Scommesse: La Gazzetta dello Sport coinvolge la Lazio

Aperto da radar, 21 Dic 2011, 08:39

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COLDILANA61

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Citazione di: kiraly il 29 Dic 2011, 14:49
Spero arrivi una slavina a cortina (senza fare danni a nessuno) a svegliare chi sta colpevolmente dormendo

:o

La conosci la canzone di Antoine del 1967 ?  :)

Charles Frederick Kiraly, detto Karch : e' dedicato a lui il tuo nick ?  :(

AquiladiMare

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Citazione di: gentlemen il 29 Dic 2011, 16:02
Penso che tutti abbiano notato che siamo l'unica società ad aver emesso un comunicato ufficiale, da genoa, palermo, lecce e bari il silenzio più totale, e forse è anche giusto.
Questo per quelli che vorrebbero un Lotito pronto ad imperversare nelle radio e tv a difendere una accusa mai formulata.
Al momento gli unici ad ipotizzare un coinvolgimento della Lazio sono dei giornalisti di chiara fama giallorossa.
:asrm :asrm

finora ci sono solo indiscrezioni giornalistiche...

kiraly

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Citazione di: silvia84 il 29 Dic 2011, 15:54
certo che perfino in casi come questi esistono tifosi che prendono la palla al balzo per continuare a parlar male di Lotito. Meno male che il motto dice "solo la maglia"... ormai c'è gente che pensa solo a Lotito, della Lazio non gliene frega niente.
Se non te ne fossi accorta qui ci stanno tirando cacca a non finire addosso.
Tu non c'eri nel 80 quando uno scandalo globale fu ridotto a pochen squadre tra cui ovviamente noi, quando oltre ad essere danneggiati dai giocatori che si vendevano le ns partite ci mandarono in B, cosa che abbiamo pagato per 10 anni a seguire, nei quali un altro scandalo ci colpi..
In tutto questo societa inesistenti, come di frequente ci capita di avere, non fecero nulla contrariamente ai nostri dirimpettai che nel primo scandalo erano super invischiati ma ne uscirono lindi e pindi (come calciopoli...)
A me di Lotito non importa un tubo, ma ora dato che rappresenta la mia societa pretendo che la difenda al massimo e non con un comunicato asettico ...
Per rispondere ad altri netter qui ci sono gli estremi per fare un gran casino contro questa pseudo stampa di regime, basta volerlo e chissene della ridicola inibizione, che fanno la prorogano e quindi?
Iniziamo a denunciarne uno e vedrai che smettono anche gli altri..


mansiz

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L'INCHIESTA
Serie A, ecco le partite truccate
"Sono cinque le squadre coinvolte"
Uno degli arrestati accusa Roma, Fiorentina, Cagliari, Lecce e Genoa. Il team allenato da Conte avrebbe pagato i giocatori del Sassuolo per vincere una partita


da repubblica

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kiraly

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Citazione di: COLDILANA61 il 29 Dic 2011, 16:06
:o

La conosci la canzone di Antoine del 1967 ?  :)

Charles Frederick Kiraly, detto Karch : e' dedicato a lui il tuo nick ?  :(
Ciao, non conosco la canzone o almeno non mi viene in mente, sono vecchio e rinco e potrebbe dipendere da questo.
Si il mio nick viene da lui, il mio idolo sportivo che mi avvicino al volley prima e al beach volley dopo, sport che ho praticato per 18 e 15 anni prima di fare l'allenatore come faccio oggi.

