Solidarietà ai Laziali fermati a Varsavia.

Aperto da Biafra, 28 Nov 2013, 21:21

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surg

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Citazione di: Zoppo il 06 Dic 2013, 08:44
Articolo vergognoso del Fatto IMHO...
Si dà per scontato che gli scontri ci sono stati, che lo stato già ha fatto abbastanza con gli altri; insomma gli hanno trovato coltelli e ascia, ci sono stati gli scontri...

Per la repubblica, invece, è tutto a posto. La Polonia si stà comportando benissimo, anzi ce dovremo prende esempio.

V E R G O G N A

Giornalisti da quattro soldi. Venduti.
Sostenere che è giusto trattenere in carcere 22 persone perchè è stata trovata un'ascia in albergo è mostruoso. Ammesso che sia vero, deve essere condannato solo il responsabile non 22 persone prese a caso

LordEagle

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Ottima iniziativa di [...] che ha mandato uno della redazione a seguire da vicino la vicenda.

http://www.[...]/notizie/notizia/14097-live-S. Benedetti-it-a-varsavia-pronti-a-raccontare-tutto-dal-carcere


JSM

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Riporto anche qui, da riompubblica.it :

Lazio, tifosi arrestati; Bonino replica a ministro polacco: "Parole sconvenienti"

ROMA - Emma Bonino replica alle dichiarazioni del ministro degli Interni polacco. "Sono parole sconvenienti, in particolare per un ministro", ha affermato la responsabile della Farnesina dopo che ieri il collega aveva definito "banditi" i tifosi della Lazio arrestati nei giorni scorsi. "In uno stato di diritto la responsabilità è individuale e non si generalizza", ha aggiunto Bonino auspicando, come ha detto ieri il premier polacco Donald Tusk dopo avere incontrato Enrico Letta, una conclusione rapida della vicenda. Bonino ha sottolineato che fra i tifosi violenti "c'erano anche manifestanti inconsapevoli".

I tifosi italiani sono stati presi e trattenuti tre giorni "con trattamenti inadeguati", cosa che può accadere anche in altri paesi e in Italia, ha aggiunto il ministro. In ogni caso "bisogna fare i conti con le leggi degli altri Paesi" ha affermato Bonino poco dopo, nel suo intervento al convegno per la terza Giornata dell'integrità che si è svolto questa mattina alla Farnesina, rivendicando la "grande assistenza" che viene assicurata a ogni italiano all'estero contrariamente a quanto avviene per altri Paesi.

  (06 dicembre 2013)


Poco poco, piano piano, come piace a noi...

anderz

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Citazione di: JSM il 06 Dic 2013, 16:10
Riporto anche qui, da riompubblica.it :

Lazio, tifosi arrestati; Bonino replica a ministro polacco: "Parole sconvenienti"

ROMA - Emma Bonino replica alle dichiarazioni del ministro degli Interni polacco. "Sono parole sconvenienti, in particolare per un ministro", ha affermato la responsabile della Farnesina dopo che ieri il collega aveva definito "banditi" i tifosi della Lazio arrestati nei giorni scorsi. "In uno stato di diritto la responsabilità è individuale e non si generalizza", ha aggiunto Bonino auspicando, come ha detto ieri il premier polacco Donald Tusk dopo avere incontrato Enrico Letta, una conclusione rapida della vicenda. Bonino ha sottolineato che fra i tifosi violenti "c'erano anche manifestanti inconsapevoli".

I tifosi italiani sono stati presi e trattenuti tre giorni "con trattamenti inadeguati", cosa che può accadere anche in altri paesi e in Italia, ha aggiunto il ministro. In ogni caso "bisogna fare i conti con le leggi degli altri Paesi" ha affermato Bonino poco dopo, nel suo intervento al convegno per la terza Giornata dell'integrità che si è svolto questa mattina alla Farnesina, rivendicando la "grande assistenza" che viene assicurata a ogni italiano all'estero contrariamente a quanto avviene per altri Paesi.

