Bisogna prendere atto che mentre perdevamo il derby, a meno di 10 minuti dalla fine in nord cantavano "ragazzi di Buda" invece di forza Lazio. Lo posso affermare senza tema di smentite, perché io ero lì in mezzo e mi guardavo basito ìsti ragazzini, ragazzi sopratutto, ma anche qualche stempiato, tutti concentrati sull'inno, penando tra me e me: "ma che cazzo fanno, perché non incitano la squadra?"
Non li conosco così bene i nostri ultras, ma una metamorfosi forse in questi ultimi 15-20 anni si è verificata. Prima "nafi-fasci" (manco loro sanno bene cosa sono) che ultras, mentre altrove sono prima ultras che nazi-fasci.
Tipico della curva del roma, dove ci sono militanti di movimenti che credo siano certamente fuori dall'arco politico costituzionalmente consentito. Ma sono prima ultras, poi forzanovisti.
I nostri restano una massa prevalentemente stereotipata ed informe, uniti dalla "goliardia razziale" su ebrei che scappano e negri che grufolano, dall'anticomunismo e da poco altro, e non credo che qualuno di loro faccia reale militanza politica (però, ripeto, non li conosco). Questo fattore in qualche modo ne depotenzia la pericolosità sociale, ma resta il fatto che inquinano il nostro tifo, lo marchiano, lo caratterizzano, lo degradano in Italia e nel mondo: c'è poco da dire.
Comprendo il disagio di chi fa fatica a partecipare a qualcosa riferibile essenzialmente ai nostri ultras, è un disagio che provo anche io (che qui dentro passo per fiancheggiatore della cornice marcia, e vabbè). Francamente, se dovessi difendere col fucile in mano mio figlio, non baderei se a farlo avessi vicino un individuo che allo stadio fa uh uh uh ai giocatori di colore; andare a protestare contro Lotito è un po' diverso.
E' il concetto del "fine giustifica i mezzi" e del "nemico del mio nemico è mio amico". Non è così. Non è così nelle cose importanti, come quando si violano le norme per raggiungere un obiettivo politico (=uso distorto delle intercettazioni); non è così quando si sacrificano vite, diritti e libertà individuali per il trionfo di un'utopia collettiva di giustizia (=parabola del comunismo). Non è così neppure nell'esercizio del nostro tifo: il senso di critica contro il nemico Lotito non mi basta per allinearmi con chi rimpiange Mussolini.
Non so ancora cosa farò, ma non penso che andrò. Spero ci siano altre manifestazioni di dissenso, promosse da altre espressioni della tifoseria.