quella foto del tifo laziale

Aperto da aquilante, 26 Ott 2012, 11:27

0 Utenti e 1 Visitatore stanno visualizzando questa discussione.

Discussione precedente - Discussione successiva

Zoppo

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 17.908
Registrato
Citazione di: blow il 29 Ott 2012, 12:14
...

Blow, grazie per averci identificato, senza assolutamente sapere la vita da laziale di ognuno di noi.



Detto ciò il tema del topic è un altro.
Dei difetti che ha la curva nord ci sono stati altri topic dove ne abbiamo discusso

Panzabianca

*
Lazionetter
* 11.000
Registrato
io credo che il topic abbia sfumature non controllabili nemmeno da chi l'ha aperto, per cui si smetta di circoscriverne il senso.

robylele

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 36.633
Registrato
Citazione di: Eagle70 il 29 Ott 2012, 12:40
secondo me fai finta di non capire.
anzi, fai peggio.
continui ad intervenire in un topic dove si tratta un argomento che non conosci, senza pero' rinunciare alla tua solita verve polemica.
io dove si tratta un argomento che non conosco sto zitto e leggo.

credo tu abbia equivocato.
ho premesso che non so una ceppa delle dinamiche che muovono gli ultras (tra l'altro oggi conto di acquistarmi un loden perchè si è abbassata la temperatura) e ho fatto delle domande proprio per cominciare a districarmi.

se ho poi fatto altre domande, più ironiche, è perchè ho letto telecomando e al caldo a casa.

ammetto che tali definizioni mi rimbalzano completamente, ma riesco lo stesso a capire che vorrebbero essere quasi degli insulti. E' evidente che chi parte per l'estero a metà settimana (cosa improponibile per il sottoscritto) per amore della Lazio e per fronteggiare tifoserie minacciose ritiene di avere lo scettro del vero tifoso.





Panzabianca

*
Lazionetter
* 11.000
Registrato
Citazione di: aquilante il 26 Ott 2012, 11:27
si dirà, non senza ragione: se molti dei protagonisti di quella foto sono gli stessi che, per le partite casalinghe della Lazio organizzano il "terzo tempo", è evidente che c'è chiarezza sulla importanza di riavere la gente negli stadi
mi permetto di osservare che il terzo tempo non mette in dubbio l'appartenenza territoriale e tanti altri arditi concetti. Per cui avvicinare concettualmente (anche solo come contraltare) una trasferta pericolosa come quella greca (nella quale chi va gioca  irrimedibilmente a fare il soldato) e la detta lodevole inziativa un pò svia dal senso del topic o da quello che potrebbe prendere.
Molti rispondono...: "guarda chissà se sto fenomeno rientrerà, noi ce la mettiamo tutta per far venire le famiglie allo stadio, guarda che bello il terzo tempo " ma poi s'incaz.zano se uno gli ricorda che se ce la metti tutta...da casa te porti solo i colori della lazio, magari coperti da un giobbotto e non altro. Altrimenti la sai la storia del lupo che se confessa ma un certo punto interrompre il prete... "si però mò sbrigate che stanno a passà le pecore...".
Poi, nulla di personale, ognuno scrive ciò che pensa.

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

italicbold

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 45.335
Registrato
Qualche mese fa, di ritorno dalla trasferta di Madrid scrissi questo :
Forse, é in topic.

Citazione di: italicbold il 24 Feb 2012, 15:47
Strano, sono stato indeciso fino all'ultimo ad aprire questo topic.
Non sapevo se ne valesse la pena, non sapevo se la cosa fosse interessante.
Ma alla fine mi sono detto che si, ne valeva la pena.
Voi lo avete mai visto il film "When We were kings" ? Quello sull'incontro del secolo a Kinshasa tra Mohammed Ali e George Foreman ? Beh, a un certo momento un giornalista che ha seguito Ali lungo la sua carriera racconta che durante una conferenza ad Harward, davanti 2000 studenti, ad Ali fu chiesto una poesia, una poesia corta. Ali', che era dislessico prese un foglietto e scrisse "Me, We". io, noi.