  (06 dicembre 2013)


Poco poco, piano piano, come piace a noi...

Mi sembra una risposta degna di un ministro degli esteri, non è che puoi mandare i carri ariete eh

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COLDILANA61

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Citazione di: anderz il 06 Dic 2013, 16:13
Mi sembra una risposta degna di un ministro degli esteri, non è che puoi mandare i carri ariete eh

Il ministro dell'interno polacco ha fatto un retropassaggio "sconsiderato" al portiere .

La Bonino , potrà piacere o meno , è un bel centravanti d'area .

Non ha perso l'occasione .

1-1 e palla al centro (Europa/Politica/Leggi non Lazio) .

Brava Emma.

iDresda

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Citazione di: anderz il 06 Dic 2013, 16:13
Mi sembra una risposta degna di un ministro degli esteri, non è che puoi mandare i carri ariete eh

No infatti, meglio i Tiger!

:=))


Biafra

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Citazione di: COLDILANA61 il 06 Dic 2013, 17:27
Il ministro dell'interno polacco ha fatto un retropassaggio "sconsiderato" al portiere .

La Bonino , potrà piacere o meno , è un bel centravanti d'area .

Non ha perso l'occasione .

1-1 e palla al centro (Europa/Politica/Leggi non Lazio) .

Brava Emma.

Preferisco il ministro degli esteri danese o quello inglese che neanche 2 ore dopo i fermi hanno opportunamente e senza troppe chiacchiere sguinzagliato presso le caserme personale delle ambasciate che si sono subito riportati a casa i loro cittadini.

Bonino brava?
Boh,
chiacchiere tante e pure in clamoroso ritardo.
Fatti,
meno di zero.

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Bellerofonte

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Non so se è gia stato detto (in caso mi scuso) ma volevo sottolineare il gesto dei tifosi del napoli che hanno raccolto 2mila euro per i nostri tifosi bloccati a varsavia..
Secondo me un gesto bellissimo
Grazie

St£fano

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Citazione di: Bellerofonte il 06 Dic 2013, 23:20
Non so se è gia stato detto (in caso mi scuso) ma volevo sottolineare il gesto dei tifosi del napoli che hanno raccolto 2mila euro per i nostri tifosi bloccati a varsavia..
Secondo me un gesto bellissimo
Grazie

Sicuramente un bel gesto!  ;)

Sai indicarmi la fonte della notizia?

ralphmalph

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Citazione di: Biafra il 06 Dic 2013, 23:13
Preferisco il ministro degli esteri danese o quello inglese che neanche 2 ore dopo i fermi hanno opportunamente e senza troppe chiacchiere sguinzagliato presso le caserme personale delle ambasciate che si sono subito riportati a casa i loro cittadini.

Bonino brava?
Boh,
chiacchiere tante e pure in clamoroso ritardo.
Fatti,
meno di zero.

Bellerofonte

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Citazione di: St£fano il 07 Dic 2013, 01:10
Sicuramente un bel gesto!  ;)

Sai indicarmi la fonte della notizia?

Antoniomaria Pietoso 
Lalaziosiamonoi.it

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Lazialotta70

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* 199
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Noi continuiamo a mantenere un profilo basso, cercando di non urtare la suscettibilità della Polonia, e questi si permettono di darci dei banditi, delinquenti, hooligans.

Non c'è fine alla vergogna per le istituzioni che ci rappresentano.

Poveri i ragazzi di Varsavia...

tommasino

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Articolo del tempo - credo il quotidiano che ha affrontato nel modo migliore questa assurda vicenda - del buon salomone.


