Personaggi famosi della Lazio

Aperto da chinaglia, 30 Mar 2010, 23:16

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AutumnLeaves

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Quoto IB, anzi deppiù. Da bravo vdm, ste partite strappacore e relativi periodi demmerda me li sono vissuti tutti. Tutti. Anche quelli precedenti a quelli citati nell'articolo. Ma sono anni ormai che mi sono abbondantemente strarotto il cazzo di ascoltare chi pontifica e predica rifugio in quei ricordi mesti e luttuosi per superare gli attuali periodi di difficoltà. C'è vita oltre JC Lorenzo e Morrone, Dolso e Di Vincenzo, il panino con la frittata e tutto il calcio minuto per minuto. Con tutto il rispetto. Articoli che, casualmente, escono puntualmente fuori quando la merda ci assale dalle fogne e non si vedono vie d'uscita.

kurt

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Sono d'accordo con IB.
A una certa anche basta.
E vabbè che tanti Laziali sono stati forgiati dagli anni in cui si soffriva veramente troppo, quando essere laziali più che un atto di fede era un atto di forza. Pure io ero un bimbo nel 74, la morte di Maestrelli prima ma soprattutto di ReCecconi un trauma, il calcio scommesse una coltellata al cuore, il fallimento di Chinaglia presidente una delusione atroce, il  -9 una stagione che non augurerei nemmeno a un romanista (per dire eh...non fraintendiamo...)
Però veramente stacchiamoci da questa esaltazione del dolore, della sofferenza. Su tante stagioni della Lazio ci si potrebbero fare dei film sportivi, tante sono le cose che ci sono successe, questo è sicuramente motivo di orgoglio. Però bisogna guardare avanti e non accontentarsi di un presente depresso perché ne abbiamo passate di peggiori, no, non mi sta bene. Proprio perché ne abbiamo passate tante ci meritiamo di più e di essere narrati molto meglio, ecchecazzo.

italicbold

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Citazione di: kurt il 04 Lug 2025, 11:38
[...]E vabbè che tanti Laziali sono stati forgiati dagli anni in cui si soffriva veramente troppo[...]

Che poi se ce pensi bene anche sta cosa comincia a essere meno vera, un bambino che fosse nato il giorno dell'ultima partita di serie B giocata dalla Lazio, il 19 giugno del 1988 giorno della promozione in serie A, ogni c'avrebbe 37 anni.
37 anni.



jp1900

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Citazione di: italicbold il 04 Lug 2025, 11:45
Che poi se ce pensi bene anche sta cosa comincia a essere meno vera, un bambino che fosse nato il giorno dell'ultima partita di serie B giocata dalla Lazio, il 19 giugno del 1988 giorno della promozione in serie A, ogni c'avrebbe 37 anni.
37 anni.
Esatto. È l'argomento che uso quando mi parlano di "11 anni di B". È passata una vita, occorre vivere nel presente/ futuro (per dire, mi sono rotto le scatole di parlare anche del 26 maggio per cercare un ricordo positivo).
I miei figli spero si godranno momenti di gloria (anche se non vittorie finali, hanno bene in mente tutte le partite di CL viste allo stadio, erano incazzati neri dopo Lazio-Bodo, che comunque era un quarto di finale di EL, e così via).
Ed è questo che imputo a Lotito, il fatto di non poter sognare di vincere qualcosa nel 2026... Sono facce della stessa medaglia, dover parlare del passato perché non hai mai possibilità di parlare del futuro in modo positivo:il famoso discorso delle "calle" di IlarioIlario non era così campato in aria, forse.

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Warp

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Citazione di: italicbold il 04 Lug 2025, 10:42
Ma che stai a di ? Davvero, era veramente utile quello che hai scritto ?
Un po' come i cavoli a merenda no ?
Io ho letto entrambi e non sto minimamente parlando delle loro opere.
Ho commentato esattamente quello che ha postato Costa, ovvero un intervento di Albinati che parla del suo essere laziale. Non ho minimamente accennato alle loro opere o al loro valore.
Rileggi dall'inizio.
Non dobbiamo essere in trincea ogni volta che entriamo qui dentro.

