provo a usare la logica (e il rasoio di Occam), il professore del campus biomedico intervenuto ieri a radio radio ha affermato che il numero di cicli di amplificazione non dipendono dal laboratorio ma dallo strumento diagnostico e quindi dal produttore che ha certificato lo strumento con quel numero di cicli. Strumento che, ricordo, deve poi ricevere le autorizzazioni delle autorità competenti.
Ora, riprendendo in parte quanto scritto da JamesHerriot, il mio pensiero è che potremmo trovarci semplicemente davanti a una diversa sensibilità degli strumenti diagnostici di fronte a tracce molto labili del virus o meglio del gene N. Questo spiegherebbe tutto in maniera molto lineare. Nessuno avrebbe commesso un illecito, si verrebbe solo a scoprire che un macchinario (immagino che quello della futura diagnostica sia di una marca/modello diverso da quello della Synlab e del Campus) è leggermente più sensibile di un altro. Se fosse illegale quel macchinario non avrebbe dovuto essere omologato dal ministero della salute. Non sarebbe comunque nè un problema della Lazio nè del laboratorio a livello di responsabilità.
(in attesa della peer review di questo post da parte di Tarallo e Vaz

)