Tarallo

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Citazione di: mansiz il 29 Dic 2011, 16:17
L'INCHIESTA
Serie A, ecco le partite truccate
"Sono cinque le squadre coinvolte"
Uno degli arrestati accusa Roma, Fiorentina, Cagliari, Lecce e Genoa. Il team allenato da Conte avrebbe pagato i giocatori del Sassuolo per vincere una partita


da repubblica

Eh?  :o

silvia84

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Citazione di: mansiz il 29 Dic 2011, 16:17
L'INCHIESTA
Serie A, ecco le partite truccate
"Sono cinque le squadre coinvolte"
Uno degli arrestati accusa Roma, Fiorentina, Cagliari, Lecce e Genoa. Il team allenato da Conte avrebbe pagato i giocatori del Sassuolo per vincere una partita


da repubblica
questo il 6 giugno


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uforobot

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Citazione di: mansiz il 29 Dic 2011, 16:17
L'INCHIESTA
Serie A, ecco le partite truccate
"Sono cinque le squadre coinvolte"
Uno degli arrestati accusa Roma, Fiorentina, Cagliari, Lecce e Genoa. Il team allenato da Conte avrebbe pagato i giocatori del Sassuolo per vincere una partita


da repubblica
Di quand'è?

Tarallo

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Citazione di: Tarallo il 29 Dic 2011, 16:26
Eh?  :o

articolo del 06 giugno 2011

tanto per capire di che stiamo parlando  :=))

uforobot

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Ulissechina

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Citazione di: radar il 29 Dic 2011, 12:16
Migliore, oggi, il comportamento del Messaggero che dedica una pagina di cronaca alla Lazio con tre articoli, abbastanza interessanti, uno di Massimo Martinelli, uno di Gabriele De bari ed uno di Daniele Magliocchetti.I titoli sono
"Lazio nel mirino dell'inchiesta Gervasoni fa il nome di Mauri"
"La società: «Solo sospetti non c'è niente contro di noi»"
"In pagella sufficienze per il numero 6 biancoceleste"

Ecco il testo:
C'è la parola di Carlo Gervasoni e non solo quella. A tirare per i capelli almeno un giocatore della Lazio, Stefano Mauri, in questa indagine maleodorante, ci sarebbero anche riscontri tecnici, come li chiamano in gergo. Cioè tracciati Gps registrati dai localizzatori nascosti nelle automobili. Oppure spostamenti ottenuti seguendo le tracce dei telefonini impresse sui ripetitori di segnale.

E ancora le conversazioni su Skype, che alcuni dei protagonisti di questa vicenda di corruzione ritenevano - con un'ingenuità disarmante - al riparo da ogni tipo di intercettazione. E gli stessi riscontri sarebbero stati raccolti nei confronti delle altre persone chiamate in causa da Gervasoni: Cesare Rickler, in forza al Bologna ma tirato in ballo per una Atalanta-Piacenza nel periodo in cui giocava nel Piacenza. E Nicola Ventola, ormai ex giocatore, indicato da Gervasoni a proposito di Chievo-Novara di Coppa Italia (quando Ventola giocava con i piemontesi), finito tre a zero per il Chievo. A Stefano Mauri, invece, il grande accusatore di Calciopoli attribuisce un ruolo nella fantastica doppietta dei biancocelesti della scorsa primavera, con il quattro a due contro il Genoa all'Olimpico, del 14 maggio, e quella del 22 maggio, sempre per quattro a due, con Lecce fuori casa.Su quest'ultima partita i magistrati hanno sospettato che potesse avere un ruolo anche Alessandro Zamperini, il giocatore playboy che vantava flirt con Nicole Minetti, Federica Nargi e altre bellezze dello star system, che alla vigilia di Lecce-Lazio era in un grande albergo della città pugliese, in compagnia di Hristian Ilieyski, uno dei capi dell'organizzazione degli Zingari.

Zamperini è stato interrogato due giorni fa e ha ammesso di averci anche provato, a comprare quel match. Ha detto di aver fatto un «discorso preparatorio», come lo ha definito il suo legale Roberto Ruggiero, a un giocatore del Lecce che conosceva da tempo, Stefano Ferrario (che poi non entrò nemmeno in campo). E che Ferrario non lo fece nemmeno concludere. Lo stoppò appena capì il tenore della proposta e disse di non essere disposto. Anche se, osservano gli inquirenti, si guardò bene dal denunciarlo, come invece aveva fatto Simone Farina, il centrocampista del Gubbio al quale Zamperini arrivò a offrire duecentomila euro per truccare una partita.

