uscirebbe volentieri.

Il laziale è colpevole di reazioni violente ai tentativi quasi secolari di annientamento. Se questa dinamica non cambia, l'ambiente romano non cambierà mai. E c'è solo una parte che può cambiare, quella meno equipaggiata intellettualmente, storicamente e psicologicamente per fare un passo indietro.

romammerda e magari morono gonfi.


Offline ES

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Re:La rabbia diversa del calcio romano
« Risposta #1 il: 26 Gen 2020, 09:37 »
Lucido e onesto.
Re:La rabbia diversa del calcio romano
« Risposta #2 il: 26 Gen 2020, 09:41 »
Grazie Tara’, andrebbe pubblicato ovunque.
Re:La rabbia diversa del calcio romano
« Risposta #3 il: 26 Gen 2020, 09:43 »
lucido, onesto e condivisibile.
Per non sbagliare :asrm :asrm :asrm :asrm :asrm :asrm
Re:La rabbia diversa del calcio romano
« Risposta #4 il: 26 Gen 2020, 09:55 »
È un privilegio leggere post così aderenti alla realtà storica di questa città.
Complimenti sinceri e
 :asrm :asrm

Offline bertux

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295
Re:La rabbia diversa del calcio romano
« Risposta #5 il: 26 Gen 2020, 10:02 »
Mi ci ritrovo.
 :asrm

Online GiPoda

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Re:La rabbia diversa del calcio romano
« Risposta #6 il: 26 Gen 2020, 10:02 »
Sintesi perfetta di quello che, qui dentro, ci diciamo da anni.
Se avessimo un giornalismo meno superficiale meriterebbe la pubblicazione.
Re:La rabbia diversa del calcio romano
« Risposta #7 il: 26 Gen 2020, 10:04 »
Bello, stupendo. Complimenti.

Offline FeverDog

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Re:La rabbia diversa del calcio romano
« Risposta #8 il: 26 Gen 2020, 10:05 »
Perfetto, grande Tarallo

Offline MTL

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Re:La rabbia diversa del calcio romano
« Risposta #9 il: 26 Gen 2020, 10:06 »
Sottoscrivo in pieno, segnalando che, fra le aberranti mostruosità compiute da e a favore loro da te ricordate avrei citato anche le fideiussioni false
Re:La rabbia diversa del calcio romano
« Risposta #10 il: 26 Gen 2020, 10:07 »
Grandissimo Tarallo,  hai scritto il Manifesto del Calcio a Roma.
Re:La rabbia diversa del calcio romano
« Risposta #11 il: 26 Gen 2020, 10:09 »
Sacrosantarallo  :beer:

oppure

Severo ma Tarallo

 :since






 :asrm

Offline Daniela

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Re:La rabbia diversa del calcio romano
« Risposta #12 il: 26 Gen 2020, 10:28 »
complimenti Tarallo, applausi! :clap: :clap: :clap: :clap: :love: :love:



PS "e usa i grandissimi mezzi a sua disposizione (stampa, TV, cinema)" ti sei scordato la musica,
per dire ieri un servizio al tg su di un tal Gazzelle (un tipo originalissimo che scimmiotta gli Oasis, scusate ma non lo conosco e non lo conoscerò) subito uno spezzone del suo concerto in cui canta "non sai se restare a casa a vedere la (as) Roma....." manco ho continuato a vederlo il servizio    ....

UnDodicesimo

UnDodicesimo

Re:La rabbia diversa del calcio romano
« Risposta #13 il: 26 Gen 2020, 10:31 »
se l'aesse avesse davvero vinto come il Barcellona, e noi perso come l'Espanol, credo ci sarebbero meno problemi da parte loro nel voler imporre questa dominanza unica cittadina.

ricordiamocelo la prossima volta che loro fanno tali paragoni. ;)

per il resto stiamo sempre parlando di uno striscione, non facciamone una questione piu' grande di quella che e'

Offline valpa62

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2954
Re:La rabbia diversa del calcio romano
« Risposta #14 il: 26 Gen 2020, 10:36 »
 Grande Tarallo hai detto tutto,non c'è altro da aggiungere per me.
 :since :asrm

Offline seagull

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Re:La rabbia diversa del calcio romano
« Risposta #15 il: 26 Gen 2020, 10:52 »
Ottima analisi, battiamo le mani  :since

Offline richard

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Re:La rabbia diversa del calcio romano
« Risposta #16 il: 26 Gen 2020, 10:56 »
Comunque anch'io sono a favore dell'avere un'unica squadra a Roma: si trasferissero in Abruzzo...
Noi lo Stadio delle Aquile, loro lo stadio de L'Aquila :=))
Re:La rabbia diversa del calcio romano
« Risposta #17 il: 26 Gen 2020, 11:03 »
Devono perdere sempre. Sempre.  :asrm

