Citazione di: robylele il 13 Gen 2012, 14:21
d'accordo, il calcio é anche corsa.
E, guarda, per me i gradoni fanno pure bene, così come le patate lesse al posto della besciamella e della Nutella.
E, come diceva Melidoni, correre fa correre di più, come a dire se ti riposi sul divano correrai di meno.
il problema che il calcio é anche altro, la superstizione non c'entra nulla.
Se guardi il Regolamento dice che devi oltrepassare quella linea con una sfera di cuoio una volta più dell'avversario.
Non divertirti a vedere la sovrapposizioni per poi andare a casa scornato con un 2-5 sul groppone una volta al mese..
Se però il Regolamento non ti interessa, anzi ti annoia, dimostri di essere un vero rivoluzionario.
Il calcio, quello professionistico, è organizzazione. Lo si è scoperto non da poco: da un secolo.
Nell'ottocento in Inghilterra si giocava al calcio come fanno i bambini. Poi si cominciò a passare la palla (passing game): fu merito dei scozzesi. I brasiliani ancora abitavano sulle palafitte e magari giocavano con le freccette con gli Yanoama.
Comunque sono abbastanza d'accordo con te. Va bene, l'organizzazione, ma spazio anche alla fantasia del singolo. A me piace un calcio tendenzialmente artigianale, ma vado in solluchero quando vedo che segnano tutti, non solo gli attaccanti, ma anche terzini e esterni bassi: quello è il segnale di una squadra che da davvero il meglio di sè.
Citazione di: robylele il 13 Gen 2012, 14:21
OT
carissimo KG, ho notato che sei pressoché sempre in linea con le idee di Michele Plastino, così come F_M. E' un caso?
Confidati se vuoi..
Le vostre sono opinioni ideologiche? Avete simpatia per tutto quello che va contro il comune senso del pudore anche se magari é una scemata? Preferite i 'poeti maledetti' ai padri di famiglia che comprano le pastarelle a Via Andrea Doria la domenica mattina? 
Nel caso sarebbe tutto legittimo, si intende. Solo che secondo me la materia calcio é troppo piccola per strumentalizzarla per proporre le proprie ideologie e stili di vita.
EOT

Sul piano strettamente tattico-calcistico le mie idee divergono e non poco da quelle di Plastino che però ha il merito di parlare e trattare la materia se non altro con passione e competenza, cosa che fanno in pochissimi nel suo campo. Poi ha le sue idee, ma non è obbligatorio aderirvi, né io lo faccio a ogni piè sospinto.
Del calcio zemaniano io accuso soprattutto il carattere energivoro, come un motore potente che però consuma troppa benzina. Peraltro, mi appassiona poco il suo integralismo che lo porta ad adottare lo stesso modulo sempre e comunque.
Altri difetti? I famosi due mesi di letargo invernale (matematici: ci potevi mettere l'orologio) e il fatto che troppo spesso portava avanti gli schemi d'attacco con continue verticalizzazioni, anche con squadroni molto organizzati con la fase difensiva. Ricordo il derby di Mazzone dove prendemmo le tre pere e dove andavamo avanti in verticale ma senza costrutto. Ricordo soprattutto la sconfitta interna con Weah al 90°: assedio per tutto il secondo tempo senza riuscire a concludere nemmeno una occasione!
Per tornare al senso della tua "simpatica" provocazione non ho niente contro chi compra le pastorelle, se non il fatto che sono a dieta. Anzi, quelli che comprano le pastorelle la domenica sono la spina dorsale del nostro paese: lavorano, pagano le tasse, votano, sono i veri pilastri della nostra società (e sono serio non sto scherzando). E poi neanche contro chi le compra a via Andrea Doria.
Ma a me piacciono poi gli innovatori, quelli che rompono gli schemi, quelli che dicono cose nuove, rischiando e poi vincendo, perché sono quelli che fanno la storia. Infatti, ricordi più facilmente dell'Olanda di Michels che della Germania di Schoen.
Sono attratto da queste storie: Zeman era una di queste.
Reja è invece lo zio che ti porta le pastorelle: vai sul sicuro, sai che non ti delude, ma neanche ti sorprende e soprattutto al massimo gioca la schedina al totocalcio, mentre io voglio andare al casinò per provare a sbancare alla roulette: rischiando poco, ma rischiando. Anche perdendo, ma ricordandomi qualcosa da raccontare ai miei nipotini e magari agli amici al bar