Da una parte c'erano TUTTI i presidenti di TUTTE le squadre di TUTTE le leghe di calcio, tranne DUE. Dall'altra due squadre che, guarda caso, hanno dietro i due gruppi privati più importanti d'Italia (tra i pochi con vocazione internazionale, ovvero soldi che si muovono di paese in paese).
Queste DUE società hanno fatto vedere che possono scatenare una campagna e trasformare l'elezione democratica di un organo indipendente in un fatto pubblico, un processo di piazza manovrato da loro.
Per ora gli è andata male, ma si aspettano nuovi assalti.
La battaglia non è certo sulle squadre B o sulle multiproprietà, la battaglia è tra chi può muovere capitali (reali o virtuali, verdi, bianchi, rosa o neri che siano) senza tante storie, e chi deve far quadrare i conti (tra le cui fila si trovano, congiunturalmente anche le milanesi).