Ti rimetto il mio primo intervento su questo argomento, che è molto chiarificatore.
Dimmi dove scriverei qualcosa sull'opera di Albinati o Chiappaventi.

si parlava di loro. Non in riferimento alle opere ma in questo caso ad un articolo inerente il suo essere laziale che secondo te ha rotto er cazzo. (premetto che tu e altri siete liberissimi di pensarlo, non contesto questo)
Tu e altri, e questo mi va meno bene, state facendo un fascio di gente negativa, che ha rotto er cazzo a dipigere il laziale come sostanzialmente uno sphigato nostalgico mettendoci dentro scrittori e gente che campa e mangia parlando di nostalgia nelle mitologiche radio romane. Cosi però metti dentro la stessa scatola bob dylan e chi campa suonando le cover di bob dylan per 4 vecchietti. (con il massimo rispetto per Bob)
Albinati la lazialità se la vede cosi sono catzi suoi. Tu te la senti diversa bene per te.
ma dire "L'intellettuale ripiegato su un passato triste anche no please." non è bello. Un intellettuale scrive quello che gli pare, ti puo piacere o no.
Quando domani compariranno libri o articoli su altre Lazio con un mood più solare e positivo li giudicheremo. :beer:

italicbold

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Lazionetter
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Credo peraltro di averlo già scritto. Quest'anno, per ragioni mie, sono venuto a Roma solo a Natale e sono riuscito a vedere la Lazio solo contro l'Atalanta il 28 dicembre. Si, è vero, a Ponte Milvio l'incontro con Tarallo, Gesulio, Pentiux e altri netter dalla faccia patibolare mi avrebbero dovuto consigliare di tornare rapidamente a casa e prendere il primo volo ma poi sono entrato in curva Maestrelli e, lo giuro, la mia sorpresa è stata assoluta nel vedere quante ragazze e ragazzine ci stavano. Almeno il 70/80% delle persone attorno a me (oltre a Thomas Doll, sempre per la questione delle facce patibolari) erano ragazzini/e dai 16 ai 25 anni al massimo.

Ecco, a tutta questa gioventù io non gli si puo' sempre e solo raccontare di una Lazio crepuscolare fatte di ritiri a Norcia e di pistolettate sull'Aurelia. Perché non gli appartiene oltre al fatto che ha rotto il cazzo. A loro vorrei raccontare la Lazio anche solo di Felipe Caicedo all'8° minuto di recupero a Cagliari, perché no anche il gol di Isakssen in 9 contro 11 a Plzen.




kurt

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* 8.226
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Citazione di: italicbold il 04 Lug 2025, 11:45
Che poi se ce pensi bene anche sta cosa comincia a essere meno vera, un bambino che fosse nato il giorno dell'ultima partita di serie B giocata dalla Lazio, il 19 giugno del 1988 giorno della promozione in serie A, ogni c'avrebbe 37 anni.
37 anni.
L'età media della popolazione italiana è la più alta d'Europa, quasi 49 anni e se si invecchia la popolazione, si invecchiano pure i tifosi e stiamo a dodici anni in più del tuo esempio...tutta una vita d'infanzia e preadolescenza passata a fare su e giù dalla B. Tra l'altro dubito che la Lazio abbia una tifoseria più giovane della media, anzi, troppo breve la parentesi Cragnottiana vincente per aver arruolato schiere di bambini dell'epoca tra le nostre fila. Oddio ne conosco parecchi ma non fanno statistica. Altro fattore da considerare è che sempre meno ragazzi praticano il calcio, la concorrenza degli altri sport di squadra ed individuali è molto più agguerrita che in passato. La prova provata è che mentre il calcio è entrato ormai da un paio di decenni in quella che sembra una crisi irreversibile di talento, sempre più  sport hanno iniziato a sfornare ottimi atleti come mai prima d'ora. Il calcio appassiona meno, si segue meno, i tifosi sono più tiepidi, al limite si seguono le squadre vincenti (come da sempre) e noi ormai sono venticinque anni che, esclusa qualche coppetta, non facciamo il botto vero.
Quindi ti dirò che per me, purtroppo, la maggior parte dei tifosi Laziali invece, sono stati ragazzini tra fine '70 ed inizio '80, proprio nel periodo peggiore, o addirittura prima. Altro segnale di ciò è che siamo comunque tra le prime squadre come presenze allo stadio, segno di una tifoseria appassionata e che ha ancora un legame forte con il rito della partita dal vivo, in controtendenza rispetto agli usi e costumi attuali. Questa situazione diventa addirittura lampante specie se la mettiamo a confronto con i numeri assoluti di tifosi e simpatizzanti, rapporto che per noi è sbilanciato in maniera mostruosa con le presenze alla partita rispetto a tifoserie con molto più seguito (sulla carta).
Per carità non sono uno statistico però non penso di aver scritto castronerie.

