Citazione di: Paladino68 il 03 Apr 2026, 10:34Amen.
Quando scrivete certe cose non avete idea di come funzioni l'economia. Ma zero proprio. Quello che conta non è mai la liquidità perché quella non ce l'ha nessuno ma la capacità di accesso al credito.
Con un progetto immobiliare del genere approvato al centro di Roma, Lotito si troverà la fila di finanziatori (e di acquirenti) davanti alla porta di casa. Senza ricordare che la moglie di Lotito si chiama Mezzaroma.
Il problema è fare passare il progetto non le fonti di fonti di finanziamento.
Per favore evitiamo di parlare dell'odio verso Lotito (che come detto da molti ormai va verso l'autolesionismo) in ogni topic. Qui si parla di Flaminio e la notizia è che è stata consegnata la documentazione integrativa richiesta.
Poi se a qualcuno fa scoppiare le vene vada a sfogarsi su topic di Lotito.
Io sono il primo a sperare in un nuovo Cragnotti, ma non a sperare che tutto crolli per mandarlo via.
Io di finanza e di economia non capisco nulla, quindi mi limito a dire che mi piacerebbe avere il Flaminio come stadio a prescindere da tutto. Ecco, su quello io riesco irrazionalmente a staccarmi da Lotito: la sola idea di poter vivere la Lazio in uno stadio "nuovo" mi piace, e mi accontento della sensazione, senza pormi il problema che dentro poi ci giochi una squadra di medio livello che galleggerà a metà campionato. Anche se quello è un tema che inevitabilmente mi toccherà pure se fossi abbonato nella tribuna Chinaglia del nuovo stadio.
Quello che io faccio fatica a metabolizzare e a rapportare alla situazione Flaminio è l'insostenibile sensazione di un presidente che fondamentalmente amministra le finanze così come io terrei il mio ristorantino di famiglia: taglio i costi, spendo il giusto, controllo i dipendenti e li cambio se lavorano male o se costano troppo, spulcio il totale delle mance per capire se posso tenermene una parte, faccio un finanziamento per mobili e cucine di medio livello perché quelli più efficienti non me li posso permettere, etc.
Tutte cose bellissime e "sostenibili" per un privato che vuole sentirsi gratificato dal proprio lavoro ma per il quale conta più la longevità del sostentamento che deriva da quell'azienda piuttosto che il margine di crescita dato dall'apprezzamento dei clienti, dai voti nelle recensioni online, dalle possibilità di aprire un altro ristorante altrove e chissà, magari anche all'estero con un franchising.
Per una squadra di calcio, sinceramente, questo atteggiamento è la morte intesa a livello emozionale e culturale. Perché devi abituare una massa di tifosi appassionati e sognatori all'idea che pure il calcio debba diventare un'analisi dei costi e dei ricavi stile ristorantino di famiglia, e soprattutto devi educarla ad accontentarsi pensando che l'alternativa sarà solo e unicamente peggio.
A noi il ristorantino non porta soldi per comprarci una macchina più bella, ma serve solo a tenere la soglia del nostro sentimento su livelli accettabili che rendano il sacrificio di tempo e dei soldi compatibile con il sogno. Per me chi dice che il tifoso tifa a prescindere e si fa travolgere anche da una squadra che non ha uno straccio di margine di crescita nell'immediato, che odia il calciomercato, che reputa un successo e una vittoria anche il solo potersi iscrivere al campionato e che sostanzialmente vive alla giornata, circondata da figure bizzarre per non dire imbarazzanti, dice una mezza falsità.
Nel senso che è ovvio che il tifo sia passione, e che la passione non è razionale, ma i tempi cambiano, e il tifo ha bisogno di essere illuso in maniera più abile e forse più audace.
Sentirsi dire ogni giorno che quello che si ha è già tanto poi alla fine magari rende meno amaro il destino, ma toglie il sogno: e a lungo andare il digiuno dal sogno porterà la gente a scegliersi altri destini, altri orizzonti, altre passioni. Indipendentemente dal bellissimo rendering del Flaminio con anche la possibilità di dimagrire e di stare in salute andando a vedere la Lazio a piedi quando gioca.