Ecco, vorrei partire da questo per scrivere quello che ho visto ieri.
Quattro anni fa anche andai a Madrid per giocare un impossibile passaggio del turno in Champion's, contro il Real. Più o meno lo stesso programma, le stesse persone. E lo stesso risultato, un risultato scontato appunto. Una sconfitta.
Pero' 4 anni fa ricordo che tornai a casa con una sgradevole sensazione. Non avevo nulla a che spartire con gran parte della gente che avevo intorno, una sensazione sgradevole. Si, ok, la Lazio. Ma io penso, pensavo e penserò' sempre che di fronte a certe simbologie, certe attitudini, anche l'amore e la passione profonda per la Lazio non possono fare nulla. Braccia tese, faccette nere, anime sporche, sporche dentro. No, veramente non furono i gol di Raul e Van Nistelrooy a farmi tornare sconfitto da quella trasferta, furono anche la sensazione che tra me, quello che sono, e la gran parte delle persone che stavano là non c'era nulla da condividere. Nulla.

Ieri temevo potesse accadere la stessa cosa.
Invece no. Non so come dirvi, ma anche se la situazione ambientale non era delle più favorevoli, anche se il risultato sportivo era già bello che andato, come dire, ieri avevo comunque la sensazione di far parte di una tifoseria alla cui appartenenza non ho bisogno di giustificarmi. E la gente intorno a me era laziale. Solo laziale. O almeno lo era nella maniera in cui io penso che debba essere un laziale.
Ironica, scanzonata, arrabbiata il giusto. Ma viva, senza rancore, senza bisogno di alzare mani a paletta, senza bisogno di ideologie mortifere. O almeno il minimo sindacale. Ma visto da dove veniamo il passo é grande, lo sforzo immenso e il risultato magnifico.
Gente che é uscita dallo stadio tranquilla, sconfitta ma serena, senza problemi, capace di cantare ancora nella notte di Madrid sotto le finestre di persone mezze addormentate. Cha salutava. Gente capace di cogliere l'ironia anche nei momenti più difficili, che ha rispettato la gente che ci guardava, i poliziotti che ci temevano. Che ha dato una lezione di amore a chi conta le coppe dei campioni in bacheca.
Che gol ragazzi, avreste dovuto esserci, meglio di un gol di Klose, meglio di una parata di Marchetti.
Tifosi laziali. Tutti belli.
Tutti, nessuno escluso.

Io appunto. Noi.
Laziali bella gente.



http://www.lazio.net/forum/index.php/topic,11714.0.html


aquilante

*
Lazionetter
* 2.766
Registrato

tra i tanti interventi, molti di grande interesse, vorrei sottolinearne due

drieu:
"Ad Atene ci aspettava la guerriglia, ci aspettava gente armata con pochissimo da perdere (vista la situazione socio economica del luogo), mentre i nostri al massimo potevano avere qualche asta di bandiera e l' ombrello e si sapeva perfettamente che la polizia dovendo scegliere chi caricare avrebbe sicuramente scelto i Laziali (e cosi è stato infatti). Ciò nonostante i nostri si sono fatti valere....
Ricordo a tutti che nel way of life di ogni ultras il confronto fisico con l' avversario è ritenuto parte fondamentale, anche se non esclusiva. Può piacere o meno, e lo comprendo, ma non è certo un tratto "distintivo degli Ultras Laziali, bensì comune a tutti gli ultras, di ogni latitudine e provenienza"

ecco, difficile descrivere meglio, direi impossibile scegliere parole migliori per rappresentare le sensazioni che, con la immediatezza e l'emozione proprie delle immagini, quella foto riesce a trasmettere. i volti sorridenti dei protagonisti e l'aria gioiosa che stringe il gruppo, non allontanano di un centimetro l'idea del "confronto fisico con l'avversario". anzi, tutto di quella foto annuncia l'imminenza di tale confronto. atteso, voluto, cercato come "tratto distintivo" della propria identità di ultras in generale e Ultras Lazioli in particolare
lo so bene anche io che in quella foto non potevano trovare posto bandiere, bambini o famiglie. so benissimo che "ad Atete ci [a noi laziali] aspettava la guerriglia". le famiglie, i bambini, tutti lo sanno, lo so anche io, non partono per la guerra. e quella foto è una foto di guerra; un guerra un po' alla buona, combattuta magari cone le "aste" e gli "ombrelli". diciamo, per usare un termine caro alla sociologia ultras, una guerra simulata, più attenta alla simbologia che alle battaglie. "I nostri si sono fatti valere....", scrive drieu: e quella foto è parte fondante (della comunicazione) di questa affermazione di se. di ultras e tra ultras

questa immagine di esercito laziale in marcia, ritorna - direi drammaticamente - nel secondo intervento che vorrei citare