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Warp

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Citazione di: kurt il 04 Lug 2025, 14:44
Per carità non sono uno statistico però non penso di aver scritto castronerie.

No invece secondo me è un ragionamento molto sensato.
Aggiungi che la stragrande maggioranza dei laziali che conosco è laziale di famiglia, cioè lo è anche il genitore/nonni e familiari stretti vari e penso valga un po per tutti.

italicbold

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Citazione di: kurt il 04 Lug 2025, 14:44[...] un legame forte con il rito della partita dal vivo, in controtendenza rispetto agli usi e costumi attuali. [...]

Sinceramente non ho i dati e quindi non mi esprimo sull'età media dei tifosi, l'impressione che ho avuto a dicembre era quella che ho scritto. Pero' una cosa la so, ed è certificata dai dati, ovvero che il rito della partita è in sostanziale aumento da qualche anno. A livello italiano ed europeo.

RubinCarter

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Citazione di: italicbold il 04 Lug 2025, 08:34
C'è tutta una cricca di comunicanti che ci campa su sta sofferenza d'accatto. Guidone in primis.

Da appena 40 anni.
Epigoni come se piovessero.

Gio

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A casa mia la Lazio non si sceglie, Laziali ci si nasce. "Nome cognome, della Lazio", da generazioni,  quindi i risultati non fanno differenza, non ci frega nulla.
La Lazio di Chinaglia non l'ho vissuta e la conosco per come mi è stata raccontata, ma la Lazio dei meno nove è la prima che ho raccontato ai miei figli e sarà la prima che racconterò ai miei nipoti se Dio mi darà la possibilità di vederli. Ci tornerei domani a quegli anni. Un po' perché ero ragazzetto, un po' perché, per me, non è mai stato bello essere Laziali e stare tra Laziali come in quegli anni. Anche gli anni di Cragnotti non sarebbero stati gli stessi senza quelli che li avevano preceduti. Perché tutti noi lo sapevamo (lo sentivamo, lo speravamo), mentre  vedevamo Lazio - Sambenedettese o guardavamo come stava in classifica il Cesena che sarebbe arrivato il momento nostro.
Dio salvi Guidone (per me).

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Warp

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Lazionetter
* 13.218
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il post di Gio è  indicativo del concetto che esprimevo stamane.
Anche la nostalgia ha il suo perché  per tanti. Il ricordo non di fiorini e del meno nove ma di quegli anni.
Stasera a Cardiff migliaia andranno ad ascoltare gli oasis che rifaranno (certamente peggio) i pezzi di 30 anni fa. Ma non vanno a risentire wonderwall vanno a ricordare la wonderwall di quando avevano 19 anni.
Io non amo la nostalgia ma non mi sento di condannare chi invece la coltiva e la ama .
Chi ama risentire la milionesima intervista a oddi o poli su quelle Lazio. Non è bello dire a dei laziali hai rotto er cazzo col meno nove.
Pace a tutti

