alla domanda che pone tarallo - bisogna decidersi: o stare dentro il circuito delle comparsate televisive oppure chiamarsene fuori - io do una risposta esattamente contraria a quella sua
delle due cose sgradevoli successe ieri sera, una è infinitamente più grave dell'altra. rispettare gli appuntamenti, presidente, non è meno importante, per la società che si presiede, che pagare puntualmente le rate dei debiti della società stessa (cosa di cui lei va giustamente fiero). la convivenza civile impone degli obblighi, mancando i quali viene meno il rispetto verso se stessi e verso gli altri. e tuttavia, arrivare tardi agli appuntamenti, o mancarli addirittura è un "difetto" molto italiano, ancor più molto romano, caratterizzante come le parolacce e la guida disinvolta. alberto sordi nella commedia all'italiana ha costruito la propria fortuna proprio forzando queste sfumature. siamo nella patologia, ma il confine con il fisiologico è davvero molto labile
la natura della seconda questione è invece decisamente più difficle da comprendere. e per quanto mi riguarda addirittura inaccettabile. perchè mai il presidente della Lazio deve prestarsi a una comparsata televisiva in compagnia dei signori criscitiello e padovan? trasmissioni come quella - non se ne abbia amle il signor pedullà, il quale chissà come riesce a svolgere, per quanto possibile, con serietà e decoro, una professione, l'esperto di calciomercato, che si fa fatica a non considerare quanto meno fantasiosa - rappresentano la deriva estrema del cosiddetto calcio parlato: quattro ore di affabulazione al giorno tutti i giorni per tutto l'anno intorno al nulla. le stesse facce, gli stessi temi, con i toni e gli atteggiamenti modulati in ossequio ai dati presunti di ascolto. striscianti con i potenti, arroganti con i deboli. sempre. nella rincorsa di un fumo di cui è impossibile rintracciare l'inzio e intravvedere la fine
alla larga, presidente, alla larga. anche perché deve essere chiaro che nel calcio contemporaneo il precipizio da evitare non è quello dell'isolamento - a quanto leggo nel nostro forum chissà mai perché molto temuto - ma il suo esatto opposto ovvero la sovraesposizione. il paragone l'ho già usato in un altro topic ma voglio ripeterlo: un uomo politico oggi che passa la settimana saltellando da vespa a lerner, da matrix a servizio pubblico espone la sua offerta politica a un logoramento irreversibile. e così è anche nel calcio: rincorrere varriale o massimo mauro, sproloquiare con zazzaroni alla domenica sportiva o addirittura prestarsi ai giochi commerciali di un plastino, di un digiovanbattista e persino di un criscitiello è una sorta di suicidio della immagine propria e della società che si rappresenta
poche parole e possibilmente sensate, poche apparizioni e rigorosamente mirate. ad esempio, e qui mi rivolgo al dottor de martino, in prossimità della ripresa delle coppe europee, è così difficile organizzare una intervista con un qualche grande giornale sportivo internazionale (vogliamo dire l'equipe?) sui temi - non credo sia difficle capire quali - che vedranno presto accesa, in Europa, l'attenzione sulla Lazio? su la testa, presidente, e guardiamo lontano, per favorre