E' ormai evidente la crisi del calcio italiano già da lungo tempo e che ora arriva ai suoi esiti più dolorosi.
Di fronte a questo clamoroso fallimento, emerge l'attacco padronale ai danni della classe lavoratrice dei giocatori e dei tifosi che si traduce in esclusioni dalla rosa, contratti capestro a rendimento, privatizzazione delle cure sanitarie, massacro dei diritti dei giocatori più marginali delle squadre, spesso immigrati e precari, stadi trasformati in centri commerciali, gestione poliziesca e seguritaria della fruizione dell'evento da parte dei i tifosi.
Di fronte a questo attacco, emergono nuove sigle sindacali che indeboliscono il fronte dei lavoratori del calcio, che di fatto si rendono complici del peggiore attacco padronale ai danni del calcio dal dopoguerra ad oggi.
Ciò che manca ai calciatori è un grande sindacato di classe che sappia sia difendere le condizioni di vita e di lavoro della lavoratori del calcio, organizzando un percorso di lotte ad oltranza fino a respingere e ricacciare indietro l'attacco padronale.
Di fronte a questo disegno, le esisgenze dei tifosi sono sempre più occultate da un controllo dei media che non dà alcuna rappresentanza ai diritti degli appassionati del calcio.
In questa fase non basta indire scioperi generali, ma occorre mettere in campo una risposta adeguata alla pesantezza dell'attacco padronale, riappropriandosi degli strumenti di lotta classici del movimento calcistico: dallo sciopero ad oltranza, all'occupazione degli stadi, resistendo all'attacco dei diritti dei calciatori e dei tifosi.
E' urgente la costruzione di un coordinamento nazionale e internazionale al fine di superare il carattere isolato e frammentario delle lotte in corso.
Calciatori e tifosi di tutto il mondo unitevi.