Citazione di: Aquila1979 il 27 Giu 2024, 16:03
io spero davvero che, colto da vis polemica, tu stia volutamente travisando le parole di quel comunista filo palestinese di FD (così si capisce che non è che la pensiamo uguale su tutto).
che la condanna morale sia soggettiva è una cosa che potresti leggere tranquillamente su confidenze o panorama (che tanto più o meno lì stiamo).
una società ha una propria morale, intendendola come sistema di valori che quelli che fanno parte della comunità condividono.
non è una costruzione personale.
ci sono sensibilità diverse, questo è ovvio e banale, ma non esiste una moralità personale se non in caso di devianze. è un processo, noi ne viviamo delle istantanee, su alcune questioni ci sono delle fughe in avanti e poi la società nel suo complesso si adatta o rifiuta.
nella nostra società lo stupro e la violenza sulle donne sono inaccettabili.
nel caso non costituiscano reato per una serie di circostanze, laddove la violenza esiste, tutti noi siamo in grado di dare un giudizio.
io sono un libertario, se il tuo giudizio (tuo generico, non tuo tuo) è che "cazzo e cazzotti" fanno bene al rapporto a me sta bene. me faresti schifo, ma basta che le pizze non le dai e il cazzo te lo tieni nelle mutande non mi interessa.
ma chiunque lo pensi è al di fuori del contesto civile per come si è sviluppato.
la condanna morale è diversa da quella giudiziaria. se un reato va in prescrizione voto il politico tal dei tali o mi faccio la mia idea?
Siamo d'accordo, ovviamente è così.
Osservo, di striscio, che in paesi con una cultura liberale veramente avanzata, certi comportamenti, soprattutto in certi contesti, sono inaccettabili. Se spendi 15 euro per vederti un film zozzo approfittando della diaria di tua moglie, pagata con soldi pubblici, tua moglie deve dimettersi.
Ma in quei sistemi, la giustizia come potere dello stato e come apparato amministrativo ha una reputazione altissima. In Italia, la giustizia, sempre come potere e come apparato, è fuori asse dalla fine degli anni '70. Consiglio per i curiosi un libretto di un costituzionalista, allievo di Mortati, che insegnava a Roma (forse i vdm lo hanno avuto come prof), Giuseppe Ferrari: in Soliloquio Sulla Magistratura (Bulzoni, 1984) racconta cosa fosse il CSM già nel 1984. Quello che è accaduto dopo in Italia è catastrofico ma per disgrazia non si riesce a trovare il punto di equilibrio nelle discussioni, perché da un lato e dall'altro c'è l'abuso di critica. Interessato, ovviamente, per ragioni elettorali e/o di sopravvivenza politica.
Comprendo, allora, una sorta di reazione automatica dell'italiano-medio (come tutti noi) il quale è stato trapassato da un continuo martellamento sui temi della giustizia e, d'istinto, sposta la discussione su un piano ultra-garantista: "se non c'è la cassazione, io non mi esprimo, NON MI FIDO".
Non cogliendo, così, che un giudizio morale si può attingere anche prima di tre gradi di giudizio. Ma concordo sul fatto che, in Italia, questo modo di ragionare è un po' meno scontato.
Dopodiché, non farei polemiche demolitorie sui limiti giuridico-morali dei paesi liberali occidentali: vi prego, per carità di Patria. I sistemi retti dalle corti islamiche sono mostruosi; le dittature post comuniste idem; gli stati totalitari li teniamo proprio fuori. Parliamo di valori astratti eh, ma proprio della grammatica delle regole fondamentali delle comunità. Le quattro regolette dei paesi dove vige il principio dello stato di diritto sono perfettibili ma sempre e comunque migliaia di anni-luce più avanti.