Una selva di «telai metallici gesticolanti e di scale aeree». Le nuove tribune alte 40,6 metri, il doppio di quelle attuali e quattro volte le curve, immaginate attorno alle strutture esistenti, destinate a modificarne l'estetica «in modo irreversibile». E poi la demolizione della pensilina in cemento armato, definita un capolavoro dal ministero della Cultura.Lo stadio Flaminio, se venisse approvato il progetto presentato dalla Lazio, verrebbe «definitivamente cancellato». E questo nonostante il vincolo culturale apposto dalla Soprintendenza di Stato, che ora, in sede di conferenza dei servizi, «avrà la grande responsabilità di farlo rispettare». È un atto di accusa diretto e senza precedenti quello lanciato dalla fondazione Nervi.
L'organizzazione che detiene i diritti delle opere di Pier Luigi Nervi, l'ingegnere che disegnò lo stadio Flaminio, già in passato non era stata tenera verso il progetto voluto dal patron della Lazio, Claudio Lotito.
Ma ieri ha compiuto un salto di livello inviando una durissima nota al Comune di Roma e alla Soprintendenza di Stato e chiedendo che la stessa venga messa agli atti della conferenza dei servizi. Il luogo dove proprio la Soprintendenza di Stato dovrà esprimersi per giustificare un'eventuale cancellazione del vincolo.
Le osservazioni della fondazione, supportata anche dalle associazioni Docomomo, Carte in Regola e Aipai, partono dalla contestazione della possibile costruzione di un "guscio" attorno allo stadio attuale, pensato per sorreggere un secondo anello e permetterne l'ampliamento a 50mila spettatori. «Queste strutture - spiega la fondazione - modificherebbero in modo pesantissimo e irreversibile lo stato dei luoghi, a cominciare dalla sua stessa immagine».
C'è poi il tema della pensilina. La sua demolizione, secondo gli eredi di Nervi, sarebbe «in pieno contrasto con le motivazioni del vincolo della Soprintendenza», visto che lo stesso ente di tutela aveva messo nero su bianco come la grande pensilina a sbalzo «caratterizzi dal punto di vista formale e architettonico l'intera struttura». Definendola poi un capolavoro geometrico-costruttivo.
Ma non è tutto. La critica al progetto prosegue citando un altro passaggio del vincolo, quello legato al contesto urbanistico della specifica zona del quartiere, che grazie al Flaminio e al vicino Palazzetto dello Sport è diventato un esempio architettonico di livello internazionale.
Secondo la fondazione questa unica area, con la sua serie di architetture d'autore, accomunate da alti valori espressivi, frutto di una stagione produttiva definitiva irripetibile, con il nuovo progetto verrebbe complessivamente snaturata, determinando un vulnus su tutto l'insieme.
Per ora la fondazione non può fare ricorso contro il progetto, perché quest'ultimo non è stato ancora adottato dal Comune. Ma le critiche contenute nella nota rappresentano le linee guida per un contenzioso in sede giurisdizionale. Un'ipotesi mai esclusa dagli eredi di Nervi.