beppegol:
"Quanto avrei voluto i ragazzi nella foto a Ponte Milvio dopo il derby di Miro, quando delle teste di caxxo giallorosse hanno caricato le famiglie laziali che tornavano alle loro macchine". qui la parabola compie per intiero il suo tragitto: un popolo aggredito dal nemico, un esercito che scende in campo in sua difesa. il movimento ultras come variabile militare della tifoseria. chi ha visto il film di pontecorvo, La battaglia di Algeri, trova improprio il riferimento agli applausi, all'entusiasmo, agli evviva che la comunità francese riserva al battaglione dei paracadutisti che sbarcano in Algeria per contrastare la guerriglia urbana dei magrebini?

c'è un modo per spezzare questa spirale, per evitare di finire soffocati o di trovarsi senza altra via di uscita che non sia quella di un esercito sempre più forte per rispondere ad aggressori sempre più forti (a Belgrado, i 400 di Atene sarebbero suffcienti per farsi valere, oppure lì ne servirebbero 800 o 4000)? certo che c'è una via d'uscita: basta, basterebbe, un semplice, modesto, magari un unilaterale addio alle armi

"A.C.A.B. All Colors Are Beautiful", ci ricorda, splendidamente, barra. dopo mezzo secolo, dopo decine di vite spezzate, dopo decenni di galera accumulati e diffide e ossa rotta e sangue sull'asfalto, è ora di dire basta, è il momento di cambiare linguaggio. servono immagini diverse. giochiamolo davvero questo benedetto terzo tempo

Aquila Romana

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 21.517
Registrato
Citazione di: aquilante il 29 Ott 2012, 22:45
c'è un modo per spezzare questa spirale, per evitare di finire soffocati o di trovarsi senza altra via di uscita che non sia quella di un esercito sempre più forte per rispondere ad aggressori sempre più forti (a Belgrado, i 400 di Atene sarebbero suffcienti per farsi valere, oppure lì ne servirebbero 800 o 4000)?

No, il calcio è stato scelto dai popoli mondiali come il campo principe dove travasare in epoca moderna l'istinto ancestrale delle tribù, dei clan, dello storico campanilismo (che fosse quello degli Orazi e Curiazi, delle contrade o delle città stato di epoca medioevale).

IL PRIMO DERBY ROMANO

Già negli anni '20, la rivalità tra la Lazio e le altre squadre romane aveva raggiunto livelli preoccupanti. Con la nascita della Roma, la stessa si amplificò a dismisura. Tanto che in occasione del primo derby Roma-Lazio della storia, in programma l'8 dicembre 1929, le autorità pensarono di non far disputare la gara, preoccupate per le voci correnti in città...

Nel quadro calcistico italiano, la rivalità cittadina più sentita è sicuramente quella tra Roma e Lazio. Tra i tanti motivi di questa acerrima e irriducibile rivalità, ce n'è uno che conta probabilmente più degli altri e risale alla nascita stessa della società biancoceleste, la quale si picca, forse non a ragione, di aver portato il calcio a Roma. Quando i fondatori della Lazio si trovarono di fronte alla scelta del nome da dare alla nuova società, infatti, scartarono ogni richiamo alla Città Eterna, condannando in partenza la stessa ad una posizione minoritaria nel gradimento degli sportivi capitolini. E alla scelta del nome, abbinarono, con una scelta probabilmente dettata dallo snobismo e, se possibile, ancora più suicida, quella dei colori sociali che furono orientati al bianco e celeste della bandiera greca, in omaggio alla patria delle Olimpiadi, che erano rinate solo qualche anno prima, grazie all'operato del Barone De Coubertin. Proprio per questi motivi, e per la provenienza sociale dei soci laziali, in grande maggioranza facenti parte della piccola e media borghesia cittadina, le altre società che nacquero negli anni successivi, e le tifoserie delle stesse, videro sempre come il fumo negli occhi la Lazio. Poi, nel 1927, fu elaborato un piano che prevedeva la fusione di tutte le società calcistiche romane in un unico sodalizio, di modo da unire tutte le forze cittadine e poter presentare ai nastri di partenza del massimo campionato una squadra che non si accontentasse di arrivare alla finalissima nazionale senza alcuna possibilità di vittoria, bensì di competere ad armi pari con gli squadroni settentrionali. Al progetto Roma, si sottrasse proprio la Lazio, per opera di un gruppo di soci guidati dal generale Vaccaro, e questo fatto non poteva certo essere visto di buon occhio da chi aveva deciso di aderire.