 :since :ssl

Offline Duca

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6197
Re:La rabbia diversa del calcio romano
« Risposta #18 il: 26 Gen 2020, 11:04 »
Non si parla d'altro, e grazie a dio fra qualche ora sarà il pallone a mettere da parte le discussioni pseudo-bipartisan sul veleno del calcio a Roma.
Ma siccome una opinione non si nega a nessuno, e a leggere gli articoli in rassegna non si vede proprio l'ombra di una analisi men che superficiale, non mi nego la mia e la condivido qui.

Non conosco la storia di Boca e River, non mi interesso molto dei derby della Ruhr, non so che accade nei Balcani. Ma in Italia quello che accade a Roma è unico, è questo è fuor di dubbio.
Che i romani siano di gran lunga cittadini peggiori di milanesi e genovesi lo escludiamo subito, perché l'idiozia non ha frontiere, quindi i motivi sono altri e per me ce n'è uno e uno soltanto, il più semplice: quando invece di riconoscere un avversario, accettare un nemico, tu sei nato, ti hanno creato con la sua eliminazione totale come parte centrale del disegno della tua stessa nascita, il fallimento di questa operazione stabilisce una dinamica di "o noi o loro" che non esiste altrove in Italia.
L'aver sopravvissuto all'orrido progetto di unificazione fascista  del 1927 malgrado pressioni indicibili ha creato le basi per una relazione malsana. Da una parte la rabbia di dover accettare la nostra semplice esistenza, l'aver rigettato con successo il tentato stupro, l'essere stati capaci di un atto di ribellione al potere. Dall'altra la difesa costante della propria esistenza, il dormire sempre con un occhio aperto e la pistola sotto il cuscino, l'estrema sensibilità agli attacchi, il sentirsi sempre sotto minaccia e le sue conseguenti reazioni nervose, rabbiose, scomposte.
Crescendo si sentiva "aoo anvedi er lazialotto!", mai il contrario. Era inconcepibile. Avevano creato una realtà in cui noi, squadra di Roma, nati per amore dello sport e fieri dello spirito che ci animava, dovevamo sentirci ospiti in casa propria e nasconderci nelle nostre catacombe. Questo malgrado i colpi di coda che ci siamo permessi in particolare grazie a Chinaglia e Cragnotti.

Certo che c'è odio a Roma come da nessuna altra parte, e la ragione è semplice. È l'unica città dove un club ha nel DNA la sparizione fisica dell'altro, e usa i grandissimi mezzi a sua disposizione (stampa, TV, cinema) per scrivere questa trama che non si è verificata per un incidente chiamato Vaccaro. E l'altro reagisce in modo scomposto e violento.

Chi non capisce questo passa il tempo a scrivere articoli come quelli che si leggono oggi, cercando inutilmente di equilibrare Zaniolo con Marione, Rocca con Gascoigne, Paparelli con non si sa cosa.

Se non capite che l'odio nasce dal fatto che questo sogno infranto di unicità cittadina non è stato mai abbandonato completamente, anche solo inconsciamente, che si esprime in un bisogno - come risultato minimo se la cancellazione proprio non è possibile - di sopprimere violentemente l'avversario, umiliarlo inventando trofei, supremazie, statistiche, fascismi, purificando le loro storie di Rolex, Vautrot, passaporti e omicidi, creando storie che non esistono, se non si capisce tutto questo non si spiega l'odio e non si capisce perché il laziale vive in un bunker dal quale uscirebbe volentieri.

Il laziale è colpevole di reazioni violente ai tentativi quasi secolari di annientamento. Se questa dinamica non cambia, l'ambiente romano non cambierà mai. E c'è solo una parte che può cambiare, quella meno equipaggiata intellettualmente, storicamente e psicologicamente per fare un passo indietro.

romammerda e magari morono gonfi.

In questo commento, che ha giustamente ricordato un po' a tutti le radici di un modo di vivere il calcio del tutto specifico alla città di Roma, manca però a mio avviso un aspetto relativamente recente, che riguarda un fenomeno assai raro nel calcio, per il quale una squadra, la nostra S.S. lazio, con meno seguito e una storia societaria e agonistica burrascosa,  si ritrovi poi a cavalcare un lento ma costante trend di successi sportivi fino al raggiungimento e addirittura il superamento dei rivali. Questo a mio avviso ha causato uno shock autentico nei rivali concittadini. Gli ha spiazzati e basiti, provocando in loro una rabbia cieca e partigiana.  Da facile bersaglio di sproloqui anni ottanta la S.S. Lazio è diventata un nemico autentico. Un impaccio insopportabile e foriero si continuo imbarazzo. Insomma, qualcosa da eliminare con ogni mezzo.  E questo malessere del tifoso romanista si è pian piano propagato dal popolino al professionista, abbattendo steccati culturali e professionali.