Palo

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* 16.001
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Sono uno dei più vecchi qui dentro, ho (quasi) 71 anni.
Se devo chiedermi quale è l'immagine laziale che preferisco é quella delle due bambine di 8-10 anni che entrano allo stadio mano nella mano (ho 2 nipotine nate nel giro di due mesi scarsi) e sogno il momento in cui le vedrò  camminare verso i tornelli. Sciarpa e maglietta col nome.
E se ripenso al mio nascere laziale mi viene in mente il biglietto fatto alle biglietterie in legno, fuori della nord, il misurare l'altezza con le due strisce, una verde ed una, più in alto, rossa. Sotto la verde entravi gratis. Tra la verde la rossa pagavi ridotto, poi il biglietto intero, coi capelli "affogati" nella pasta della carta. Le scale non sono cambiate in questi 65 anni. Sbuchi su in alto e ti colpisce il prato  ed il cielo bianco azzurro. Tutto questo, a parte le biglietterie é sempre uguale.

Riguardo all'epoca del laziale forgiato dalla sofferenza, lo ripeto, sono contento per i miei figli, nati nell'86, 90 e 92. Uno solo di loro ha fatto duenannidebbi. Buon per loro. Stanno sicuramente meglio dei loro coetanei del Toro e delle genovesi.

Fiammetta

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* 11.099
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Credo che il futuro della Lazio siano le bambine e i bambini, perché il futuro del mondo è loro (sempre che gliene lasciamo uno). A loro non direi mai che la Lazio è sofferenza o almeno cercherei di non cucirgli addosso la tunica di una nostalgia che non potranno mai capire (e meno male) e che non spetta loro portare. Ho per loro gli stessi sogni che ho per me: vincere. E non voglio che, quando le cose vanno male, cerchino conforto in un passato che abbiamo consegnato all'epica perché fa parte della nostra gioventù (sottolineo nostra, cosa c'entrino loro non lo capisco), ma ha avuto rovesci da coliche renali, altro che la mitologia. Smettiamola con il complesso del "vecchio sapiente" che vuole insegnare a* bambin* come essere qualsiasi cosa a patto che sia a modo suo. Io voglio il modo loro, voglio essere contagiata dal loro entusiasmo, perché di questa eterna pesantezza che è una zavorra arpionata al cuore non ne posso più. Con tutto il rispetto per l'etica della sofferenza laziale. Tanto sta là, nessuno può rimuoverla nemmeno volendo. Però basta con questa tristezza, vi garantisco che si può andare avanti e in cose molto più sacrosante. Lasciamogli la libertà di farsi una propria idea della Lazio e di desiderarla in un modo che non imiti il nostro, ma ci sorprenda. E se proprio non ci riusciamo, lasciamo ad altri laziali la libertà di raccontare la Lazio in un altro modo che magari contempli più gioia che lacrime una volta tanto.
Viva la prima infanzia (ma anche la seconda) con il suo carico di sogni e di speranze. E chi se ne frega dei dati, il futuro della Lazio non siamo noi in ogni caso.

Warp, secondo me hai decisamente forzato il senso dei post di IB e credo tu lo sappia.

Citazione di: Palo il 04 Lug 2025, 20:38
Sono uno dei più vecchi qui dentro, ho (quasi) 71 anni.
Se devo chiedermi quale è l'immagine laziale che preferisco é quella delle due bambine di 8-10 anni che entrano allo stadio mano nella mano (ho 2 nipotine nate nel giro di due mesi scarsi) e sogno il momento in cui le vedrò  camminare verso i tornelli. Sciarpa e maglietta col nome.
E se ripenso al mio nascere laziale mi viene in mente il biglietto fatto alle biglietterie in legno, fuori della nord, il misurare l'altezza con le due strisce, una verde ed una, più in alto, rossa. Sotto la verde entravi gratis. Tra la verde la rossa pagavi ridotto, poi il biglietto intero, coi capelli "affogati" nella pasta della carta. Le scale non sono cambiate in questi 65 anni. Sbuchi su in alto e ti colpisce il prato  ed il cielo bianco azzurro. Tutto questo, a parte le biglietterie é sempre uguale.

