Citazione di: MTL il 24 Mag 2021, 00:10
Io non sono contrario all'addio di Tare, sia chiaro, ma vedo qui dentro che - in larghissima maggioranza - si tende a considerare la gestione di Inzaghi cristallina, intonsa. È su questo passaggio che io dissento.
Lotito può andare via? Non lo so, la vedo difficile.
Tare può andare via? È già più semplice, ed infatti vediamo cosa accade in questi giorni.
In ogni caso, finché Lotito è il proprietario della Lazio, decide lui e se preferisce tenere Tare lo posso criticare, come posso criticare il presidente se tiene Inzaghi.
Non è vero che Inzaghi viene visto come il Messia e Tare come il nemico incapace. Lo stesso fat, che forse prenderà la partenza di Inzaghi male quanto e più di me, ammette che gli errori si fanno insieme, così come si ottengono insieme le vittorie.
Non siamo d'accordo sulle percentuali: le percentuali di QUANTE cose sono state fatte bene, di QUANTI errori sono stati riparati, di QUANTI momenti delicati sono stati gestiti nella maniera migliore.
Ecco, su queste percentuali alcuni di noi vedono ad esempio Inzaghi essere stato più coerente/costante/equilibrato di Tare, nel suo campo ovviamente, e quindi ci si chiede perché lato allenatore ci si senta così tranquilli nel puntare a un cambiamento mentre lato DS (un ticket, ricordi?) c'è più indulgenza e la convinzione che "l'anno prossimo farà meglio" (sono tre anni oggi che lo diciamo).
È solo questo, credo, che rende il tutto un po' nervoso e divergente.
Anche sul paragone con il deliorossismo (non mi riferisco a te!) non sono d'accordo: all'epoca era l'allenatore di cuore che aveva finito il percorso della prima ricostruzione di Lotito prendendo un trofeo. La sua partenza l'abbiamo vissuta di pancia con ancora negli occhi quella notte di gioia dopo anni di paure e galleggiamenti vari.
Oggi non è paragonabile; Inzaghi è stato il simbolo del nuovo corso, e ha portato la squadra lì dove non era quasi mai arrivata nel recente passato a parte un paio di exploit poi finiti malissimo.
È il motore che si è acceso dopo anni di giri a vuoto della chiave. È l'orgoglio di sentirsi di nuovo "grandi" dopo aver temuto che saremmo diventati la Samp o la Fiorentina.
Ai tempi di Delio Rossi passare a ballardini poteva essere un colpo di genio sensato e pieno di coraggiosa voglia di cambiare. Oggi passare da Inzaghi a Gattuso sarebbe una retromarcia innestata mentre stiamo per andare in quinta (o sesta, fate voi).
Forse esagero, ma è adesso che la Lazio dovrà decidere cosa fare da grande e, soprattutto, se vorrà essere ancora più grande.
Fingers crossed