ESCLUSIVA Radiosei – On. Della Seta: "Il Pd non voterà la legge stadi"
Continua a far discutere l'ormai famosa legge sugli stadi. Dopo l'approvazione della Camera, avvenuta lo scorso 12 luglio, il testo normativo è ora tornato nelle mani del Senato, che lo aveva già visionato ed approvato in prima lettura nell'ottobre 2009. Il Partito Democratico, dopo una riunione fortemente voluta dalla capogruppo Pd a Palazzo Madama, Anna Finocchiaro, ha deciso che non voterà il provvedimento così come approvato dalla Commissione Cultura della Camera. La conferma è arrivata dal senatore Roberto Della Seta, intervenuto in esclusiva questa mattina ai microfoni di Radiosei nella trasmissione Sei Volte Buongiorno. "Il Pd ha deciso che, allo stato attuale, non voterà la legge sugli stadi – ha esordito il parlamentare – Premetto che io non sono contro la costruzione di nuovi impianti, penso invece che sarebbe molto utile che ogni grande società avesse il suo, anche perché così facendo i costi non ricadrebbero sulla collettività. Il punto è che questa legge non ha nulla a che fare con la costruzione di nuovi stadi, ma al contrario consentirebbe ad alcuni presidenti di effettuare grandi operazioni speculative per costruire veri e propri quartieri in deroga a tutte le vigenti norme urbanistiche. Questo sarebbe il risultato reale della legge, perché si parla di impianti sportivi ma in realtà la definizione di "complesso multifunzionale" è ben diversa: uno stadio centrale ed un complesso strutturale esterno. Gli impianti sportivi devono sorgere in conformità con i vari piani regolatori; in una città come Roma, Roma e Lazio potrebbero addirittura costruire il nuovo stadio in zone dove non arriva nemmeno la rete del trasporto pubblico su ferro. Si sta parlando di scelte che poi avranno conseguenze significative sulla vita di tutti coloro i quali andranno allo stadio, ma anche di tutti quelli che vivono la città. Personalmente ritengo che questa legge sia nata male, tra l'altro nacque con l'idea che servisse a favorire gli Europei del 2016, però se la si vuole attuare ad ogni costo credo che il punto minimo ed irrinunciabile sia quello di eliminare una volumetria residenziale così vasta intorno allo stadio: un conto è costruire un impianto e tutti i servizi a esso connessi, un conto è utilizzare questa legge come pretesto per fare altro e per concedere ad alcuni presidenti un privilegio rispetto, per esempio, ad altri imprenditori edili. Roma è una città in cui si è costruito troppo e, molto spesso, a caso ed in deroga, privilegiando non l'interesse generale ma solo quello di pochi possessori di grandi aree. Il risultato è che in Italia abbiamo i centri storici più belli del mondo, ma le periferie più degradate. Questo modo di fare politica urbanistica è pienamente tangibile e sotto gli occhi di tutti. Il nostro paese dovrebbe curare le città come un tesoro, invece per più di cinquant'anni le abbiamo massacrate". L'ex presidente di Legambiente lascia aperto un piccolo spiraglio. "Questa legge la votiamo eliminando la possibilità di realizzare cubature aggiuntive per appartamenti e palazzi – spiega ancora – Un compromesso potrebbe essere quello di stabilire un indice di edificabilità, molto basso, legato alla dimensione dello stadio, ma non credo che un testo del genere trovi una maggioranza disponibile. Ripeto, il testo attuale non avrà il sì del Pd e dell'Italia dei Valori".
L'INCONTRO CON LOTITO – Della Seta nei giorni scorsi ha incontrato per oltre un'ora Claudio Lotito, delegato dalla Lega Calcio a rappresentarne gli interessi nel provvedimento per realizzare impianti di proprietà. "Parlare di confronto con Lotito è complicato, lui tende a fare monologhi. Detto questo, c'è stato un dibattito vivace in cui sono emerse delle differenze. Lui ha ribadito la necessità di tutte le società di calcio di costruire gli stadi per avere la possibilità di auto-finanziarsi, io gli ho risposto che non ho nulla in contrario ma che non ritengo accettabile che questa eventualità sia collegata a norme che vadano contro i vincoli urbanistici. La mia paura è che il vero interesse nascosto dietro questa legge sia di inserire questi complessi polifunzionali e che terreni acquistati a dieci, si trovino improvvisamente a valere mille – continua l'esponente ecologista – Se dovesse passare, nella forma attuale, per l'aula del Senato e votata a maggioranza, comunque, la legge verrebbe definitivamente approvata; viceversa, se varata con modifiche, si tornerebbe alla Camera e i tempi si allungherebbero. Se ci fosse una concreta volontà, inoltre, si potrebbe approvare il tutto in una settimana. La legge attuale è molto diversa rispetto a quella che venne discussa e approvata ad ottobre 2009 in prima lettura al Senato. Dubito che la ex maggioranza formata da Pdl e Lega abbia oggi la forza di imporre un provvedimento con i loro voti, anche se non posso escluderlo. Se le società romane avessero veramente l'intenzione seria di realizzare i loro stadi di proprietà, lo potrebbero fare anche adesso, così come è accaduto da altre parti. Non cerchino alibi".