Neanche il CorSport ci nomina
Scommesse, Doni: «Non sono corrotto»
E' durata circa due ore e 30' l'audizione dell'ex capitano dell'Atalanta nell'ambito dell'inchiesta sul calcioscommesse
CREMONA - Si è concluso dopo due ore e 30' l'interrogatorio dell'ex capitano dell'Atalanta, Cristiano Doni, giunto in Procura a Cremona per essere interrogato dal procuratore Roberto Di Martino nell'ambito dell'inchiesta sul calcioscommesse. Doni, accompagnato dal suo avvocato, Salvatore Pino, è entrato in tribunale a Cremona senza rilasciare dichiarazioni. Il calciatore è, infatti, agli arresti domiciliari, dopo circa una settimana di carcere, con il divieto di comunicare con chiunque sia diverso dai suoi familiari e dai suoi legali.
GLI ALTRI - Nel pomeriggio è invece atteso l'interrogatorio dell'ex preparatore atletico dei portieri del Ravenna, Nicola Santoni, anch'egli arrestato il 19 dicembre scorso nell'ambito dell'inchiesta cremonese sulle partite truccate. Doni, da parte sua, nell'interrogatorio davanti al gip Guido Salvini, che ha disposto nei suoi confronti gli arresti domiciliari in Alto Adige, aveva ammesso la sua partecipazione alla 'combinè di almeno una delle partite che gli erano contestate: Atalanta-Piacenza, conclusasi con la vittoria della squadra orobica. Aveva però precisato di non aver tratto alcun vantaggio personale, ma di averlo fatto unicamente per favorire l'Atalanta.
NON SONO CORROTTO - Doni, davanti al procuratore di Cremona Roberto Di Martino, ha tenuto a ribadire: "non sono un giocatore corrotto". Lo ha spiegato il suo legale, Salvatore Pino, al termine dell'interrogatorio del calciatore durato circa 3 ore. "Ritiene di non avere mai fatto nulla contro la sua squadra - ha spiegato l'avvocato - non è un giocatore corrotto, non è uno che si è venduto le partite, ma ha sempre giocato per vincere". "Certo - ha proseguito il legale - non doveva avere la consapevolezza che qualche partita fosse con un risultato già acquisito per altra via". Il legale sta valutando l'ipotesi di un'istanza di revoca degli arresti domiciliari.
IL RIGORE - Doni ha confermato di aver tirato un rigore al centro, durante l'ormai famosa Atalanta-Piacenza, come da accordi intrapresi con i giocatori della squadra emiliana, in particolare con il portiere Cassano che, quindi, non lo parò, consentendo la vittoria dei nerazzurri. Doni, nel corso dell'interrogatorio, avrebbe in sostanza confermato, arricchendolo con qualche particolare, il contenuto dell'atto istruttorio nei giorni scorsi davanti al gip Guido Salvini. A proposito di Atalanta-Piacenza, l'avvocato dell'ex capitano orobico, Pino Salvatore, ha spiegato che il risultato "era già combinato" e il suo assistito "ne è venuto a conoscenza in un secondo tempo ma il fatto di poter portare punti alla sua squadra l'ha portato a commettere un passo falso. Non è stato lui però ad alterare il risultato". Riguardo al rapporto tra Doni e la sua squadra Pino ha spiegato che "l' Atalanta era il suo mondo, non aveva vita sociale che non fosse legata alla squadra, alla società e alla città e ora avverte un gelo molto forte che lo amareggia".