Citazione di: fish_mark il 12 Ago 2010, 23:54
Uno dei grossi errori, strategici, di Serginho fu proprio quello di allisciare il pelo alla curva, a certa curva peraltro, con il risultato di far crescere la tigre oltre ogni limite tanto da farla diventare, caso quasi unico in Italia, una specie di contraltare della società nonché un concorrente nel settore del merchandising.
In ogni caso il topic non verteva tanto sul potere della curva perché l'obiettivo dei promotori del topic - al quale rivolgo i miei complimenti - era quello semmai di fare una indagine direi sociologica sulle differenze tra il tifoso di oggi e quello di allora.
Gli anni 90, a parere mio, sono stati gli anni in cui cambia qualcosa dentro il tifoso, cambia il clima che si respira allo stadio, e si afferma la c.d. "cultura della vittoria", quella della "mentalità vincente", per cui si pretende la vittoria costi quel che costi. Io sono convinto che in quel periodo l'atteggiamento del tifoso, laziale e non, sia profondamente cambiato e direi in peggio. In questo quadro le vicende relative al crescente protagonismo di certa curva mi sembra non centrale, anche se di grande importanza, visto che grazie a certe menti davvero sopraffine riuscimmo a far parlare di noi con i forni, i signori della guerra serbo-bosniaci e gli ululati contro i giocatori di colore "così per metterli in difficoltà". Tuttavia, non è che da altre curve in quegli anni venisse fuori musica diversa, anzi.
Io invece credo che fu proprio la curva a svolgere un ruolo determinante nel cambio del tifoso.
Rimangono come folgori nella mia mente le riunioni apocalittiche in cui parlavo al vento contro tifosi che goliardicamente "buavano" allo stadio,e non volevano tifosi del sud ad inneggiare la Lazio.
Era il tifo elitario(li morxxxx loro),e mi dicevano:"meglio gli anni bui co Fascetti che questi con le vittorie ma senza Lazialità".Ti giuro,parole che io ancora non capisco,menti ottenebrate da quella caxx di curva,ero veramente solo e dinanzi il deserto in cui ogni pensiero affogava nella sabbia.Ragazzini,ma anche signori di 50 anni avvelenati,con la bava alla bocca, col Cragnotti come oggi con Lotito.Mi ricordo dicevo loro:"se non aumentiamo i tifosi,venderemo pure Nesta tra pochi anni,questo(Cragnotti)sta a fa il passo più lungo della gamba,dobbiamo stargli dietro,portare entusiasmo,prendere tifosi soprattuto al sud,dappertutto."E questi,con quelle facce,che ridevano,e rispondevano:"meglio..meglio co fascetti che senza lazialità.."
Lì,in quei momenti,il tifoso Laziale ha perso la sua genuinità,il suo candore;menti lavate,poi rosolate,che hanno cessato di essere tifosi e hanno iniziato a perseguire in maniera malata la nuova mentality:prima la curva,il pensiero dominante,poi il resto.
Questi tifosi hanno partorito la nuova
generazione.Se la curva non vuole che le cose vadano bene,le cose non vanno bene.E a ruota la comunicazione locale,e poi a ruota ancora, anche semplicemente omettendo, conniventi,la comunicazione
nazionale.In questo contesto Lotito entra poco.Un presidente non cambia i connotati a una
tifoseria.Se la nostra tifoseria è morta non è per colpa di un Presidente,che ne abbiamo visti di
peggio.Ma colpa di un ambiente che ha trasformato,utilizzando la comunicazione,il tifoso in un decerebrato.
Gli ultimi anni ,deludenti nelle posizioni in campionato,le elucubrazioni del sor Lotito,sono bolle di sapone che sempre sono esistite,e che da sempre si scioglierebbero ai primi lucidi
risultati.Se si fosse in un contesto normale.
La "Lazialità" è splendido patrimonio del tifoso,è inattaccabile,invincibile,da nulla dipende,nulla si sa sulla nascita,ma certo è che non morirà mai.L'esser tifosi,il tuo panino con la mortadella,il goal urlato a squarciagola,l'estasi della vittoria,la bruciante sconfitta:essere tifosi è questo,il resto sono palle.