Riguardo all'epoca del laziale forgiato dalla sofferenza, lo ripeto, sono contento per i miei figli, nati nell'86, 90 e 92. Uno solo di loro ha fatto duenannidebbi. Buon per loro. Stanno sicuramente meglio dei loro coetanei del Toro e delle genovesi.
Questo è un ricordo bellissimo. :))

ThomasDoll

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* 17.745
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Ah che mi stavo perdendo, fantastico
La storia di questo sito pullula di post, a centinaia di migliaia, inneggianti allo scozzese in terra inglese, alle mire di egemonizzazione del roma nella Caput e nel calcio italiano e alle mille retoriche di chi non se la sente alzi la mano, moriremo tutti e pistolettate, laziali [...], santini mortuari e via lagrimando.
Ci sta, è normale, lo stesso Albinati, non certo un laziale militante, attinge a questa novella della sfiga che racconta gli anni peggiori di una storia che attraversa due secoli. La pubblicistica sul '74 è sterminata, dalle penne alate a quelle sgrammaticate, i coccodrilli sui caduti eccellenti sono più numerosi di quelli che sguazzano nel Nilo.
Ahò, ci sta. Io ho sempre risposto che preferisco la Lazio a colori, che il racconto della meravigliosa squadra del '74 non deve oscurare quello della squadra stellare del 2000, di più mentre si chiede a Lotito di essere all'altezza del decennio cragnottiano.
Siamo così, doppi e bifronti, i 54 di Catanzaro sono ventimila, l'Olimpico era sempre gremito meno che oggi e quella banda di pazzi più che giocare a pallone faceva a bottigliate, appicciava risse e sparacchiava sulle supellettili degli alberghi.
Difendo Albinati, scrittore che amo, perché ha anche scritto, nella prefazione del libro di Governi dedicato a Giordano, che ama seguire le carriere degli ex e controlla, ogni tanto, cosa fanno i Keita, gli Oddo, i Muriqi nelle squadre in cui militano. Lo faccio pure io.
Curioso che il laziale col cilicio e in gramaglie debba sempre prevalere, nella narrazione sentimentalosa della passione calcistica: eh ma si soffre, eh ma si piange, eh ma.
Io mi ricordo le lacrime di gioia, soprattutto quelle della Coppa Italia '98, e poi quelle dello scudetto del 2000. A essere laziali si gode, se si soffrisse non staremmo lì a contare i giorni che ci separano dal ritorno in campo. Ai tanti scrittori laziali di talento chiedo idealmente un approccio gioioso e positivo, mentre ne ricordo uno col cognome prestigioso scrivere all'indomani del 14 maggio, sul libro che producemmo come Lazio.net, un "io so che pagherò per tutta questa gioia". La citazione è a memoria.
Forza Lazio, dacci ancora tanta felicità.
Per la sofferenza ci si rivolga a Trigoria

Palo

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* 16.001
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Citazione di: ThomasDoll il 05 Lug 2025, 12:32
Io mi ricordo le lacrime di gioia, soprattutto quelle della Coppa Italia '98
Ecco!
Questa è la mia Lazialità!