Nell'inferno di Bialoleka (Il Tempo)


Bisogna fare mezz'ora di macchina dall'ambasciata italiana per raggiungere il mostro, il carcere polacco di Bialoleka, dove sono detenuti i 22 tifosi laziali «rastrellati» il 28 dicembre prima della partita contro il Legia, oltre a 1.500 persone che si sono macchiate di crimini peggiori.
Si percorre una via larga, modello Cristoforo Colombo per intenderci ma stavolta non si va ad Ostia, prima di svoltare verso l'interno di un bosco confinato. Lì ci sono i ragazzi vittime della loro fede calcistica e colpevoli solo di essersi trovati nel posto sbagliato nel momento sbagliato.
Si va verso Nord, verso il freddo semmai non ci fosse anche una nevicata a rendere più polare il clima. Il taxista ha gli occhi pieni di vodka, il volante di pelliccia, un cappello anni Cinquanta e soprattutto l'andatura di Massa nell'ultimo periodo alla Ferrari. Lento ma preciso ci deposita davanti al carcere con tanta voglia di scappare il prima possibile non prima di farci ascoltare una cassetta con i migliori successi italiani all'estero da Toto Cotugno a Domenico Modugno.
Tant'è, accanto alla scritta vicino all'ingresso principale di Bialoleka, c'è una porticina, tre metri per tre, non di più. Ammassate una ventina di persone, schiacciate in quello spazio angusto che prepara pacchi per i loro cari. Sono in maggioranza polacchi e sono i primi ad entrare, poi ci sono le famiglie dei ragazzi italiani che aspettano il loro turno. Che non siamo graditi si capisce dal tono delle guardie, cortese coi connazionali più duro con gli italiani ma c'è anche un austero poliziotto che abbozza un sorriso.
Si consegna il documento, si lasciano gli oggetti personali, tutto, viene dato un pezzetto di legno con un numero che indica il tavolino prescelto, poi la chiavetta dell'armadietto dove lasciare le proprie cose. Dopo un'attesa di un'altra mezz'ora, arriva il momento buono, vengono scanditi i nomi italiani per la maggior parte storpiati, si entra. Era ora.
Gli sguardi delle mamme si addoliscono, gli occhi dei papà si bagnano ma tutti cercano di non far capire le proprie emozioni a chi sta lì dentro, per di più senza aver fatto nulla.
C'è da percorrere cento metri a piedi con la scorta di una guardia prima di arrivare al bar, si fa per dire naturalmente. L'ingresso è una porticina stretta, poi si apre un locale essenziale con un piccolo spaccio di fronte, l'immancabile foto di papa Giovanni Paolo II attaccata sulla parete e tanti tavolini con un numero sopra. Ognuno si siede al suo posto, c'è chi è alla prima visita con i figli, c'è chi, la quasi totalità, conosce ogni singolo metro di quel piccolo stanzone che mai avrebbe pensato di vedere in vita sua.