Sono solo questi due gli episodi, quello di Lecce e quello di Farina, che Zamperini ha ammesso davanti al pm Di Martino e al gip Salvini, nell'interrogatorio di due giorni fa. E il suo avvocato, Roberto Ruggiero, assicura che il suo cliente non ha altro da aggiungere: «Ha chiarito la sua posizione», dice il penalista. E accarezza l'idea di contestare l'incompetenza territoriale della procura di Cremona per portare l'inchiesta a Roma. Perché è a Roma, o meglio a Formello, che sarebbero stati raccolti altri elementi sulle presunte combine nei match della Lazio. Scrivono i segugi del Servizio Centrale Operativo della Polizia in una relazione appena depositata: «A conferma dell'assunto secondo il quale l'organizzazione criminale invia i propri emissari per parlare direttamente con i giocatori o con i dirigenti coinvolti nella manipolazione delle partite, di particolare valenza investigativa appare essere la circostanza che la cella impegnata da Viktor Kondic (un altro dei capi dell'organizzazione) è quella di Formello (Roma) ove come è noto da alcuni anni è ubicato il centro sportivo della Società sportiva Lazio. Inoltre, via delle Macere, dove si trova la cella, è contigua proprio al centro sportivo in argomento».

E ancora, è lo stesso Zamperini a insospettire gli investigatori per il comportamento sospetto che tiene in occasione di alcuni contatti con uomini stranieri non ancora identificati. Come è avvenuto solo un mese fa, il 21 novembre scorso, quando ha ricevuto una telefonata da una utenza macedone nel corso della quale si parlava in inglese: «Amico mio, ti ho scritto». E l'altro: «Ok il mio telefono si è spento, niente batteria». E Zamperini: «Ok, non importa, ora io vado ad allenamento. Tu dopo leggi e stasera ne parliamo in Skype». Senza sapere che da anni qualsiasi procura intercetta più questo sistema di messaggistica che le telefonate normali.



«Giù le mani dalla Lazio». L'avvocato Gianmichele Gentile respinge ogni sospetto mosso nei confronti della società biancoceleste in merito alle partite indagate, contro Genoa e Lecce. La squadra tornerà oggi a lavorare a Formello e si troverà ad affrontare questa delicata vicenda che è venuta fuori dalle indagini condotte dalla Procura di Cremona.

«Speriamo che i calciatori possano allenarsi in tutta serenità, senza risentire di questa situazione che interessa altre persone. Stanno alzando un polverone che non ci tocca perché la Lazio non è stata chiamata in causa per alcun fatto concreto. I riferimenti avanzati, infatti, sono frutto solo di sospetti, non di prove, quindi stiamo alla finestra in attesa di conoscerne gli sviluppi. Non abbiamo ricevuto inviti a comparire, non ci sono indagini che ci interessano direttamente, perciò rimaniamo tranquilli per quanto potrà emergere dall'inchiesta. Ma non ci piace che venga fatto il nome della Lazio per una brutta storia come questa, perciò vigileremo su tutto. I nostri tecnici hanno rivisto gli incontri chiamati in questione e non sono stati trovati elementi di anomalia. Questo rafforza la nostra convinzione di estraneità allo scandalo delle scommesse».