Per poter giocare il primo derby romano della storia, però, Roma e Lazio dovettero attendere il 1929, poiché nei due tornei precedenti, quelli che sarebbero poi sfociati nella formazione della prima serie A a girone unico della storia, le due squadre furono messe in gironi diversi. E mentre la Roma dimostrò subito ottimo rendimento, la Lazio dovette penare non poco per poter approdare al massimo torneo, dando subito la misura del divario tra le due massime realtà del calcio romano. Il primo Roma-Lazio si giocò l'8 dicembre del 1929 e fu subito preceduto da grandi polemiche e preoccupazioni. La prima polemica, fu quella riguardante il grande Fulvio Bernardini, il quale, dopo essersi formato calcisticamente alla Lazio, si era trasferito all'Ambrosiana Inter scatenando una sorta di guerra civile all'interno della società in cui era nato, tra coloro che pensavano di non poter abdicare allo spirito olimpico che aveva caratterizzato la Lazio sino ad allora e coloro che ritenevano necessario adeguarsi al professionismo che stava ormai prendendo piede nel calcio italiano. Fuffo aveva giocato per due anni a Milano, ma poi era tornato nella Capitale, solo che stavolta aveva indossato la maglia della Roma, simboleggiando nel modo più evidente la voglia di grandezza che era la base stessa del progetto Roma. Ma ancora più preoccupante della polemica riguardante Bernardini, erano le voci che corsero in città nella settimana che precedette la stracittadina e che adombravano l'ipotesi di scontri tra le opposte tifoserie che non erano certo una novità se solo si pensa che più di una volta la battaglia sul campo tra squadre romane si era trasferita sugli spalti con scazzottate memorabili che non di rado erano assurte all'onore della cronaca nera. Addirittura, di fronte a queste voci, le autorità arrivarono a pensare di non dar luogo alla partita, rinunciando all'ipotesi a malincuore. E fecero bene, visto che l'8 dicembre, al campo della Rondinella, il civettuolo stadio della Lazio, il pubblico si comportò nel migliore dei modi. La partita terminò 1-0 per la Roma, grazie ad una rete di Volk, primo grande cannoniere della storia giallorossa, e alla stessa non partecipò Bernardini, il quale probabilmente non se l'era sentita di rinfocolare le polemiche di due anni prima, ma la nota più rilevante, riguardò proprio lo squilibrio tra gli spettatori della gara, quasi tutti favorevoli ai giallorossi, tanto che il Littoriale del giorno dopo, affermò che se non era una sorpresa il fatto che i tifosi romanisti fossero maggioranza, lo era invece la proporzione schiacciante della stessa.


Eliminando il campanilismo e l'istinto di prevaricazione di un clan o di una tribù rispetto alle altre estirpi l'essenza stessa della tenzone, svuoti il tutto della passione che da oltre 150 anni alimenta il mondo del calcio fino a farlo divenire la competizione universale per eccellenza, in cui miliardi di persone riversano la loro passione, che siano ricche od indigenti, tutti uguali con quella sciarpa al collo o con quella bandiera a sventolare, che siano adolescenti od attempati, cristiani o musulmani, bianchi o di colore

"All Colors Are Beautiful" è come a dire che al Palio di Siena "All Contrada Is Beatufil", tutti felici e contenti, a prescindere da chi vinca, tutto diventa fiction, chi segna segna tutti ad esultare, come nel wrestling americano, con le dita unte di pop corn e dove l'unica distinzione tra gli spettatori è tra chi beve cocacola e chi beve pesi

Tante comparse unite sotto lo spot pubblicitario del momento 

La triste morte del calcio e della passione che lo alimenta


WhiteBluesBrother

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 22.333
Registrato
Il testo che riporti é vergognosa propaganda pisciomestruo. Che é il solito impiglia?

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

Zoppo

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 17.908
Registrato
Citazione di: WhiteBluesBrother il 29 Ott 2012, 23:52
Il testo che riporti é vergognosa propaganda pisciomestruo. Che é il solito impiglia?

Ma veramente chi ha scritto sto schifo??