Entra anche una bimba che va a trovare il suo papà polacco, la parte per i più piccoli è scandita dalle immagini dell'orsetto Winnie Pooh, del coniglio Tappo, di tutti i personaggi del «Bosco dei cento Acri». Non mancano costruzioni e qualche peluches, lo stretto indispensabile direbbe Mary Poppins. Ancora venti minuti d'attesa poi escono i polacchi, si siedono al loro posto mentre i genitori dei 22 ragazzi fanno incetta di cioccolate, biscotti e bibite. La mamma di Damiano sceglie la cotoletta «gli dà più sostanza e gli piace tanto». Già perché al baretto si può prendere qualsiasi cosa anche quelle cucinate e la maggioranza dei genitori (le mamme soprattutto) preferisce arricchire il «rancio» del carcere.
Poi l'apoteosi, sono loro. Ti aspetti energumeni, giganti con tatuaggi sul bicipite, facce da banditi come ha detto il ministro dell'Interno polacco distinguendosi per la genialità del suo pensiero. Scopri invece ragazzi, «pischelli» si direbbe a Roma, tutte facce da bravi figli. C'è commozione, tanta, c'è la voglia di stringere il proprio figlio, il proprio ragazzo in un abbraccio infinito. Francesca se lo mangia con gli occhi il suo David, non ce la fa e poco dopo gli stampa un bacio sulle labbra che servirà nelle lunghe notti polacche, eccome. Matteo ride con la mamma che cerca di rincuorarlo, Alessio scherza col papa e lo zio. «Stanno meglio», sentenzia un genitore. «Rispetto a qualche giorno fa sembrano meno tristi», replica un altro. I racconti sono da libro Cuore. «Papà prendi la password del mio computer così guardi quando ho l'appello di diritto commerciale a metà dicembre, se mi liberano magari faccio in tempo a farlo». Altri chiedono notizie del processo: «L'avvocato ci ha detto che la prossima settimana dovremmo uscire ma fino a quando non vedo le carte non ci credo». E ancora: «Sono alto 1,70, peso 68 kg mi hanno buttato per terra e un poliziotto mi ha spinto la sua gamba per un'ora sui reni, non dimenticherò mai quel dolore». Poi: «Guarda mamma, ho ancora il segno dei lacci che mi hanno fatto tenere ai polsi per due giorni», la mamma se lo mangia con gli occhi. Niente lacrime o rassegnazione, solo l'orgoglio e la rabbia per qualcuno di loro di dover ammettere delle colpe per poter uscire dal carcere.
Passano i minuti, l'ora prevista diventa un attimo. Chiude la cucina, esce il solito poliziotto con gli occhi di ghiaccio che urla una frase incomprensibile: è arrivato il momento peggiore, per le mamme soprattutto ma anche per i ragazzi che tornano dentro. «Daje laziali non mollamo», urla Matteo raccontando che «spesso durante il giorno ora che stiamo quasi tutti vicini di cella ci confortiamo gli uni con gli altri, parte anche qualche coro da stadio». La Nord è dentro Bialoleka. C'è tempo solo per l'ultimo abbraccio, un bacio strappato mentre il poliziotto intima di fare presto, infine tutti nella pancia del mostro. Gli altri ripercorrono la strada inversa, cento metri sotto la neve, la stanza dei documenti prima di uscire fuori con un groppo in gola grande come la rabbia per avere la certezza di stare subendo un sopruso. La vergogna polacca è anche questo. (Luigi Salomone)