Alla luce dell'inibizione inflitta al presidente Claudio Lotito, per la Lazio, parla soltanto l'avvocato Gentile il quale spiega anche la posizione di Stefano Mauri, il cui nome è rimbalzato dalle deposizioni di Cremona. «Il nostro calciatore è fuori da ogni coinvolgimento in questa triste vicenda. Si parla di una telefonata, ma non basta dire di aver parlato con una persona per accusarla di un reato. Ci vogliono riscontri oggettivi e circostanziati che, in questa situazione, non esistono. E che, siamo convinti, non emergeranno. Non conosciamo cosa abbiano detto Gervasoni e Zamperini, nelle loro dichiarazioni in Procura, perciò dobbiamo e possiamo basarci solo su quanto è emerso sui giornali e dalle televisioni. Però la sensazione è che si vogliano coinvolgere personaggi in vista del calcio per dare maggiore clamore a tutto. Se saremo chiamati in causa, sapremo cosa dire e cosa fare: per adesso possiamo solo aspettare. Sotto il profilo penale non c'è niente. Sotto l'aspetto sportivo, se riguarda un tesserato della società, si potrebbe configurare la solita responsabilità oggettiva con penalizzazione. Ad ogni modo si naviga sempre sul campo delle ipotesi di un caso ancora a livello embrionale del quale, prima di emettere giudizi o verdetti affrettati, bisognerà scoprire gli aspetti in maniera precisa. Invece si parla troppo di voci, di sentito dire, di nomi buttati a caso che poi vengono ritratti. La Lazio ha tutto l'interesse ad andare fino in fondo perché pretende che venga fatta piena luce e che i nomi della società e dei calciatori escano senza alcuna ombra da questa inchiesta».

Anche il procuratore di Mauri, Tiziano Gonzaga, ha scagionato con forza il centrocampista biancoceleste dai sospetti. «Il mio assistito è assolutamente e totalmente estraneo ai fatti per i quali si sta indagando e procedendo nell'inchiesta della Procura di Cremona. Mauri si tutelerà in tutti i modi per evitare che il suo nome venga messo in mezzo a questa situazione». La Lazio quindi alza la voce, chiede subito chiarezza e non accetta che si spari nel mucchio coinvolgendo sia la stessa società, che suoi tesserati, senza alcuna prova. Siamo alla ripresa della preparazione, il campionato si avvicina e la squadra ha diritto a lavorare fuori dalle polemiche. Chi indaga ha il dovere di verificare tutto e in fretta per evitare che i dubbi e i sospetti continuino nei prossimi giorni, danneggiando chi non c'entra con la vicenda delle scommesse.



Niente di anomalo, tutto secondo copione, almeno sul campo. Lazio-Genoa del 14 maggio e Lecce-Lazio del 22 maggio, entrambe terminate con il risultatodi 4-2 a favore dei romani, sono state le classiche partite di fine stagione: squadre senza un preciso ordine tattico e soprattutto senza particolari paure legate al risultato. Tra le tre l'unica che aveva qualche pressione in più era la formazione di Edy Reja che con l'Udinese inseguiva il quarto posto, un piazzamento in Champions League. E sempre tra le tre Lazio, Genoa e Lecce, ha vinto la squadra più forte, quella che aveva i pronostici dalla sua. Due partite dall'esito piuttosto scontato, insomma, magari non nel punteggio. Una curiosa coincidenza quel 4a2 in entrambi i match, ma niente di più, almeno per quello che si è notato sul terreno di gioco. Nella prima partita, la formazione allenata da Reja parte in modo arrembante, andando in vantaggio con Biava al settimo minuto di gioco. Una fiammata, anche perché il Genoa pareggia dopo cinque minuti con Palacio e comincia a girare meglio della Lazio, tanto che in più di un'occasione va vicina al vantaggio. E poi in campo c'è Lichtsteiner, lo svizzero stoico che gioca pur avendo una mano fratturata. L'esterno destro dà una grande prova di coraggio, ma si vede che è insicuro, difende male ed è
troppo condizionato, al punto che Ballardini, il tecnico del Genoa, se ne accorge e gli mette addosso il guizzante Palacio. La Lazio soffre e chiude il primo tempo tra i fischi. Il portiere Berni e l'ex di turno Giuseppe
Sculli si alzano dalla panchina e assieme al tecnico spronano i compagni a dare di più. Sculli, prima di entrare negli spogliatoi, si intrattiene a chiacchierare un po' con gli ex compagni del Genoa. Le squadre rientrano in campo e la Lazio comincia a giocare a pallone, attaccando a testa bassa. Zarate, Ledesma, Rocchi ed Hernanes sono i trascinatori e i migliori a fine gara. Stefano Mauri, nelle pagelle pubblicate dal Messaggero, riceve un 6, con il seguente giudizio: «Come gran parte della squadra sbaglia tanto nei primi quarantacinque minuti. È poco ispirato e un po' stanco. Migliora nella ripresa, sacrificandosi tanto». Il Genoa quasi sparisce dal terreno di gioco, ma più per la veemenza degli attacchi della Lazio che altro. La partita di Lecce, come andamento tecnico, è molto più divertente rispetto a quella con il Genoa. La Lazio deve vincere e attacca a testa bassa, ma il Lecce
non sta a guardare e per ben due volte raggiunge i biancocelesti andati in vantaggio prima con Rocchi e poi nuovamente con Zarate. Muslera commette un'ingenuità: uscendo in modo goffo su un cross di Coppola vede la palla entrare in rete. C'è addirittura un salvataggio sulla linea da parte di Dias che di testa respinge un tiro di Piatti con Muslera battuto. Le due squadre, soprattutto il Lecce già salvo, non si risparmiano. Nella ripresa sale in cattedra proprio Stefano Mauri, autore di una ottima prestazione. In quella partita, nelle pagelle del Messaggero, il giocatore riceve 6,5: «Tanta volontà, sacrificio e classe. Per tre volte con i suoi passaggi in verticale, mette Rocchi e Zarate davanti al portiere, ma i due sprecano». Assieme al trequartista brillano anche Brocchi e Ledesma. La Lazio riesce a vincere, ma a causa del pareggio tra Udinese eMilan, resta quinta in classifica ed è costretta a dire addio alla Champions League.