 

Offline Ranxerox

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Re:La rabbia diversa del calcio romano
« Risposta #19 il: 26 Gen 2020, 11:17 »
Non si parla d'altro, e grazie a dio fra qualche ora sarà il pallone a mettere da parte le discussioni pseudo-bipartisan sul veleno del calcio a Roma.
Ma siccome una opinione non si nega a nessuno, e a leggere gli articoli in rassegna non si vede proprio l'ombra di una analisi men che superficiale, non mi nego la mia e la condivido qui.

Non conosco la storia di Boca e River, non mi interesso molto dei derby della Ruhr, non so che accade nei Balcani. Ma in Italia quello che accade a Roma è unico, è questo è fuor di dubbio.
Che i romani siano di gran lunga cittadini peggiori di milanesi e genovesi lo escludiamo subito, perché l'idiozia non ha frontiere, quindi i motivi sono altri e per me ce n'è uno e uno soltanto, il più semplice: quando invece di riconoscere un avversario, accettare un nemico, tu sei nato, ti hanno creato con la sua eliminazione totale come parte centrale del disegno della tua stessa nascita, il fallimento di questa operazione stabilisce una dinamica di "o noi o loro" che non esiste altrove in Italia.
L'aver sopravvissuto all'orrido progetto di unificazione fascista  del 1927 malgrado pressioni indicibili ha creato le basi per una relazione malsana. Da una parte la rabbia di dover accettare la nostra semplice esistenza, l'aver rigettato con successo il tentato stupro, l'essere stati capaci di un atto di ribellione al potere. Dall'altra la difesa costante della propria esistenza, il dormire sempre con un occhio aperto e la pistola sotto il cuscino, l'estrema sensibilità agli attacchi, il sentirsi sempre sotto minaccia e le sue conseguenti reazioni nervose, rabbiose, scomposte.
Crescendo si sentiva "aoo anvedi er lazialotto!", mai il contrario. Era inconcepibile. Avevano creato una realtà in cui noi, squadra di Roma, nati per amore dello sport e fieri dello spirito che ci animava, dovevamo sentirci ospiti in casa propria e nasconderci nelle nostre catacombe. Questo malgrado i colpi di coda che ci siamo permessi in particolare grazie a Chinaglia e Cragnotti.

Certo che c'è odio a Roma come da nessuna altra parte, e la ragione è semplice. È l'unica città dove un club ha nel DNA la sparizione fisica dell'altro, e usa i grandissimi mezzi a sua disposizione (stampa, TV, cinema) per scrivere questa trama che non si è verificata per un incidente chiamato Vaccaro. E l'altro reagisce in modo scomposto e violento.

Chi non capisce questo passa il tempo a scrivere articoli come quelli che si leggono oggi, cercando inutilmente di equilibrare Zaniolo con Marione, Rocca con Gascoigne, Paparelli con non si sa cosa.

Se non capite che l'odio nasce dal fatto che questo sogno infranto di unicità cittadina non è stato mai abbandonato completamente, anche solo inconsciamente, che si esprime in un bisogno - come risultato minimo se la cancellazione proprio non è possibile - di sopprimere violentemente l'avversario, umiliarlo inventando trofei, supremazie, statistiche, fascismi, purificando le loro storie di Rolex, Vautrot, passaporti e omicidi, creando storie che non esistono, se non si capisce tutto questo non si spiega l'odio e non si capisce perché il laziale vive in un bunker dal quale uscirebbe volentieri.

Il laziale è colpevole di reazioni violente ai tentativi quasi secolari di annientamento. Se questa dinamica non cambia, l'ambiente romano non cambierà mai. E c'è solo una parte che può cambiare, quella meno equipaggiata intellettualmente, storicamente e psicologicamente per fare un passo indietro.

romammerda e magari morono gonfi.

Gran post, a cui mi permetto di aggiungere una sola considerazione.
Tutte le volte che il loro progetto era ad un centimetro dall'essere realtà, noi abbiamo sempre reagito con tenacia, determinazione e cuore.
E ogni santissima volta, nel momento in cui tutto sembrava finito ed eravamo a un passo dalla disperazione, ci siamo rimessi in piedi e con calma e pazienza glie lo abbiamo messo nel culo.
Ogni santissima volta.
Morite gonfi a merde...
 

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