Tarallo

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 111.509
Registrato
Citazione di: aquilante il 29 Ott 2012, 22:45
c'è un modo per spezzare questa spirale, per evitare di finire soffocati o di trovarsi senza altra via di uscita che non sia quella di un esercito sempre più forte per rispondere ad aggressori sempre più forti

No.
Il calcio offre la valvola di sfogo perfetta alle inquietudini ipertestosteroniche giovanili e pseudogiovanili, particolarmente fino a che verra' ritenuto scevro da legami con la legge che vige per tutti gli altri cittadini non tifosi.
Vorrei molto che questo fenomeno sparisse dal calcio, a cui sono legato, e si trasferisse altrove (non conterei sul golf o il bowling). Sarebbe soltanto spostare il problema altrove, ma io sono tifoso di calcio e non pagato per risolvere i problemi del paese. A me basterebbe. Ma non accadra' durante la mia esistenza terrena, magari i nostri figli o i figli dei nostri figlil.

Panzabianca

*
Lazionetter
* 11.000
Registrato
il calcio come la religione (o meglio, come lo scimmiottamento di quella) è assolutistico e l'assolutismo porta inevitabilmente alla contrapposizione. La contrapposizione conosce pagine estreme. Bisogna solo appurare chi ha alimentato questo fenomeno di progressiva e pericolosa cultura del contro ma si sconfinerebbe nella sociologia del '900, forse.
A me piacerebbe moltissimo dire che tutti i colori sono belli. Già lo penso. Con un'eccezione...ma, nel caso, la becera combinazione cromatica e il suo buffo.nesco seguito sgomentano chiunque parli di sport.

Barra

*
Lazionetter
* 5.823
Registrato
Il fatto che tutto vada contestualizzato, Gesulio, è una sottolineatura di buonsenso che non posso che condividere, ma se ci fermiamo agli opposti da contestualizzare, ci impediamo di tentare una lettura d'insieme.
Come suppongo saprai, qualche volta allo stadio ci sono stato.
La mia riflessione prende spunto da un altro spunto legato a una foto, un'immagine. E come succede in questi casi, è un punto di partenza per ragionare, non uno di arrivo.
Il contesto specifico dato va considerato, ma non può cancellare un contesto "storico" pluriennale, altrimenti meglio evitare in partenza ogni discussione che fuoriesca dalla contingenza della partita del giorno.

La curva sta cambiando rispetto a qualche stagione fa? Bene, benissimo, ma proprio ieri sera hanno fatto rivedere una squadra che gli ultras, quelli veri, li aveva in campo, e quando vinse uno dei titoli più epici della storia del calcio italiano, lo stadio (io c'ero e me sa pure te), era un mare bianco celeste.
Una festa di colori, i propri.
Come credo sia quasi banale auspicarsi.

La curva sta cambiando, dunque? Evviva.
Lo spunto puntava a suggerire (senza per questo voler minimamente sminuire l'impresa dei 400, specie da parte di chi come me manco dal divano se la vede, ma se la sente in macchina) un ritorno ai colori, come fanno e non hanno mai smesso di fare migliaia e migliaia di ultras in mezzo mondo, dove di certo le condizioni non sono meno tese.

I colori mancano da tempo, questo dice il mio sguardo daltonico.
Tutto lì.
Se la nuova curva nord (i cui residenti, però, in quanto tali, non valgono più di un qualsiasi abitante di un distinti est, di una Tevere laterale o di un divano Ikea), dovesse avere oltre che una svolta di leadership, anche una svolta a colori, i nostri, sarebbe un segnale forte, un'immagine comprensibile a tutti, anche a quelli meno addentro alle dinamiche autoreferenziali del mondo ultras.
Sennò anche sticazzi, per carità.
Ma il mio intervento era solo un tentativo, a ben vedere fallito, di evitare che la discussione, nata sotto altri auspici, degenerasse nella solita manfrina "curva nord si/curva nord no", che ormai credo appassioni solo quelli che da almeno tre anni si dimenticano di vedere risultati e classifiche della SS. Lazio 1900.

Citazione di: Aquila Romana il 29 Ott 2012, 23:15
"All Colors Are Beautiful" è come a dire che al Palio di Siena "All Contrada Is Beatufil", tutti felici e contenti, a prescindere da chi vinca, tutto diventa fiction [...]

Il senso dello striscione, esposto da ultras e non da scout, non era un inno al "relativismo culturale", non sia mai, era altro.
Ma credo, però, tu abbia toppato esempio.

Forse un saltino a Siena per il palio è bene tu ce lo faccia, perché i colori delle contrade in campo sono ovunque (e anche quelli delle sette che non corrono).
Ogni contradaiolo va fiero dei propri colori, che indossa come una seconda pelle.

