L'intervista
Gila "Con Sarri alla Lazio mi era servito lo psicologo Baroni fa stare bene tutti"
di Giulio Cardone
Il difensore spagnolo dai problemi del passato al secondo posto di oggi "Lo scudetto è lontano ma non impossibile"
Roma — Mario Gila è il difensore più
forte per rendimento della
sorprendente Lazio seconda in A e
prima in Europa League. È nato a
Barcellona, ha giocato nel Real
Madrid e ogni volta che parla della
Spagna, nel suo italiano fluente, gli
brillano gli occhi. «Il Real era il club
dei miei sogni, il numero uno al
mondo. Nel giro di due stagioni, dai
16 ai 18 anni, mi sono ritrovato dal
settore giovanile di una piccola
società, il Mollet, a un'ora da casa
mia, all'Espanyol e poi
all'accademia del Real. Un salto
complicato da gestire per un
giovane che non è cresciuto nel
vivaio di una big».
E lei come l'ha gestito?
«Pensando ai miei genitori. Mio
padre lavora in una compagnia
automobilistica, mia madre in
un'azienda di energie rinnovabili,
loro mi hanno insegnato a non
perdere mai il contatto con la realtà,
a non ingannare me stesso».
A 21 anni Ancelotti l'ha fatta
debuttare nel Real.
«Il suo calcio è semplice, i difensori
difendono e gli attaccanti devono
fare gol. In più Ancelotti ha la
capacità di creare amore all'interno
del gruppo, hai un amico in più
nello spogliatoio. E in questo oggi
Baroni me lo ricorda molto».
Cos'ha Baroni di speciale?
«L'umiltà. Ci sono tecnici che
dicono subito "qui comando io" e si
comportano di conseguenza. Lui è
diverso, ti vuole bene, coinvolge
tutti, comprende le necessità di
ciascuno di noi. Ecco perché nella
Lazio chi entra dà sempre il 100%».
Ma almeno lei si aspettava la
Lazio così in alto dopo 12 giornate?
«Sinceramente no. Venivamo da
una stagione difficile, due allenatori
si sono dimessi, non pensavo che i
risultati sarebbero arrivati così
presto. Quest'anno possiamo
realizzare qualcosa di bello».
Siete a un punto dalla vetta.
«Capisco dove vuole arrivare. No, lo
scudetto è un concetto lontano: non
dico che sia impossibile, ma la
squadra non è stata costruita per
quello. Dobbiamo cercare di tornare
in Champions. E in ogni caso sono
convinto che possiamo vivere una
stagione importante».
È riuscito a dormire dopo
l'autogol contro la Juve?
«Sì, sono cose che possono
succedere. Però ringrazio i tifosi
della Lazio, il loro sostegno dopo
quell'episodio è stato decisivo».
Con Sarri, due stagioni fa, lei ha
vissuto un momento difficile.
«Non ho giocato per più di un anno,
non mi dava fiducia. All'inizio l'ho
presa male, ero arrivato alla Lazio
con tante aspettative ed è stata
dura, mi ero intristito, mi sentivo in
un tunnel. In quel periodo ho avuto
bisogno dell'aiuto di uno psicologo,
è stato fondamentale, mi ha
insegnato a vedere le cose in modo
positivo. Sarri aveva le sue ragioni,
non ero un top e dovevo crescere,
ora lo ringrazio perché mi ha
insegnato tanto a livello tattico.
Sono maturato parecchio da
allora».
Però De La Fuente, il ct della
Spagna, continua a trascurarla.
«Giocare con la Spagna resta un mio
obiettivo. Aspetto una chiamata,
spero che prima o poi arrivi. Ma
vedo il positivo, come nel caso di
Sarri (sorride, ndr): significa che
devo migliorare ancora, lavoro ogni
giorno per diventare più forte».
Un pregio e un difetto di Gila.
«Il primo: la ferocia nel vincere i
duelli individuali, lo spirito
competitivo. Il secondo: l'eccesso di
sicurezza mi porta a commettere
qualche errore. Nel Castilla mi
capitava spesso, ora molto meno».
Il Real incasserà il 50% della sua
eventuale cessione: lei può
lasciare la Capitale?
«Io sono felicissimo qui: voglio
aiutare la Lazio a qualificarsi per la
Champions e a vincere trofei. Poi
certo, il mio futuro è lì, a Madrid, ma
c'è tempo: tra l'altro la mia idea è
tornare al Real quando sarò pronto
per fare il titolare».
Lo sa che Baroni giocava nel suo
ruolo, difensore centrale?
«Ho visto dei filmati, era bravo eh.
Ha segnato pure il gol del secondo
scudetto nel Napoli di Maradona. È
un privilegio avere un allenatore
con tanta esperienza, ogni giorno
mi aiuta a migliorare».
La Spagna nel cuore, il dramma
di Valencia negli occhi.
«Quello che è successo è stato un
dramma per tutti noi spagnoli, lo
porteremo dentro di noi per
sempre. Nel momento più buio, io
ero a Como con la Lazio: avevo
preparato una maglietta con una
dedica, l'avrei mostrata se avessi
segnato. Ma il popolo salva il
popolo, io credo in questo concetto
e sono convinto che a Valencia
andrà così».