Ancora mi chiedo perchè a daniele magliocchetti figlio di quel magliocchetti presidente o ex presidente del 12giallorosso casalbertone, romanista  perso, il messaggero gli ha dato l'incarico di occuparsi della Lazio.si occupi della Lazio.

mansiz

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Roma, Fiorentina, Genoa, Lecce e Cagliari. Sono queste le cinque squadre al centro delle tre partite truccate di serie A rivelate agli inquirenti da uno dei nuovi "collaboratori" dell'indagine sul calcio scommesse. A indicare i cinque club è stato venerdì il dentista Mario Pirani, al centro dell'associazione che truccava le gare: lo ha fatto nell'interrogatorio di garanzia davanti al gip di Cremona, Guido Salvini, e di nuovo lo farà domani con il procuratore Roberto Di Martino che lo ha convocato per ottenere ulteriori spiegazioni.
...continua...

(sempre dal 6 giugno)

Marchese_MCM

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La Società ha fatto due comunicati, Mauri per bocca del suo procuratore ne ha fatto un altro credo che per ora vada bene cosi', poi in seguito se ci saranno le possibilità spero che si denunci anche per diffamazione i giornalai che hanno sputato merda su di noi ( anche se non ho ancora capito se basta usare il condizionale per poter evitare la denuncia)
Credo che per ora la Società debba appuntarsi i nomi delle grandissime firme de 'sto  caxxo che hanno scritto su noi e non farli entrare ne' a Formello ne' all'Olimpico quando giochiamo in casa.

matador72

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Credo che il senso della vicenda stia nelle parole del presindente ZampArini:
"... sono 4 sfigati che millantano cose piu' grosse di loro....."

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Cosi', per distrarci un po'.

Trapattoni, siluro a Doni:
"Intelligente? Mi ricredo"

Milano, 28 dicembre 2011
Il c.t. dell'Irlanda al Tg1: "Lo reputavo un ragazzo intelligente, mi devo ricredere. Già in passato era incappato in storie strane. La vicenda scommesse è una mazzata per il calcio italiano. All'estero noi allenatori italiani siamo additati come truffaldini: la parola che spesso usano è mafia"
Così Giovanni Trapattoni, c.t. italiano dell'Irlanda, racconta la sua amarezza per gli ultimi sviluppi del Calcioscommesse al Tg1. "Doni lo reputavo un ragazzo intelligente - ha aggiunto Trapattoni, che fece esordire in Nazionale il giocatore dell'Atalanta -. Mi devo ricredere. Già in passato era incappato in storie strane". In tutto il mondo, la sua conclusione, "esiste una rete di scommesse, ma altrove i calciatori non scommettono, e non si truccano le partite".