Costa87

*
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* 2.273
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Citazione di: ThomasDoll il 05 Lug 2025, 12:32
Ah che mi stavo perdendo, fantastico
La storia di questo sito pullula di post, a centinaia di migliaia, inneggianti allo scozzese in terra inglese, alle mire di egemonizzazione del roma nella Caput e nel calcio italiano e alle mille retoriche di chi non se la sente alzi la mano, moriremo tutti e pistolettate, laziali [...], santini mortuari e via lagrimando.
Ci sta, è normale, lo stesso Albinati, non certo un laziale militante, attinge a questa novella della sfiga che racconta gli anni peggiori di una storia che attraversa due secoli. La pubblicistica sul '74 è sterminata, dalle penne alate a quelle sgrammaticate, i coccodrilli sui caduti eccellenti sono più numerosi di quelli che sguazzano nel Nilo.
Ahò, ci sta. Io ho sempre risposto che preferisco la Lazio a colori, che il racconto della meravigliosa squadra del '74 non deve oscurare quello della squadra stellare del 2000, di più mentre si chiede a Lotito di essere all'altezza del decennio cragnottiano.
Siamo così, doppi e bifronti, i 54 di Catanzaro sono ventimila, l'Olimpico era sempre gremito meno che oggi e quella banda di pazzi più che giocare a pallone faceva a bottigliate, appicciava risse e sparacchiava sulle supellettili degli alberghi.
Difendo Albinati, scrittore che amo, perché ha anche scritto, nella prefazione del libro di Governi dedicato a Giordano, che ama seguire le carriere degli ex e controlla, ogni tanto, cosa fanno i Keita, gli Oddo, i Muriqi nelle squadre in cui militano. Lo faccio pure io.
Curioso che il laziale col cilicio e in gramaglie debba sempre prevalere, nella narrazione sentimentalosa della passione calcistica: eh ma si soffre, eh ma si piange, eh ma.
Io mi ricordo le lacrime di gioia, soprattutto quelle della Coppa Italia '98, e poi quelle dello scudetto del 2000. A essere laziali si gode, se si soffrisse non staremmo lì a contare i giorni che ci separano dal ritorno in campo. Ai tanti scrittori laziali di talento chiedo idealmente un approccio gioioso e positivo, mentre ne ricordo uno col cognome prestigioso scrivere all'indomani del 14 maggio, sul libro che producemmo come Lazio.net, un "io so che pagherò per tutta questa gioia". La citazione è a memoria.
Forza Lazio, dacci ancora tanta felicità.
Per la sofferenza ci si rivolga a Trigoria

La letteratura è esplorazione dell'animo umano. E, storicamente, i letterati sono più attratti dal tragico che dall'euforico. L'ombra ha sempre più sfumature della luce. È più facile raccontare il dolore che la gioia, la sconfitta che la supremazia. Perché? Perché nella vita il dolore dura di più della gioia. La gioia è breve, dura poco.
Ora, scrittori come Albinati, Chiappaventi, ma aggiungo anche Aurelio Picca ed Emanuele Trevi, sono attratti da ciò che nella lazialità sa di epopea malinconica, di sconfitta che diventa segno d'identità.
Noi sappiamo che la Lazio è anche colori, gloria, vittorie memorabili, talento assoluto. Ma non possiamo chiedere agli scrittori di raccontare ciò che non li affascina. Può darsi che ci sia del compiacimento in questa narrazione; però pazienza, che ci possiamo fare. A ognuno il suo modo di amare  ;)

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AutumnLeaves

*
Lazionetter
* 9.197
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È che in questo momento serve solo la voglia di rimboccarsi le maniche e fare in modo di uscirne fuori, con rabbia e determinazione, piuttosto che crogiolarsi nell'epica strappalacrime e degli "si stava meglio quando si stava peggio". Nessuno rinnega quel vissuto, ma alle nuove leve di tifosi non può interessare solo il passato eroico e devastante allo stesso tempo, devono avere davanti la speranza di sognare, la possibilità di gioire. Altrimenti vanno altrove. Il peggio sta iniziando ora. Ma forse non è abbastanza chiaro.

Aquila Romana

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* 21.522
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Come dice Costa, ognuno ami a modo suo

Ma la cosa peggiore é questo appiattimento, questa desertificazione dei sentimenti, questa sensazione di un'entitá comune come la Lazio che ha oramai assunto le fattezze di una societá privata a conduzione padronale

Questa é l'aria che respiro, da Laziale, tra i Laziali

:(

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