Credo che questa storia debba insegnare molte cose a tutti, una storia strana che poteva capitare solo ai tifosi della Lazio, la storia di una tranquilla serata di calcio, in cui dei cittadini ospiti di uno stato straniero vengono privati, improvvisamente, indiscriminatamente e in modo spropositato dei più elementari diritti civili, per uno stato civile, si intende, circa 200 tifosi fermati, sdraiati per terra come bestie, tradotti in caserma, senza capire cosa stesse realmente succedendo, e senza che ci siano stati feriti (per fortuna) da una parte e dall'altra, una storia già scritta, ma solo da qualcuno.
Ora questa storia finirà, finirà per i media che adesso ci sguazzano, tutti paladini senza gloria, ma fino a ieri in silenzio, un silenzio assordante e colpevole su tutto quello che stava succedendo a Varsavia, da parte di tutti, istituzioni, politica, governo, comune di Roma, e SS Lazio, che per come la vedo avrebbe dovuto essere presente li anche pagando tutte le spese necessarie a far uscire quei ragazzi il prima possibile da una storia assurda, intanto quello, poi per tutte le valutazioni e le eventuali colpe o responsabilità c'erano tempi e luoghi più adatti...
Se fosse successo a qualcun'altro, a caso, senza far nomi, staremmo parlando, ne sono assolutamente certo, di un caso diplomatico di una gravità eccezionale, roba da annichilire qualsiasi notizia su tutti i telegiornali e le testate nazionali, roba da far tremare i polsi, ma qui si parla di "laziali", fascisti e razzisti quando fa comodo, da buttare la chiave, e non pensarci più.
Questa storia finirà per tutti, pero' non deve finire per i tifosi: questa storia i laziali, tutti i veri laziali, hanno il dovere di non dimenticarla, di non dimenticare che nessuno ha speso una parola per dei ragazzi che erano li per sostenere questi colori, non dimenticare che è stata scritta una pagina nera incancellabile e che qualcuno in qualche modo dovrà rendere conto
Il Laziale e' solo, lo è sempre stato, e non ha mai avuto paura di esserlo, da oggi ha un motivo in poi per ricordarselo
Cia' Pablo