__________________________________________________________________________

Carlo Petrini non rinuncia ad attaccare
"Soldi, truffe e doping: è il calcio di sempre"

L'ex centravanti di Genoa, Milan, Roma e Bologna è alle prese con una malattia difficile da sconfiggere, ma continua a denunciare i mali del calcio di casa nostra. Tra gli altri, se la prende con personaggi noti - come Mazzola, De Sisti e Borgonovo - che non dicono ciò che sanno
Gli è rimasto qualche desiderio. "Mi piacerebbe bere un caffettino". Ottiene una brodaglia nerastra allungata con l'acqua. Un fondo in cui leggere e diluire passato e presente. Il campo adesso è un divano, la mobilità un'illusione e l'orizzonte un muro di nebbia. "Ho tumori al cervello, al rene e al polmone. Ho un glaucoma, sono cieco, mi hanno operato decine di volte e dovrei essere già morto da anni. Nel 2005 i medici mi diedero tre mesi di vita. E' stato il calcio. Ne sono certo. Con le sue anfetamine in endovena da assumere prima della partita e i ritrovati sperimentali che ci facevano colare dalle labbra una bava verde e stare in piedi, ipereccitati, per tre giorni. Ci sentivamo onnipotenti. Stiamo cadendo come mosche".

Ieri, abbattuto dalla leucemia se n'è andato anche Sergio Buso. Saltava da portiere nella Serie A degli anni 70. Quella raccontata da Carlo Petrini, centravanti di Genoa, Milan, Roma, Bologna e di altre stazioni passeggere: "Da mercenario che pensava solo a drogarsi, scopare, incassare assegni e alterare risultati". Vinse, perse, barò. Scrisse libri su doping e calcioscommesse. Fece nomi e cognomi. Rimase solo. Il Carlo Petrini di ieri non c'è più. Il corpo che un tempo gli serviva per conquistare amori di contrabbando e tribune esigenti tra San Siro e il Paradiso, è un quotidiano inferno che gli presenta conti con gli interessi e cambiali da scontare.

A 63 anni, con il vento che scuote Lucca e non lo accarezza più, non c'è Natale o Epifania possibile. A metà conversazione, mentre lamenta l'abbandono di chi un tempo gli fu amico: "Ciccio Cordova, Morini, non mi chiama più nessuno", un segno. Squilla il telefono. La voce di Franco Baldini. Il dirigente della Roma. Il nemico di Luciano Moggi. :roll: (Te pareva che non ce mettevano er carcio pulito, limortaccivostra, ma lasciamo perde, n.d.T.). Petrini gli parla: "Ho fatto molta chemio. Sto cercando di superare il male. Io spero, Franco. Spero ancora". Poi lacrima. In silenzio. Rumore di rimpianto. E di irreversibile.

Petrini, come si racconterebbe a chi non la conosce?

Un presuntuoso. Un [...]. Uno che credeva di essere un semidio e morirà come un disgraziato. Ero bello, forte, ricco, invidiato. Avevo tutto e ora non ho niente.

Perché?
I miei errori iniziarono a metà dei '60, al Genoa. Siringhe. Sostanze. La chiamavano la bumba. Avevo 20 anni. Non smisi più. Il nostro allenatore, Giorgio Ghezzi, ex portiere dell'Inter, ci faceva fare strane punture prima della gara. Un liquido rossastro. Se vincevamo, si continuava. Altrimenti, nuovo preparato.

Cosa c'era dentro?

Mai saputo. L'anno dopo, disputammo a Bergamo lo spareggio per non retrocedere in C. Il tecnico Campatelli scelse cinque di noi come cavie. Stesso intruglio per tutti. Eravamo indemoniati. La punta, Petroni, sembrava Pelé. Vincemmo 2-0 e, in premio, ebbi il trasferimento al Milan.