Quando il cavallo passa ai canapi per la terza volta, i primi a partire sono i contradaioli che hanno vinto, ovviamente. Se la contrada che ha vinto ha una rivale (non tutte hanno rivali), quelli filano a casa.
Il resto, però, si riversa in campo e con bandiere e applausi, accompagna in Duomo o al Provenzano i contradaioli vincenti.
Un corteo con tutte le bandiere di Siena, con tutti i colori, perché tolto il "dolore" degli eventuali rivali, è Siena che vince ogni volta che si celebra un Palio.

Insomma, trova un altro esempio.

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

gesulio

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 19.411
Registrato
Citazione di: Barra il 30 Ott 2012, 09:18
Il fatto che tutto vada contestualizzato, Gesulio, è una sottolineatura di buonsenso che non posso che condividere, ma se ci fermiamo agli opposti da contestualizzare, ci impediamo di tentare una lettura d'insieme.
Come suppongo saprai, qualche volta allo stadio ci sono stato.
La mia riflessione prende spunto da un altro spunto legato a una foto, un'immagine. E come succede in questi casi, è un punto di partenza per ragionare, non uno di arrivo.
Il contesto specifico dato va considerato, ma non può cancellare un contesto "storico" pluriennale, altrimenti meglio evitare in partenza ogni discussione che fuoriesca dalla contingenza della partita del giorno.

La curva sta cambiando rispetto a qualche stagione fa? Bene, benissimo, ma proprio ieri sera hanno fatto rivedere una squadra che gli ultras, quelli veri, li aveva in campo, e quando vinse uno dei titoli più epici della storia del calcio italiano, lo stadio (io c'ero e me sa pure te), era un mare bianco celeste.
Una festa di colori, i propri.
Come credo sia quasi banale auspicarsi.

La curva sta cambiando, dunque? Evviva.
Lo spunto puntava a suggerire (senza per questo voler minimamente sminuire l'impresa dei 400, specie da parte di chi come me manco dal divano se la vede, ma se la sente in macchina) un ritorno ai colori, come fanno e non hanno mai smesso di fare migliaia e migliaia di ultras in mezzo mondo, dove di certo le condizioni non sono meno tese.

I colori mancano da tempo, questo dice il mio sguardo daltonico.
Tutto lì.
Se la nuova curva nord (i cui residenti, però, in quanto tali, non valgono più di un qualsiasi abitante di un distinti est, di una Tevere laterale o di un divano Ikea), dovesse avere oltre che una svolta di leadership, anche una svolta a colori, i nostri, sarebbe un segnale forte, un'immagine comprensibile a tutti, anche a quelli meno addentro alle dinamiche autoreferenziali del mondo ultras.
Sennò anche sticazzi, per carità.
Ma il mio intervento era solo un tentativo, a ben vedere fallito, di evitare che la discussione, nata sotto altri auspici, degenerasse nella solita manfrina "curva nord si/curva nord no", che ormai credo appassioni solo quelli che da almeno tre anni si dimenticano di vedere risultati e classifiche della SS. Lazio 1900.



beh, ma l'immagine dello stadio il giorno del derby, una svolta dal punto di vista dei colori e non solo la rappresenta oppure no?
io ricordo scenografie con colori scuri, scritte che evocavano miti medievali o altro, frasi fatte buone per film tipo ogni maledetta domenica...
a proposito di frasi: visto che c'eri a quel derby e anzi, facciamo outing  :), i derby io e te (e altri, of course) ce li vediamo sempre seduti fianco a fianco dentro lo stadio, dovresti ricordare la svolta epocale di quello striscione che finalmente richiama Roma ma non i suoi miti stra abusati dell'impero, der colosseo, dei gladiatori ecc. ecc., ma la vera Roma popolare, verace, anti papalina, anzi anti imperialista, perché antepone i suoi amori a qualsiasi ordine precostituito, financo quello che rappresernta Roma stessa, uno spirito che travalica quindi la stessa idea di Roma eppure intimamente, irriducibilmente, inconfondibilmente romano.   

insomma, è giusto quanto dici (e meritorio anche il tentativo di sottrarre la discussione alla solita dinamica cn sì/no, che è un po' quello che stavo tentando anche io) però non ci fermiamo alle istantanee, se vogliamo capire ciò che accade, le istantanee sono un punto di partenza per ragionare, ma tutte però.
istantanee come tessere di un mosaico che ancora non riusciamo del tutto a comprendere, perché in tutti questi anni di curva francamente inguardabile, anche noi abbiamo accumulato ruggine sui nostri sensi critici, e non riusciamo a cogliere al volo i momenti topici di questo processo in atto, processo che non è uniforme, d'accordo, qualche pezzo resta sempre indietro, ma credo irreversibile. pena la scomparsa di tutto il fenomeno ultras.


