... ce l'avete pure voi?
sì, insomma, la sensazione di svolta, di gradino superato, di pagina girata...
la voglia di vincere di ieri, di riscattare le delusioni della settimana.
da parte di tutti i ragazzi.
una reazione che mai prima d'ora avevamo visto negli ultimi anni.
la posizione, ma soprattutto la grande convinzione di Zarate, uno che attraverso l'accettazione del sacrificio di queste prime dieci partite, sacrificio tattico principalmente, ha imparato a rimettersi in discussione in funzione della squadra.
oggi ci viene restituito questo grande talento, perfettamente consapevole di una cosa, innanzitutto: essere a disposizione della squadra, e non viceversa, come durante i suoi primi due anni in biancoceleste.
non avete anche voi quella strana sensazione, pensando a questa cosa?
Hernanes, genio e croce di ogni nostra disquisizione tattica dentro al forum: più basso, no più alto.
ieri Reja ha spiazzato tutti, senza alcuna esclusione, decentrandolo completamente per fargli assolvere al ruolo di laterale destro di centrocampo ed assegnandoli per di più una marcatura fissa, quella di Vitale, l'esterno sinistro napoletano.
Hernanes, novanta minuti in campo, ha accettato il compito come il più umile dei panchinari nel momento del bisogno: il Profeta che si mette totalmente a disposizione delle idee del mister, qualunque esse siano, senza lesinare impegno e qualità, come in occasione dello scambio con Zarate che porta al secondo gol.
oppure Floccari, che, in un momento di grande forma fisica, accetta l'arretramento inusuale a seconda punta o simil trequartista nel 4411 visto all'opera ieri, per attirare le attenzioni su di sé e favorire alle sue spalle le scorribande devastanti di Zarate, costantemente più avanzato di lui.
lui che per 11 partite abbiamo visto sistemarsi sull'ultimo uomo dello schieramento difensivo rivale, lui che ieri ha giocato tra centrocampo e attacco, andando a prendersi sempre un uomo quando il Napoli attaccava, e permettendo a Zarate di svincolarsi da compiti di marcatura.
lui che sornione, approfittando del panico creato da Hernanes e Zarate sulla destra, si è andato a proporre come opportunista d'area cercando lo spazio giusto da dietro, potendo vedere la posizione degli avversari, e non come al solito in prima linea, con un paio di mastini alle calcagna.
strana sensazione: tutti si sacrificano, anche in ruoli teoricamente assurdi (Hernanes laterale destro è a tutti gli effetti un'assurdità), e la Lazio, dopo due sconfitte brucianti come derby e Cesena, risponde presente nella migliore maniera possibile, sfoderando una prestazione di qualità e carattere contro una diretta avversaria, come mai l'avevamo vista negli ultimi anni.
strana sensazione: Lazio che si adatta all'avversario ma lo dòmina nel gioco, nelle occasioni, nell'approccio alla partita.
Lazio elastica nel modulo ma rigida nelle gerarchie, quelle volute da Reja.
nell'ultimo mese e mezzo (salvo Cesena) i migliori 11 sempre in campo, qualunque sia stato il modulo o l'avversario.
messaggio chiarissimo: per sovvertire questa gerarchia, il candidato dovrà dare prova di effettiva superiorità tattica, tecnica e atletica rispetto al compagno titolare, anche laddove il compito richiesto sia completamente inusuale rispetto al ruolo naturale.
meritocrazia pura, garanzia di qualità, sulla base del rispetto aprioristico delle decisioni del mister, con garanzia di trasparenza ma soprattutto di assoluta imparzialità in fase di giudizio, così come mostrata a inizio campionato, quando un po' tutti hanno avuto la loro chance.
una strana sensazione, dicevo.
come quella che suscita il freddo dato numerico: 2 punti e rotti di media a partita che la Lazio sta mantenendo da ormai 22 turni (10 dello scorso campionato più 12 attuali). Fatto salvo il primo, fisiologico periodo di ambientamento, in cui abbondarono esperimenti e aggiustamenti in corso d'opera, Reja sta ottenendo da questa squadra un rendimento letteralmente inaudito, che se mantenuto, potrebbe portare la Lazio a fine campionato a quota 80.
80 punti per un campionato livellato e molto particolare, con nessuna squadra fino ad oggi, tra quelle date per favorite e sicure pretendenti al titolo finale, in grado di catalizzare nettamente i favori del pronostico.
quella di quest'anno è stata una Lazio capace di andare prendersi punti pesanti non solo a Bari e Verona, ma anche a Firenze e Palermo, stadi considerati vere e proprie fortezze per le squadre di casa. stadi in cui ad uscire coi tre punti in tasca, come ha fatto la Lazio, saranno in poche, pochissime... ma anche una Lazio che ha fatto fuori Cagliari e Bologna, due tra le squadre più ostiche da affrontare in casa... una Lazio che ha preso punti al Milan e che poteva farlo anche contro Samp e Roma, in partite in cui in totale si contano 3 rigori contro su 4 gol subìti.
una Lazio la cui unica macchia finora si chiama Cesena (squadra incredibile: in zona retrocessione dopo aver battuto prima e seconda in classifica!!!).
trasferta affrontata forse con troppa sicurezza e poca intensità, a cominciare da Reja, che ha imposto un turnover forse troppo massiccio e che ha pagato oltremodo l'approccio rinunciatario da parte della squadra soprattutto durante il secondo tempo.
partita indubbiamente sbagliata, giocata male e persa, una delle poche, o forse l'unica, nel ruolino di Reja da quel famoso Lazio Bari di marzo in cui toccammo il fondo e in cui le sensazioni, nonostante fossero ugualmente strane, erano di ben altro sapore...
sensazioni, strane sensazioni.
un passo alla volta, e guardando sempre in faccia l'avversario di turno.
concreti e attaccati al suolo con le ventose.
ma liberi, per una volta tanto, di avere strane sensazioni...