Perché non vi ribellavate?

Venivamo da famiglie poverissime. Mio padre era morto a 40 anni, di Tetano. Rifiutare le punture, le pastiglie di Micoren o le terapie selvagge ai raggi X, significava essere eliminati. Fuori dal circo. Indietro, in cantina, senza ragazze o macchine di lusso. Nei nostri miserabili tinelli, con la puzza di aringa che mia madre metteva in tavola un giorno sì e l'altro anche.

Quindi continuò ad assumere sostanze proibite?

Ovunque andassi. A Roma il massaggiatore ce lo diceva ridendo: "A ragà, forza, fa parte der contratto". A Milano, dove mi allenava Rocco, feci invece i raggi Roengten per guarire da uno strappo muscolare. Non so se Nereo sapesse. Con me aveva un rapporto particolare: "Testa de casso, se avessi il cervello saresti un campiòn".

Di radiazioni Roengten, secondo la famiglia, morì anche Bruno Beatrice.

Fu mio compagno a Cesena, Bruno. Se ne andò a 39 anni, a causa di una rara forma di leucemia, tra agonie e sofferenze atroci. Come tanti, troppi altri.

Si muore di pallone?

Hanno sperimentato su di noi. Non ci curavano, ci uccidevano. Vorrei sapere con quali ausili gli eroi contemporanei disputano 70 incontri l'anno.

Lei insinua.

Affermo, ma non ho le prove. Nonostante l'impegno di Guariniello, hanno nascosto tutto. Ai nostri tempi le punture le faceva chiunque e un minuto dopo, sentivi un mostro che ti sollevava e ti faceva volare.

Chi ha nascosto tutto?

Allenatori, calciatori, presidenti. Il sistema che ancora foraggia con le elemosine quelli capaci di non tradire. Gente che ogni mattina si alza con la paura e che continua a tacere anche se oggi, grazie agli 'aiutini' farmacologici o è una lapide con un'incisione o recita da vegetale.

Di chi parla Petrini?

Di quel piccolo uomo di Sandro Mazzola, che ha smesso di parlare al fratello Ferruccio. Di Picchio De Sisti, che nega l'evidenza nonostante la malattia. O del commovente Stefano Borgonovo. Uno che sta molto male, aggredito dalla Sla e che continua a sostenere che il pallone non c'entri nulla. Se non mi facesse piangere, verrebbe da ridere.

E invece?

Sono triste. Vedendo come sei e come potresti essere, persino peggio di ora, ti vengono mille domande senza risposte. Parliamo di gente che non ha respirato amianto o fumi in miniera. Ha inseguito una sfera e muore nell'indifferenza in una guerra non dichiarata. Non sono un dottore, ma non può non esserci una relazione tra le mie malattie e quelle di altri calciatori.

Prova rancore?
A volte li sogno. Con i loro sorrisi falsi. Le loro bugie. Vorrei cancellarli. Non ci riesco.

Lei fu tra i protagonisti del primo calcioscommesse, quello della primavera 1980.

E oggi succede la stessa cosa. Partite combinate, risultati compromessi, soldi gestiti dalla camorra, dalla mafia, dalla 'ndrangheta.

La 'ndrangheta forse uccise Bergamini. Lei ci scrisse un libro.

Che è servito per riaprire l'inchiesta, dopo più di 20 anni. Bergamini era l'ingenuo, il ragazzo pulito, smarrito in una vicenda più grande di lui. La scoprì, provò a uscirne e lo fecero fuori. Dentro la sua squadra, il Cosenza, c'era chi organizzava traffici di droga. Bergamini era l'anello debole e fu suicidato.

