Reja bis: la malinconia di una dimensione normale.
Per il tifoso della Lazio non c'è possibilItà di fare grandi sogni. Sia ben chiaro, la Lazio di oggi è una buona squadra, migliore di molte Lazio passate (era "Cragnottiana" esclusa). E' una squadra che naviga nelle parti medio alte della classifica, che a volte partecipa alle coppe europee e che si toglie la soddisfazione di portare a casa un paio di Coppe Italia. A pensarci bene sono molte di più le squadre a fare peggio piuttosto che meglio. E allora qual'è il problema? Il problema è che alla gente piace sognare e i sogni per essere tali devono essere grandi. Il tifoso della Lazio, invece, si è appiattito sulla consapevlezza della sua dimensione normale, nella quale non c'è spazio per pensare di lottare per vincere il campionato o per confrontarsi con i migliori club europei. Non lo abbiamo fatto spesso, ma almeno lo avevamo sempre sognato. Quel che è peggio è che almeno un tempo eravamo innamorati incodizionatamente, mentre oggi quasi non lo siamo piú. Ci siamo smarriti nei meandri di ragionamenti filosofici sulla Lazialità perduta e nei tenebrosi vicoli dell'ostilità verso un personaggio che sicuramente non ci rappresenta emozionalmente, nel quale non ci identifichiamo, ma al quale abbiamo dato un'importanza eccessiva dal punto di vista del sentimento, della passione e del gusto di essere laziali. Lotito amministra la Lazio, ne condiziona l'aspetto tecnico, la rappresenta istituzionalmente, ma non è la Lazio. La Lazio è la sua storia e la sua gente, è l'insieme dei ricordi di ognuno di noi, sono i racconti che ci tramandiamo di padre in figlio, è la gioia provata ogni volta che segnamo un goal, è l'angoscia della sconfitta. In questo sapevamo riconoscerci, in questo costruivano la nostra identità, su questo costruivamo la nostra forza di tifosi indomiti, orgogliosi e differenti dagli altri. Oggi siamo diventati normali ed il ritorno di Reja è la certificazione di questa normalità. Una bella persona, onesta, di grande esperienza e buon senso, ma che ha vissuto la sua storia di calciatore e di tecnico senza sussulti, senza accarezzare l'ebrezza della grandezza, senza il volo di un sogno senza limiti. Per salire di livello occorrono investimenti importanti che Lotito non può permettersi. La sua è un'ottima gestione, perchè ritengo stia ottenendo il massimo dalle sue risorse, che però non bastano per essere grandi. Il nostro limite è questo, non siamo in grado di essere migliori, non ne abbiamo la forza economica. Il nostro campionato andrà avanti tra alti e bassi, nel mercato di gennaio si fará poco o niente e ci ritroveremo a giugno nel solito bar, con i soliti discorsi e con la solita malinconia della consapevolezza di essere normali e nulla più.
Sandro Di Loreto
Assolutamente perfetto, rappresenta quello che è questo periodo storico della prima squadra della capitale.