(sabato scorso allo stadio, tanto per fare un altro esempio: sinceramente non ricordo un solo ululato, un solo coro contro lotito, niente di tutto ciò... dice: dovrebbe essere la normalità. ok, lo so. ma come diceva italicbold:

visto da dove veniamo il passo é grande, lo sforzo immenso e il risultato magnifico

)

blow

*
Lazionetter
* 20.008
Registrato
Condivido Gesulio, d'altronde mi sembra che anche le bandiere che vediamo sempre più frequenti sventolare nella nord esaltino i nostri colori ed i nostri eroi calcistici.
e come sempre vengono emulati da le altre tifoserie.

Drieu

*
Lazionetter
* 1.324
Registrato
La bellissima puntata di Sfide di ieri sera mi ha dato ulteriori spunti di riflessione, che in parte si possono riagganciare al senso (o a quello che io gli ho dato) di questo topic....

La distanza tra questo calcio e quello visto ieri sera è siderale, al punto che per un trentenne come me è addirittura difficile da cogliere appieno.
Ho visto stadi traboccanti di gente, ho percepito un clima di violenza (dentro e fuori dal campo) molto più accentuato rispetto a quello di oggi, ho visto "uomini" che giocavano al calcio completamente differenti rispetto agli atleti professionisti di oggi.
Ma soprattutto ho notato un legame di identificazione con la squadra per cui si tifa molto più profondo, tanto che quella Lazio, quel calcio mi sono sembrati, naturaliter, far parte del mio vissuto personale.
Quella Lazio, quel calcio, quella passione, sono tutto ciò che mi hanno fatto diventare il tifoso che sono oggi.
Il mio archetipo di calcio è quello, pur non avendolo vissuto, non certo quello di oggi....

Se quello che era oggi non è più, nessuno può pensare di poter addossare la colpa agli ultras, che di colpe ne avranno sicuramente, ma non certo quella di aver fatto svanire gli aspetti più belli ed emozionanti di quel gioco chiamato football.
Quel calcio era identità, era fatto di uomini e di passione, non di professionisti e sponsor, non era uno spettacolo consumistico, era l' ultima rappresentazione del sacro, in un tempo che di sacro si avviava a non avere più nulla.

La gente sta abbandonando gli stadi, perchè sta cambiando il concetto di tifoso, che si avvia sempre di più ad essere assimilato a quello di un qualunque consumatore, che paga in qualità del servizio offerto, che, almeno in Italia, è scadente.Dunque, meglio vederla dal divano di casa.
Probabilmente gli stadi torneranno a riempirsi quando l' offerta qualitativamente parlando sarà migliore, sia dal punto di vista infrastrutturale che dei servizi.
Ma non sarà comunque la stessa cosa....o almeno la stessa cosa del passato visto nella puntata di ieri.

E se posso permettermi in tutto questo processo di trasformazione gli ultras non sono carnefici, ma vittime....


blow

*
Lazionetter
* 20.008
Registrato

Gioxx

*
Lazionetter
* 1.603
Registrato
@panzabianca (e non solo)ma tu che tipo di calcio/stadio vorresti?

tutti seduti, niente urla, niente fumogeni, niente ultras, niente rivalità, prima e dopo della partita scambiamoci un segno di pace, insomma un ambiente puro e casto?


robylele

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 36.633
Registrato
Citazione di: Gioxx il 30 Ott 2012, 14:38
@panzabianca (e non solo)ma tu che tipo di calcio/stadio vorresti?

tutti seduti, niente urla, niente fumogeni, niente ultras, niente rivalità, prima e dopo della partita scambiamoci un segno di pace, insomma un ambiente puro e casto?

ho letto quello che scrive Panzabianca e non ho trovato nulla di quel che scrivi.
Potresti quotare qualcosa?

Per quanto mi riguarda vorrei uno stadio pieno e urlante, con grandi rivalità e pure sfottò crudeli.