Nel suo libro lei ha intervistato anche il compagno di stanza di Bergamini, Michele Padovano, appena condannato per traffico di stupefacenti. Il padre del calciatore Mark Iuliano lo ha chiamato in causa.
La sua condanna non mi stupisce. A fine intervista, Padovano si alzò di scatto, mi mandò a fare in culo e provò a distruggere la registrazione. Sono sicuro che lui sappia tutto della morte di Denis. Tutto. Bergamini ne subiva l'ascendente. Del padre di Iuliano non so cosa dire, su Mark si raccontavano tante cose, non solo sulla sua presunta tossicodipendenza. Si raccontava che mandasse baci alla panchina rivolti a Montero, un'ipotetica 'prova' della sua omosessualità.

Dica la verità. Lei ce l'ha con la Juve, fin dal 1980.
Al contrario. La salvai. Nell' 80 giocavo con il Bologna. Bettega chiamò a casa di Savoldi e ci propose l'accordo. Tutto lo spogliatoio del Bologna, tranne Sali e Castronaro, scommise 50 milioni sul pareggio. Prima della partita, nel sottopassaggio, chiesi a Trapattoni e Causio di rispettare i patti: "Stai tranquillo, Pedro, calmati", mi risposero.

Tutta la Juve sapeva?
Certo. Rivedetevi le immagini, sono su Youtube. Finì 1-1. Errore del nostro portiere, Zinetti e autogol di Brio. Bettega ce lo diceva, durante la partita: "State calmi, vi faccio pareggiare io". La gente ci fischiava e tirava le palle di neve. Una farsa. Quando lo scandalo esplose, Boniperti e Chiusano mi dissero di scovare Cruciani e convincerlo a non testimoniare contro la Juve: se li avessi aiutati, loro avrebbero aiutato me. Fui di parola, incontrai Cruciani al cancello 5 di San Siro, ero mascherato. Una scena surreale. Lui accettò e la Juve si salvò dalla retrocessione. Ma alla fine pagai soltanto io.


Le è rimasta la possibilità di raccontare.

Neanche quella. Ho dato fastidio a gente potente. Mi hanno minacciato di morte e poi coperto con gli insulti. Per i Savoldi e i Dossena ero un bugiardo, per Rivera un pornografo. Se l'era presa perché lo descrivevo per quello che era, una fighetta. I miserabili sono loro. Mi impedirono di andare persino a parlare nelle scuole. Zitto dovevo stare, ma non ci sono riusciti.

E la scrittura?
Mi è rimasta solo quella. Il nuovo libro, Lucianone da Monticiano, è ancora su Moggi. Il mio compaesano. Uno che pur squalificato continua a ricattare e a fare il mercato di mezza Serie A. Ma non sarà l'ultimo.

Perché?

Mi dedicherò a ricordare mio figlio Diego. Morì a 19 anni di tumore, mentre chiedeva di vedermi e io ero in Francia, in fuga dai creditori. Non me lo sono mai perdonato. Gli farò un regalo. Proverò a sentirmi vivo. Sono distrutto e sofferente, ma non mollo. Vivere, ancora, mi piace.

Ci sarà tempo?
Non è detto. Penso sempre al giorno in cui ci sarà giustizia. Aspetto ma non viene mai.

di Malcom Pagani e Andrea Scanzi

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Doni è recidivo..10 anni FA se la cavò per mancanza di prove,appena posso recupero la storia.

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Citazione di: kiraly il 29 Dic 2011, 16:15

A me di Lotito non importa un tubo, ma ora dato che rappresenta la mia societa pretendo che la difenda al massimo e non con un comunicato asettico ...

In realtà Lotito rappresenta la sua società. Ed è abbastanza ovvio che lui ci tenga più di te a difenderla. Per foruna è lui a decidere, e non tu, come muoversi. [qualcuno ha già tentato di ricordarti che L. al momento è inibito, quindi non può parlare. Ma tu perseveri. Io aggiungo che per querelare qualcuno ci sono 90gg. a disposizione e che le querele per diffamazione - quelle vere, quelle che fano male - non vengono annunciate da un comunicato per far contenti i tifosi isterici]

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paoloni e zamperini furono guardacaso compagni di squadra primavera "giallorossa" con un attuale giocatore del lecce

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