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C'è anche un virgolettato del senatore...
La pensilina «non si tocca». E il secondo anello, se si deve fare, «non può cancellare alla vista il vecchio stadio» disegnato da Pier Luigi Nervi. Per il progetto di trasformazione del Flaminio voluto dalla Lazio le cose iniziano a mettersi male. La prescrizione più attesa alla conferenza dei servizi, quella della Soprintendenza di Stato, è finalmente arrivata. E per ora ha le sembianze di un vero e proprio stop al progetto. Non la pietra tombale sul procedimento ma un ostacolo piuttosto difficile da superare.
Quello della Soprintendenza non è tecnicamente un parere. Ufficialmente è una richiesta di integrazione, arrivata nel corso dei lavori della conferenza dei servizi preliminare che si è aperta da circa un mese. L'ente del ministero della Cultura, in altre parole, vuole la conservazione della copertura, che è vincolata, e chiede maggiore attenzione su come verrà realizzata la copertura esterna destinata a sorreggere il secondo anello, per evitare che il vecchio stadio venga completamente cancellato dalla vista.
Questo non significa che lo stadio di Lotito non si possa più fare. Solo che è necessario cambiare il progetto per poter andare avanti. Bisogna però capire se esistono i margini tecnici per riuscirci, soprattutto entro i 30 giorni concessi dalla conferenza dei servizi per le controdeduzioni della Lazio. Lotito, contattato da Repubblica, per ora ostenta tranquillità. «Io non seguo in prima persona la questione - ha spiegato ieri - ma i miei tecnici non mi sembrano preoccupati. Poi vedremo».
Alla Lazio, a quanto risulta, si sta lavorando per superare la prescrizione. Il problema è che il mantenimento della pensilina sulla tribuna ovest non sembra compatibile con l'attuale progetto che prevede una nuova copertura integrale su tutto lo stadio. E non sarà facile per gli architetti di Lotito superare anche l'osservazione sul guscio esterno, quello che cancellerebbe dalla vista il fronte esterno dello stadio di Nervi. Il rischio è che l'intero progetto dovrà essere rivisto.
D'altro canto la Soprintendenza di Stato non poteva smentire se stessa visto che sull'estetica del Flaminio e sulla pensilina, in quest'ultimo caso per preservare la particolare scelta stilistica e ingegneristica individuata da Nervi, aveva apposto alcuni anni fa un vincolo che non può essere superato. E questo è esattamente quanto sostiene da tempo la fondazione Nervi.
«Con il piano di conservazione del Flaminio noi avevamo già indicato la via per il futuro dello stadio e messo in guardia sui vincoli - ha ricordato ieri Marco Nervi, presidente della fondazione e nipote del grande architetto - non si può trasformare qualcosa che è nato per vecchie esigenze in qualcosa utile per il presente. Sarebbe come prendere una formula 1 del 1959, trasformarla e farla correre al mondiale 2026. È evidente che è una cosa che non funziona. Noi non vogliamo passare per quelli contro questo progetto ma contestiamo la scelta iniziale di trasformare lo stadio».
Cosa fare del Flaminio dunque? La fondazione Nervi immagina uno stadio dedicato al calcio minore o a qualche altro sport. La Lazio, però, proverà fino all'ultimo a riportare il piano che si e inclinato nella posizione più vicina al suo progetto. Tra circa un mese si capirà se Lotito avrà successo.