Ma se i fumogeni sono vietati vorrei che pagasse la multa chi li accende e che gli scambi con le altre tifoserie non fossero imperniate sulla pace, ma neanche quella eterna però.
Sono per la non violenza in buona sostanza.


Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

Drieu

*
Lazionetter
* 1.324
Registrato
Citazione di: robylele il 30 Ott 2012, 14:46

Sono per la non violenza in buona sostanza.


Bene, la violenza. Il tema della violenza è ovviamente fondamentale nel discorso che stiamo facendo.

Non credo siai importante sindacare la propensione mia, tua o di tutta la Curva Nord nei confronti della violenza, bensì si potrebbe cercare di analizzare la violenza circoscritta nell' ambito calcistico tout court.

Mi pare di aver capito che tutti noi ieri sera ci siamo emozionati di fronte ai ricordi di un manipolo di calciatori che aveva nel suo dna una buona dose di proponsione alla violenza.
Oddi ha detto testualmente riguardo ai giocatori dell' Ipswich Town "li abbiamo picchiati tutti"....
Chinaglia in un cinema si rivolge ad un importunatore dicendogli "io te meno da solo" e gli dà un destro in faccia....

Ora delle due l' una: o la violenza la ripudiamo sempre, in un impeto di gandhiana memoria, e mi sta benissimo, oppure non possiamo usarla come argomento a nostro uso e consumo a secondo di quando ci fa comodo. Se sei per la non violenza non puoi stare dalla parte della Lazio del '74, non possono esserci vie di mezzo in questo caso. O dentro o fuori...

Il calcio, per me che l' ho anche praticato seppure a bassi livelli, è uno sport violento, tra i più violenti che ci siano. Anzi a dir la verità è uno sport in cui il confine tra ciò che è violento ed irregolare e ciò che è invece lecito, è talmente sottile ed a volte arbitrario che rende la situazione ancora più difficile dal punto di vista temperamentale. Inutile fara paragoni con sport più violenti come il rugby, dove il cazzotto preso in mischia lo ridai alla mischia successiva, e nessuno ti verrà mai a contestare nulla...

Dunque, in uno sport violento lamentarsi della violenza che può scaturire intorno all' evento stesso non ha molto senso secondo me. Ovvio che io non stia giustificando o incentivando alcunchè, cerco solo di fare un analisi sul perchè certi avvenimenti accadano (dalla notte dei tempi oserei dire) nel calcio piuttosto che in altri sport.
Dopodichè c'è anche tutto il corollario di identificazione, di rivalità, di lotte tra bande, ma se tutto ciò è nato intorno al calcio invece che alla pallavolo un motivo esiste ed è, secondo me, nella sua intrinseca natura violenta, o tendente alla violenza per meglio dire.

robylele

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 36.633
Registrato
Citazione di: Drieu il 30 Ott 2012, 15:06
Mi pare di aver capito che tutti noi ieri sera ci siamo emozionati di fronte ai ricordi di un manipolo di calciatori che aveva nel suo dna una buona dose di proponsione alla violenza.
Oddi ha detto testualmente riguardo ai giocatori dell' Ipswich Town "li abbiamo picchiati tutti"....
Chinaglia in un cinema si rivolge ad un importunatore dicendogli "io te meno da solo" e gli dà un destro in faccia....

Ora delle due l' una: o la violenza la ripudiamo sempre, in un impeto di gandhiana memoria, e mi sta benissimo, oppure non possiamo usarla come argomento a nostro uso e consumo a secondo di quando ci fa comodo. Se sei per la non violenza non puoi stare dalla parte della Lazio del '74, non possono esserci vie di mezzo in questo caso. O dentro o fuori...

Ma non credo proprio.
Io sono un fan di quella Lazio e contemporaneamente detesto la violenza. Chinaglia, da quel che scrivi, è stato importunato e si sarà difeso, che è cosa diversa.
(Sappiamo tutti che in quell'epoca lui e Connie erano oggetto di vari ''attentati'' da parte dei peperones).

Oddi avrà picchiato gli inglesi in campo, mica fuori.

Citazione di: Drieu il 30 Ott 2012, 15:06
Il calcio, per me che l' ho anche praticato seppure a bassi livelli, è uno sport violento, tra i più violenti che ci siano.

Certo. Il calcio.
Ma perchè, l'ultras che produce violenza fa calcio per caso?  :o

quello è uno spettatore.







Discussione precedente - Discussione successiva