Citazione di: V. il 24 Nov 2010, 04:30
qualcosa non mi convince, invece. ho riscritto quattro volte questo post.
ho la sensazione di una banda mancini in 16esimo. che ha giocato tante partite belle, anche con la frusta.
ma spesso a partite balorde come il derby, andava vicino vicino e poi scajava. e noi a piangere sentendoci nel giusto. l'emozione di piacenza sovrasta tutto? allora ricomincio da capo e mi spiego meglio.
Il rimpianto di Parma, ckioè per come è venuto il pareggio, ha un nome: Mauri. Un bell'avvio di stagione, brvissimo, ma se Mauri è il migliore della Lazio vuol dire che siamo troppi là davanti, che siamo leggeri, e che corriamo molto, tanto da essere in palla.
Il che vuol dire che non siamo pesanti. non segnamo da fermo. dobbiamo girare e girare e girare per trovare posto al nostro pallone. ogni tanto però toccherebbe mettere la palla in garage. e allora ci vuole un custode. un centravanti. uno di quelli con le gambe dure e storte, un pò di gobba.
chi mi risponde
C'è qualcosa che non mi convince nel complesso e non riesco ad avere strane sensazioni.
Cioè, valutando la qualità del nostro organico e la mediocrità complessiva del campionato, un pensiero sconcio all'orgasmo da urlo, con morso sul collo e schiaffoni sulle chiappe, l'ho fatto.
E già questo pensiero rende meno appetibile il buon godimento di una qualificazione Champions. Tralascio pensieri di Europa League, eccitanti come una sega alle 8 e 40 di una fredda mattina invernale, con una provetta in mano e le mattonelle verdi a far da specchio.
Poi però, pensieri sconci a parte, quello che sento mancare è il sangue.
Vecchio difetto deliorossiano, per tacer di Ballardini.
Sento che manca la cattiveria, la bestia dentro, quella vitalità che si trasforma in scossa elettrica, in fame di campo, di pallone, di risultato.
Intendiamoci, la Lazio gioca per vincere, è indubbio.
Ma senza volontà
assoluta. Una volontà che non fa calcoli, che vuole e basta.
Nella Lazio sento piuttosto una volontà relativa; relativa al momento della gara, al contesto ("in fondo un punto in trasferta è sempre buono", nessuno che renda esplicitamente tale dichiarazione ma è come se la sentissi aleggiare), relativa a qualcosa che non si sa bene cosa sia ma c'è e frena. Forse questo qualcosa è semplice buon senso, consapevolezza dei limiti, pragmatismo. Non credo sia soltanto rejanesimo, visto che una certa anemia la riscontro da qualche anno.
Mancano la sfrontatezza e la ferocia della volontà assoluta.
Manca lo sprint degli ultimi metri, fatto di follia e rischio (di scoppiare senza neanche salire sul podio).
La volontà relativa della Lazio è
gestione.
Prendete la roma.
Piaccia o meno, è squadra che gioca con la volontà assoluta. Ha delle pause, rischia tanto, è fortunata, è aiutata, quello che volete. Però poi viene un momento della gara in cui senti uscire la bestia. E ti aggredisce, ti toglie l'aria, ti colpisce, ti fa male. A quel punto sai che è venuta per prendersi tutto. Ne ha bisogno. Questione di vita o morte. E infatti rischia tanto, con la difesa che balla. Eppure, sta lì, imperfetta ma affamata.
Sì, viene un momento della gara in cui sai che vincerà.
Questione di necessità.
Con la Lazio questi impulsi vitali non li sento. Vedo tanti bravi ragazzi che conoscono il buon senso. Quello che manca è la ferocia. Basterebbe pochissimo per sfruttare il grande lavoro fin qui fatto.
Finora ha pagato il buon senso, comincio a sentire che non basta più.
E' tempo di sporcarsi, di diventare balordi.