Visto l'affetto che ci lega a Paolo Negro e la palese falsita' di molte delle affermazioni contenute nell'articolo, ci viene naturale sperare che la giornalista "la paghi cara". Nel vero senso della parola.
Che cioe' sia costretta a pagare un risarcimento e che, in futuro, sia lei sia la redazione del Me(rd)aggero ci pensino due volte prima di pubblicare certi articoli.
Macchina del fango in piena regola.
Ora, pero':
OT
1) Mi viene tanto in mente il caso Mesiano, in cui Studio Aperto fece un servizio diffamatorio sul giudice che aveva condannato la Fininvest per il Lodo Mondadori.
Non credo che siano stati puniti ne' abbiano dovuto alcun risarcimento al giudice (che, probabilmente, non li aveva querelati)
2) Mi vengono tanto in mente testate come Il Fatto Quotidiano o trasmissioni come Report che, ad ogni articolo pubblicato o servizio trasmesso, rischiano querele e rischiano di sprecare tempo, energie (e per fortuna, non soldi) nel difendersi.
Fine OT
Si', lo so, molto OT. La domanda di fondo e': dove deve arrivare la liberta' di stampa? Deve fermarsi laddove non siano disponibili documenti che comprovino quanto affermato.