anderz

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Citazione di: iDresda il 06 Dic 2013, 21:42
No infatti, meglio i Tiger!

:=))

:=)) di certo se fosse capitato agli ultrà dell'Amburgo me sa che avremmo visto i Leopard a Varsavia (again!)  :beer:

Zombi

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Ottima la Bonino.
Perfetta nello svolgimento del suo ruolo.
La responsabilità è individuale e non collettiva.

Daniela

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complimenti alla Bonino

dai ragazzzi tenete duro!!! siamo con voi!!!


St£fano

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Buraz

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In Rassegna Stampa, che lo leggano tutti.

«Ma quale assalto dei tifosi!». I testimoni sbugiardano la polizia (Il Tempo)

Articolo letto: 121 volte

Nevica ma Ulica (via) Marszalkowska è piena di gente per le compere di Natale. Siamo nel centro di Varsavia nelle vie che hanno fatto da teatro dalla terribile retata della polizia polacca due ore prima della partita Legia-Lazio. Stessa ora, intorno alle 17, stesso posto, nove giorni dopo ma non c'è traccia del passaggio dei lanzichenecchi italiani, i «banditi» così definiti dal ministro dell'interno polacco Bartlomiej Sinkiewicz. Praticamente sotto il Palazzo della Cultura e della Scienza, una torre altissima, principale punto di riferimento della città oltre che simbolo dell'architettura del realismo socialista, c'è l'Hard Rock Cafè, il punto di raccolta per la partenza dei settecento laziali oltre ai grattacieli di un hotel di lusso e di una nota marca automobilista. Il grande bar sorge all'interno dello Zlote Tarasy, uno dei centri commerciali più importanti della capitale polacca. Entri e ti accorgi che l'italiano non va di moda da queste parti. Uno dei barman, Pawel, racconta la sua verità sulla sera del fattaccio cominciando da subito a ridimensionare la portata dei fatti: «Sì, ricordo perfettamente, c'erano tanti tifosi della Lazio, volevano bere una birra. Si sono comportati normalmente solo un tavolo con quattro di loro se n'è andato senza pagare ma sono cose che accadono spesso. Per il resto tutto ok. Nessuna violenza, io c'ero».
Usciamo per ripercorrere le tappe del corteo di quel giorno, stavolta solo in due con un'amica traduttrice polacca, Aleksandra, una che se la guardi negli occhi ti riconcilia in un nanosecondo di tutte le cose brutte che si pensano in questo momento della Polonia. Sguardo di ghiaccio per ipnotizzarei i suoi connazionali e strappare loro qualche parola sulla notte del 28 novembre. Passiamo accanto alla stazione centrale, sono le 17.15, ci spostiamo su via Jerozolimskie (Gerusalemme) che aggira il Palazzo della Cultura, facciamo un sottopasso anche se il corteo era passato sopra, siamo su una strada larga quanto i due lungotevere messi insieme. «Se score» da queste parti, direbbe Verdone, tutti incolonnati, un rispetto per la segnaletica e per i pedoni da invidiare tanto che verrebbe voglia di abbracciare l'autista di una macchina parcheggiata in seconda fila. Un minuto, forse due, e arriva il vigile a farlo tornare sulla terra. È un inglese, meglio scegliere la prossima volta Roma o Napoli, che dici? Negozianti del posto assicurano che non si ricordano nulla, non hanno memoria di assalti alla polizia, auto o vetrine danneggiate. «Se è successo qualcosa è stato velocissimo, ma nessuno qui ha visto nulla». Costeggiamo il «Polonia Palace Hotel» tutto illiminato con le luci del Natale, poi giriamo verso l'incubo per 150 persone rastrellate. Camminiamo da dieci minuti non di più, avremmo percorso al massimo seicento metri, e c'è già il primo scontro. In questi metri è cominciata la retata della polizia dopo il lancio di qualche bottiglia contro un'auto delle forze dell'ordine. Chiediamo a due negozianti, smentiscono le note ricostruzioni. Insistiamo con un terzo, stessa risposta: «La gente correva per la paura, ma nessuno scontro». Entriamo nella lunghissima Ulica Marszalkowska, una via che a pronunciarne il nome già ti sei stancato, una sorta di tangenziale che taglia il centro in due su un lato del fiume Vistola. C'è un club di spogliarelliste, poi c'è «Cepelia», un negozio di ceramiche. Qui Eva ci spiega: «Non ero di turno, comunque noi non abbiamo avuto problemi. Più avanti è successo qualcosa». E allora avanziamo, il freddo ti entra dentro la faccia ma non possiamo tirare più su il salvacollo, col rischio di essere arrestati perché troppo simile a un passamontagna. Ammiriamo i tram polacchi, su questa strada c'è n'è una concentrazione come fuori da Termini, oltre