Premesso che ho rispetto per tutti, e per qualsiasi opinione, mi chiedo, però, cosa spinga molti Amici Laziali a minimizzare.
Non è questione di vittimismo o di scandalizzarsi. E' questione di sopravvivenza. La comunicazione mediatica CONTA. Non sono regole che ho fatto io. A me nemmeno piacciono, figuriamoci.
Il punto è che è una cosa che conta. I bambini, da generazioni, tifano milanjuveinter perchè vengono nominate continuamente, perchè si è sempre parlato di loro, le si è sempre esposte ad una comunicazione a getto continuo. Bambini di Biella, di Canicattì, di Narni, come di Campobasso. La scelta della squadra, fatta in età infantile, è una cosa che uno si porta dietro per tutta la vita. E da bambini ciò che conta è una comunicazione semplice, chiara, diretta. Qui da noi, il fatto che si nomini la roma settantamila volte al giorno, fa sì che, toh, la maggioranza dei bambini tifino roma.
E in un mondo chiuso, circoscritto al mio condominio, con regole diverse da quelle attuali, potrebbe anche non fregarmene di meno.
Ma, forse c'avrete fatto caso, viviamo nell'età dell'esasperazione del consumo, della iper-comunicazione, del tempo reale, di internet e altre mille fresche che non sto a ricordarvi.
Il cabotaggio di una squadra, ahimè, dipende molto anche da questo. Da quanti "clienti" (la definizione cragnottiana, per quanto deprimente, ahimè, corrisponde alla nudissima realtà) acquistano un prodotto.
E mentre per qualsiasi altro prodotto, dal partito politico (al primo che mi dice "cosa c'entrano i partiti politici col marketing", gli regalo un mappamondo) alla marca di gomme da masticare, le preferenze del consumatore sono soggette, più o meno, a poter cambiare, grazie a un efficacia campagna di comunicazione, col calcio no.
La squadra te la scegli da bambino e nel 99,99% dei casi te la porti fino alla tomba. Però si può in ogni caso cambiare la percezione che si ha di una squadra, anche presso coloro i quali non la tifano, con conseguenze a catena che non sto a riassumere.
Non possiamo minimizzare e dire "che ci frega". Perchè, ci piaccia o meno, viviamo in un mondo simile.
Senza contare la sfera "globale". Oggi TUTTI viaggiano, tutti girano il mondo. Le persone si spostano, da un luogo a un altro. E le notizie fanno altrettanto. Secondo voi perchè esiste un Lazio club in Indonesia, composto da Indonesiani? Perchè conoscono Bigiarelli e si commuovono ar gò-de-Fiorini?
No. Lo sono perchè la comunicazione viaggia: alcuni canali viaggiano in Italia, e altri per il resto del mondo. E per un certo periodo la Lazio è stata la squadra su cui il Manchester United puntava a misurarsi.
Per far parlare di Lazio in Italia, in quello stesso periodo, abbiamo dovuto stra-vincere tutto. E guardacaso, quando erano assolutamente costretti a parlare di noi, è uscita fuori la storia della "curva razzista", che per quanto oggettivamente deprecabile, è stata strumentalizzata nella maniera più intellettualmente disonesta del pianeta. 20 anni di cori su Paparelli urlati da una curva intera non sono fregati un c***o a nessuno (io ho fatto le elementari a inizio anni '90, e i cori su Paparelli li cantavano i miei amichetti di 8 anni, giuro), manifestazioni di antisemitismo e razzismo ciarlatano sfoggiate dal 75% delle curve di tutta Italia non sono fregate un c***o a nessuno. Però si è riusciti a costruire un Caso Nazionale su un gruppo di imbecilli, probabilmente composto da un cospicuo numero di adolescenti brufolosi, che faceva "gli ululati razzisti".
Da quando la Lazio non vince, del razzismo non frega più una beneamata fava a nessuno, l'avevate notato?
Mi sono rivisto i servizi di 90 minuto della Lazio dello scudetto. Puntuale, a ogni partita, c'erano i 10 secondi di condanna degli ululati "dei Laziali".
E sapete che succedeva?
Che si cercava di erodere il consenso, ineluttabile, che si creava verso una squadra vincente. Secondo voi perchè il giorno dopo il nostro scudetto c'è stata la famosa riunione a casa Capello con il "Gotha" (me viè da ridere pure a me, lo so) del giornalismo sportivo romano, con lo scopo dichiarato di trovare un modo per eclissare da subito lo scudetto della Lazio e poter tornare a parlare daaaroma? Forse perchè il piano mediatico CONTA TANTISSIMO?
La smetto di dilungarmi, va. Vengo al presente.
Io non mi scandalizzo, e non parlo di vittimismo o altro. Parlo di sopravvivenza. Penso che una distorsione media dell'essere romanisti si riversi effettivamente in tutti i campi della vita sociale, ma il grosso è dettato da altro. Motivi meramente economico-commerciali, anteposti alla deontologia professionale.
La Lazio è seconda. E non si parla di Lazio. Si parla del vertice della classifica, e si citano le squadre sotto di lei. Come sottolineava qualcuno, a Inter-Napoli, nell'intro si è parlato di lotta per lo scudetto, citando, pare pare, le prime sei squadre in classifica. Ah no, scusate, la prima, e poi dalla terza alla settima.
Sono stati costretti a nominarci, imbarazzatissimi, sottovoce, digrignando i denti e montando la pappardella della "squadra fortunata", quando eravamo PRIMI, e non c'erano scuse per non nominarci...
Non ditemi che è normale, per piacere.
E se lo fanno, pensateci 5 secondi: evidentemente una ragione C'E'. Non è "e che sarà mai!".
A me, nel mio intimo, nun me ne potrebbe fregà di meno. Laziale, unico e fiero, che cammina controvento, blablablabla.
Ma toh. Vivo in una società in cui queste cose contano e sono basilari per il futuro della Mia Amata Lazio.
Potrò essere un po' incaxxato? Potrò voler vedere i laziali compatti almeno su questo, invece di vedere che i distinguo e le minimizzazioni vengono proprio da noi?
Grazie.
Scusate il post sconnesso, ma andavo pure di fretta.