Legge sugli stadi, il tempo stringe? Lotito: "Se il Senato vuole, pronta in un mese: basta che quelle quattro righe..."
16.10.2012 10:13 di Stefano Fiori Twitter: @StefanoFioriU2 articolo letto 634 volte
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Lalaziosiamonoi.it© foto di Federico De Luca
Ieri, una lunga conversazione su come gestire una squadra di calcio senza essere sceicchi o petrolieri russi - argomento della prima parte dell'intervista che
Panorama.it ha realizzato con Claudio Lotito. Oggi, invece, il tema caldo della seconda parte dell'intervista verte interamente attorno allo stadio di proprietà. "Mi auguro che con le dovute modifiche sia approvata in fretta", è il desiderio espresso dal presidente della Lazio riguardo alla legge sugli stadi, appunto: dopo essere stata approvata dalla Camera, il testo è ora in corso di approvazione al Senato. Il rischio, però, è che il tempo a disposizione possa essere tiranno, dal momento che tra pochi mesi si andrà in scadenza elettorale. Non c'è solo il patron biancoceleste ad attendere che la legge veda la luce, anche se così come è stata redatta non soddisfa appieno. "Non bisogna fare mistificazioni però...", replica Lotito a chi lo accusa di "tramare" per far sì che l'iter non giunga a compimento. Ecco che allora che la seconda tranche dell'intervista di
Panorama.it non può che concentrarsi sul tema-stadio. Di seguito il testo integrale:
Presidente Lotito, il tempo sta scadendo...
"Il Senato deve fare un sforzo. Due anni fa varò all'unanimità una norma che non conteneva appesantimenti burocratici. Alla Camera sono state aggiunte quattro righe che vanno assolutamente tolte perché rappresentano un retaggio di carattere borbonico che un Paese civile e democratico come l'Italia, che insegue trasparenza, non può consentire perché nel 2012 non può esistere il potere di veto"
Così come è scritta la legge sugli stadi è una legge borbonica?
"Va benissimo tranne quelle quattro righe. Va bene che i pareri vengano acquisiti dalla Conferenza di servizi dove vale l'unanimità e, se c'è un voto contrario, può essere superato dal Consiglio dei ministri. Questa impostazione significava preservare trasparenza dei rapporti e interesse collettivo con una certa snellezza burocratica"
Invece...
"Loro hanno aggiunto che, se l'intervento ricade anche solo per un metro in zona vincolata, l'efficacia della decisione della Conferenza dei servizi è vincolata al parere di chi ha messo il vincolo. Io dico: quello che ha messo il vincolo esprime prima il suo parere e poi alla fine si alza e dice che comunque tutto è bocciato. Perché deve avere un potere di veto?"
Non è che volete aggirare i vincoli?
"Nessuno vuole evitare i vincoli. E' scritto che tutti devono esprimere il loro parere e ci deve essere l'unanimità oppure andare in Consiglio dei ministri in caso di parere negativo. I vincoli non hanno valore assoluto; ad esempio Varese ha un vincolo idrogeologico stando sull'acqua ed è superato e si possono costruire le case. E' un problema di volontà e in questo Paese nessuno è intervenuto mai come all'estero dove lo Stato ha finanziato la costruzione di nuovi stadi. E' giusto che l'imprenditore che investe 300 milioni abbia la possibilità di mantenere l'equilibrio economico per la realizzazione e il mantenimento dello stadio. La legge è chiara e trasparente"
Siamo quasi in campagna elettorale. Il momento per approvarla è adesso o tutto verrà cancellato...
"Togliendo quelle quattro righe, se il Senato vuole in un mese c'è la legge"
Esiste questa volontà politica?
"Il problema non è se esista la volontà politica, si tratta di senso di responsabilità. La politica deve interpretare bisogni e necessità del territorio e questa è una necessità fondamentale. Oltretutto in questo momento il calcio sta svolgendo il ruolo di forte ammortizzatore sociale perché, credete, se non ci fossero state le partite forse ci sarebbero stati comportamenti ben diversi anche nelle piazze quotidianamente"
Lei dice che è un oppio che sta tenendo buone le masse?
"Non è un oppio. La storia stessa parlava di 'panem et circenses'. Non lo stiamo inventando noi. Se il cittadino ha una forma di sfogo attenua magari questa posizione conflittuale"
La rabbia verso quello che sta succedendo...
"Certo. Lo vede che tutti parlano di calcio e non di politica. Quello attenua molto le posizioni frontiste"
Conviene anche alla politica...
"Ma non perché non vogliamo cose fuori dalle regole o dalla realtà quotidiana. Lo Stato avrebbe solo da guadagnare. Non ci mette una lira e mette in moto un'attività economica che produce risvolti di carattere occupazione e sociale. Non capisco perché tutto debba essere legato a un potere di veto che uno si alza alla mattina e dice di no. Mi sembra insensato"