Come contributo alla discussione, segnalo questo articolo di Recanatesi sul CorSport di oggi:
http://www.lazio.net/news/2013/09/13/conservi-quei-milioni-per-il-botto-di-capodanno-corriere-dello-sport/A volte le parole volano oltre le intenzioni di chi le pronuncia.
Di gaffe sono piene le cronache quotidiane.
Gaffe nella politica ("Chi vota a sinistra è un c.......", Berlusconi), nello spettacolo ("Voglio salutare l'Istituto dei ciechi di Milano che so che ci stanno guardando", Barbara D'Urso), ma soprattutto nello sport.
Indimenticabili "Ferri ha riportato, lo diciamo per tranquillizzare i familiari, la frattura della mandibola" del radiocronista Enzo Foglianese; "Gli esami non finiscono mai, come diceva Totò" di Gianpiero Galeazzi; "E' veramente un onore fare qualcosa per questi bambini baciati in fronte dalla sfortuna" di Alessandro Altobelli; "Se i tifosi continuano a protestare me ne vado in una destinazione innocua" di Orfeo Pianelli.
Pianelli era il presidente del Torino negli anni 60/70, comprò giocatori costosissimi come Claudio Sala dal Napoli per quasi mezzo miliardo di lire, vinse anche uno scudetto nel 1976 con l'accoppiata di bombardieri Pulici-Graziani, eppure i tifosi lo costrinsero a mollare.
Anche Lotito non ha mai avuto un rapporto sereno con i tifosi e anche Lotito non riesce spesso a trattenere parole che l'istinto gli suggerisce dopo avere schiacciato la ragione. Come "mal di pancia? Prendano un digestivo", versione stizzosa di "mi dispiace che i tifosi non siano contenti, ma non posso farci niente, io ho la coscienza a posto".
Oppure "lo scontento sono io, non vengono allo stadio", che diplomaticamente andrebbe tradotto in "gli spalti sono vuoti, gli abbonamenti scarsi, la Lazio ha bisogno del sostegno dei suoi tifosi" (chi può smentirlo?). Le parole contano, pesano, andrebbero calibrate, ma danno forma più che sostanza.
Claudio Lotito non ci ha mai badato: sanguigno, provocatore, talvolta persino sprezzante.
Eppure... Eppure un fondo di ragione gli va riconosciuto.
Non ha speso 28 milioni, ma 18/20 sì. Non ha venduto nessuno dei giocatori migliori, a differenza di società di rango anche superiore come Juve (Giaccherini e Matri), Napoli (Cavani e Campagnaro), Fiorentina (Jovetic e Ljalic), Roma (Osvaldo e Lamela).
Ha impostato il mercato sulle esigenze emerse nell'ultima stagione: la carenza di ricambi nell'affrontare tre competizioni. Ha innestato forze verdi in un impianto dall'età media troppo avanzata e ora tocca a Petkovic far emergere i Keita, Perea, Anderson, Crecco dopo avere dato spazio a Onazi e Cavanda. Tutto ciò tenendo d'occhio il bilancio, terreno minato nel quale la Lazio con il solo Napoli è in grado di camminare con tutte le carte in regola.
Obiezione: ancora una volta Lotito ha tradito le aspettative non acquistando Yilmaz o una punta di pari valore. Delusione legittima. Ma pare proprio che i 18 milioni fossero pronti sul tavolo, che l'accordo con il giocatore e la società fosse stato raggiunto e che solo l'ingordigia di un procuratore avesse fatto saltare il trasferimento.
Se – e sottolineo se – davvero le cose sono andate così, io sto con Lotito.
Se abbiamo applaudito le sue battaglie contro i ricatti di una certa tifoseria, contro il razzismo sugli spalti, contro le capriole contrattuali di alcuni giocatori, dobbiamo fiancheggiarlo anche nella marcia verso l'abbattimento di una piaga mondiale, quella di procuratori o pseudo tali ingordi e irresponsabili che fanno lievitare le spese già esorbitanti delle società di calcio.
A Lotito, concludendo, chiederei un po' più di tatto e di rispetto verso i tifosi, ma anche di continuare nella sua opera di risanamento morale e finanziario del calcio. E magari di conservare quei 18 milioncini per un bel botto di Capodanno... (Franco Recanatesi)