La vergogna di Varsavia finisce in Parlamento
Primi rilasci mente un dirigente di Fratelli d'Italia chiede chiarezza. I racconti di chi è tornato
Unità di crisi creata dall'Ambasciata italiana al lavoro, processi in via di definizione (anche oggi) e moltissimi tifosi laziali rilasciati con una semplice multa (da 100 a mille euro) per reati che vanno dall'adunata sediziosa agli schiamazzi. Prende una piega sinistra la vicenda dei 150 tifosi fermati e portati in galera per essere processati a Varsavia prima di Legia-Lazio. In tanti denunciano di essere stati fermati pur non avendo nemmeno assistito agli scontri che hanno coinvolto un gruppo di ultrà laziali con la polizia prima del match di Europa League. E' quanto scrive sul proprio sito la Gazzetta dello Sport, che poi spiega l'evolversi della situazione. E cioè che è stata presentata un'interrogazione urgente al ministro degli Esteri Emma Bonino per fare chiarezza sulle ragioni che hanno portato la polizia polacca a decidere il fermo di 149 tifosi italiani arrivati a Varsavia. L'annuncio è di Francesco Lollobrigida, dirigente nazionale di Fratelli d'Italia: "Chiediamo in particolare al governo di conoscere le motivazioni che hanno spinto le autorità polacche a tenere in custodia un numero così elevato di cittadini italiani, tra cui donne e bambini. Le immagini e le ricostruzioni giornalistiche raccontano finora di alcuni episodi di violenza, che consideriamo gravi e che condanniamo con fermezza, ma che di certo non sono sufficienti a giustificare l'arresto di quasi 200 persone e tali da descrivere una scenario di guerriglia urbana".
Molti tifosi biancocelesti sono rimasti in Polonia senza soldi e si stanno organizzando raccolte per permettere loro di rientrare in Italia, anche da parte dei ragazzi della curva Nord. Diversi racconti descrivono scenari nuovi su quanto accaduto giovedì: "La polizia ci ha fermato perché cantavamo per strada. Ce la siamo cavata con una multa pari a 50 euro per quella che loro chiamano un'infrazione, altrimenti ci saremmo fatti 30 giorni di carcere. Abbiamo avuto un po' di paura, ma siamo stati trattati bene". E' uno dei tanti racconti di chi, in qualche modo, è riuscito a tornare in Italia. Fra i fermati c'è anche un ragazzo con un handicap uditivo andato insieme ad alcuni amici, pur essendo tifoso romanista, per visitare Varsavia. La polizia ha fermato il gruppo, ancora trattenuto per motivi burocratici, per aver cantato in piazza, senza essere coinvolto negli scontri che hanno dato vita al rastrellamento.
Ma sono molti anche i racconti raccolti dalle varie testate giornalistiche nazionali che parlano di un vero e proprio incubo. "La polizia polacca ci ha ingannati. Eravamo all'Hard Rock Cafè, speravamo di essere scortati allo stadio. I poliziotti ci hanno fatto strada, ma all'improvviso ci hanno portato in una via chiusa. Ci hanno bloccato senza motivo per due ore, le camionette ci sono venute incontro e hanno chiuso gli accessi. Ci hanno perquisiti uno per uno. Non avevamo fatto nulla!". "Le perquisizioni sono iniziate alle 17, si sono concluse alle 19. E quando siamo arrivati allo stadio ci hanno perquisito altre due volte, ci hanno fatto il test dell'alcol. Avevano le telecamere, facevano le foto segnaletiche. Con noi c'erano padri e figli, donne e anziani. Siamo arrivati allo stadio a fine primo tempo, dopo aver percorso 5 chilometri a piedi. Non ci hanno messo a disposizione neppure i pullman, volevano farci chiamare i taxi. Abbiamo protestato, parlavano in inglese, abbiamo mantenuto la calma. I poliziotti aspettavano solo la scintilla...". "Alcuni tifosi sono andati in taxi allo stadio, li hanno portati di fronte alla Curva dei polacchi, hanno rischiato grosso. Sugli spalti, nonostante i 750 biglietti venduti, eravamo solo in 400. E' stata una vera vergogna, siamo rimasti dentro lo stadio sino alle 23.45, ci hanno fatto andare via a gruppi di quattro con dei taxi, arrivavano lentamente, pioveva".
Un clima di terrore di cui qualcuno dovrà pure rendere conto."Qualsiasi assembramento formato da più di cinque persone veniva preso e portato in caserma. C'erano posti di blocco ovunque, ho visto ragazze strattonate". Senza contare le provocazioni subìte: "C'era la caccia all'uomo, si avvicinavano gruppi di polacchi, ci chiedevano di uscire fuori per fare a botte, dicevano "dove sono gli hooligans?"". E ancora: "Si sono avvicinati alcuni polacchi, ci hanno detto "facciamo un quattro contro quattro". Non abbiamo risposto alle provocazioni, questo non lo dice nessuno. Avevamo i cappelli e i cappucci per il freddo, qualcuno teneva il bavero alzato. Non c'erano passamontagna. E i video diffusi dalla polizia sono senza data, sono una messinscena. Alcuni giornali di Varsavia hanno titolato "polizia 120-tifosi Lazio 0" riferendosi ai fermi. E' un'altra vergogna".
Significativa la testimonianza di un ultrà di Cracovia: "Dopo l'11 novembre la polizia è stata accusata di non aver mantenuto l'ordine. Gli ultras avevano attaccato i comunisti di Antifa tentando di dar fuoco all'ambasciata russa. Quello che è successo ai laziali avviene quasi tutte le settimane. Ci sparano con pallottole di gomma, picchiano senza guardare donne e bambini". Rodolfo racconta al Tempo della caccia all'uomo subìta: "Sono arrivato giovedì, ma mi hanno raccontato che i tifosi del Legia Varsavia sono andati sotto l'albergo dei tifosi biancocelesti. Ci sono molte persone di 50-60 anni ma anche ragazzi di venti anni. Io e molti altri come me non siamo andati allo stadio, il clima era assurdo, era troppo pericoloso. Quindi abbiamo deciso di tornare in albergo per sicurezza". Diversa la versione degli investigatori polacchi dalle pagine del Corriere della Sera. Secondo loro con i laziali c'erano anche tifosi tedeschi (forse dell'Hertha Berlino o della Lokomotive Lipsia) gemellate contro la tifoseria del Legia: "I tifosi erano aggressivi, i poliziotti che li scortavano alla Pepsi Arena sono stati presi di mira con lanci di pietre e bottiglie", ha raccontato il portavoce della polizia Andrzej Browarek.
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