Joan Scott afferma che la statistica, freddi numeri, la cosa che apparentemente è più oggettiva in assoluto, serve a stabilire uno specifico ordine sociale.
Non significa che sia un'invenzione ideologica, ma che si basa sull'intenzione insita nel discorso.
Tutt'altro che un semplice fatto.
Se invece di vedere tre partite e dire che abbiamo una media di 2 punti a partita guardo i minuti e inserisco anche quelli contro l'Udinese in cui manca immobile già il semplice fatto cambia.
Con gli stessi numeri potrei affermare che inserendo un Caputo potevamo essere primi e ancora in EL.
Ci vorrebbe davvero poco.
Perché anche nella fotografia tutto cambia in base a prospettiva e inquadratura. Alcune cose vengono nascoste, altre vengono messe in evidenza.
Inutile che il fotografo dica "ho fotografato la realtà oggettiva". Non è così. Scegliendo da dove fare la foto, con quale inclinazione e quale luce ha deciso cosa mettere in risalto, cosa far vedere in penombra e cosa non far vedere proprio, perché posto dall'altro lato.
è indubbio che la Lazio sia ad oggi terza.
è altrettanto indubbio che sia uscita da un girone EL abbordabile.
è altrettanto indubbio che ad oggi abbiamo sei squadre in tre punti e che quindi è altissimo il grado di aleatorietà del posizionamento.
E così via.
Numeri.
Con un numero facilissimo potremmo dimostrare quanto il rendimento in attacco sia crollato, non caduto ma crollato, senza Immobile. Così come l'aver dovuto spostare Anderson da destra.
Numeri anche questi.
Si può dimostrare, fatti, che Sarri è stato bravo ad organizzare una difesa laddove finalmente la società gli ha messo a disposizione gli uomini giusti ma che questo non sia stato possibile in attacco in termini di alternative. Lo dice l'andamento dei numeri tra le prime nove partite e le ultime quattro.
La foto non è un fatto. La foto è una specifica e soggettivissima inquadratura di un fatto.