Dura la domenica con la sosta per le nazionali.

Insomma, stavo vedendo video di vecchia Lazio, arrivo a quella di Cragnotti e mi tuffo su di lui.
Lui che per me era davvero un idolo, più di Netsa per dire. Mi piaceva l'idea del giocatore venuto da lontano e innamoratosi di Noi, della nostra storia e della nostra causa. Ancor meglio trattandosi del centrocampista più forte e completo che avessi mai visto giocare.
Una furia della natura, Lazialissimo nel gioco e negli atteggiamenti - pensavo.
Ecco, appunto, ''pensavo''.
Il passaggio alla Juve, anche se col sapore dello scippo e dell'ennesima presa per il collo, non l'ho mai mandato giù: nella mia mente di tifoso lui si sarebbe dovuto opporre. Invece no, anzi. Me lo ritrovo alla juve con le stesso modo di fare di prima: gli stessi atteggiamenti, in campo e fuori, addirittura le stesse parole.
Come se si trattasse di un robottino a cui un malefico ingegnere avesse semplicemente cambiato i comandi, spostando la levetta da 'Lazio' a 'Juventus'.
I suoi trionfi a Torino (gli scudetti, le coppe, il pallone d'oro) mi hanno sempre lasciato un retrogusto amaro. Il mio cervello si rifiutava di vederlo in bianconero. Semplicemente non lo accettava.
Tipo un grande amore che ti lascia: tu vorresti odiarlo ma non ci riesci. Al tempo stesso vorresti augurargli il bene, ma non ce la fai.
Oggi ho scoperto che ha trascorso 5 anni con noi e ben 8 con la Juve. Dentro di me ero convinto del contrario, per dire.