Ah che mi stavo perdendo, fantastico
La storia di questo sito pullula di post, a centinaia di migliaia, inneggianti allo scozzese in terra inglese, alle mire di egemonizzazione del roma nella Caput e nel calcio italiano e alle mille retoriche di chi non se la sente alzi la mano, moriremo tutti e pistolettate, laziali [...], santini mortuari e via lagrimando.
Ci sta, è normale, lo stesso Albinati, non certo un laziale militante, attinge a questa novella della sfiga che racconta gli anni peggiori di una storia che attraversa due secoli. La pubblicistica sul '74 è sterminata, dalle penne alate a quelle sgrammaticate, i coccodrilli sui caduti eccellenti sono più numerosi di quelli che sguazzano nel Nilo.
Ahò, ci sta. Io ho sempre risposto che preferisco la Lazio a colori, che il racconto della meravigliosa squadra del '74 non deve oscurare quello della squadra stellare del 2000, di più mentre si chiede a Lotito di essere all'altezza del decennio cragnottiano.
Siamo così, doppi e bifronti, i 54 di Catanzaro sono ventimila, l'Olimpico era sempre gremito meno che oggi e quella banda di pazzi più che giocare a pallone faceva a bottigliate, appicciava risse e sparacchiava sulle supellettili degli alberghi.
Difendo Albinati, scrittore che amo, perché ha anche scritto, nella prefazione del libro di Governi dedicato a Giordano, che ama seguire le carriere degli ex e controlla, ogni tanto, cosa fanno i Keita, gli Oddo, i Muriqi nelle squadre in cui militano. Lo faccio pure io.
Curioso che il laziale col cilicio e in gramaglie debba sempre prevalere, nella narrazione sentimentalosa della passione calcistica: eh ma si soffre, eh ma si piange, eh ma.
Io mi ricordo le lacrime di gioia, soprattutto quelle della Coppa Italia '98, e poi quelle dello scudetto del 2000. A essere laziali si gode, se si soffrisse non staremmo lì a contare i giorni che ci separano dal ritorno in campo. Ai tanti scrittori laziali di talento chiedo idealmente un approccio gioioso e positivo, mentre ne ricordo uno col cognome prestigioso scrivere all'indomani del 14 maggio, sul libro che producemmo come
Lazio.net, un "io so che pagherò per tutta questa gioia". La citazione è a memoria.
Forza Lazio, dacci ancora tanta felicità.
Per la sofferenza ci si rivolga a Trigoria