alla stazione della metro Centrum, unica linea sotto terra di Varsavia. Troviamo un fast food «Fresh Point», incrociamo una delle prime traverse interne (via Nowogrodzka) su cui i laziali hanno cercato di scappare, superiamo la Bank Polski e un'altra serie infinita di istituti di credito di tutta Europa. Ci siamo, si supera di pochi metri via Hoza e ci fermiamo in un locale «Bubble Tea». Qui hanno visto tutto, secondo le accuse sarebbero accadute cose terribili e invece scopriamo da Anna la verità: «Io non ero di turno quella sera ma il mio collega mi ha riferito che sono entrate tante persone da noi, abbiamo visto qualcosa che volava ma non abbiamo avuto danni alle vetrine. Mentre alcuni stavano pagando la consumazione ha visto i poliziotti e i tifosi italiani che scappavano da tutte le parti. Solo allora il mio collega ha avuto paura senza però che ci siano state conseguenze». Ecco l'angolo maledetto, quella della foto che ha fatto il giro del mondo facendo. Per uno strano scherzo del destino di fronte sulla stessa via c'è l'Istituto di Cultura Italiana, un palazzone anni Trenta che ti mette tristezza solo a guardarlo. La ricostruzione dei tifosi differisce totalmente da quella della polizia polacca ma di fatto il corteo si disperde. Racconta Tibor, ragazzo italiano di madre ungherese. «A un certo punto ho sentito urla dalla parte iniziale del corteo. Non ho capito più nulla, tutti correvano in avanti, la polizia ci pressava da dietro, io ho pensato di non fermarmi ma ho sbagliato clamorosamente. Perché chi ha rallentato è stato superato dagli agenti ed è riuscito a scappare io invece sono scattato in avanti ma il voler correre è stato interpretato dalla polizia di qui come un voler far chissà che cosa e così mi sono ritrovato steso a terra con le manette ai polsi. E il mio incubo era solo cominciato». E ancora: «Siamo rimasti sulla strada per due ore, ci hanno detto che l'arresto era dovuto al disturbo della quiete pubblica ma se non potevamo fiatare che ci riempivano di manganellate». Ma i più fortunati riescono a trovare una via di fuga e dileguarsi per le vie del centro di Varsavia, altri sono ancora più sfortunati di altri. La retata, infatti, avviene «a raggiera» su tutte le strade laterali trasformandosi in una beffa. Alcuni si infilano per via Wilcza dove c'è la sede del più grande commissariato di Varsavia, una sorta di Questura. È come se uno a Roma provasse a scappare dalla Polizia imboccando via di San Vitale e in pratica si «autoarrestasse». Siamo solo a 200 metri dal punto incriminato. E poi, sfortuna delle sfortune, se si vuole fare un riferimento calcistico Wilcza in polacco significa «lupo», un nome una garanzia di disavventura per un laziale. Il corteo è finito, avrebbe dovuto fare altri 400 metri sulla via principale prima di prendere Al Armii Ludowei e soprattutto l'ultimo vialone, Ulica Lazionkowski, ma i tifosi biancocelesti non ce l'hanno fatta a leggere questo nome che per assonanza era certamente positivo. Circa 2,3 chilometri e poi la Pepsi Arena solo per 500, gli altri 200 hanno visitato i 18 commissariati di Varsavia, poco più di un centinaio sono riusciti a cavarsela solo con una notte in stanze anguste con una tavola di legno su cui dormire senza coperte e senza nessun affetto personale, una settantina hanno pagato la loro libertà per tornare in Italia, altri 22 sono dentro al mostro di Bialoleka con la prospettiva di uscire la prossima settimana. Il nostro viaggio finisce in Zb Awicelia (piazza Gesù Salvatore), una chiesa bellissima, un posto incantevole mentre la neve scende come se il cielo buttasse su Varsavia zucchero filato per addolcire i giudici polacchi. Al centro della piazza c'è un arcobaleno di fiori ma l'11 novembre è stato bruciato da un gruppo integralista (il movimento gay qui non se la passa come in Russia ma poco ci manca). In quell'occasione la polizia di Varsavia aveva ricevuto critiche per non aver fermato in tempo la manifestazione, per non aver usato il pugno di ferro. Diciassette giorni dopo hanno pagato per tutti alcuni cittadini italiani, la quasi totalità con l'unica colpa di aver scelto di seguire la Lazio in Polonia. (Luigi Salomone)

Aquila Romana

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Bravo Luigi Salomone ed un applauso al Tempo che si stà distinguendo per capacità di fare giornalismo in modo serio

Laziali in carcere, i testimoni sbugiardano la polizia

Si meritano un clic

http://www.iltempo.it/sport/calcio/2013/12/08/ma-quale-assalto-dei-tifosi-i-testimoni-sbugiardano-la-polizia-1.1196649

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