Sono arrivato qui poco prima di Lotito, quando imperversava il fantasma di Bertarelli prima e di Mister X poi.
L'epopea di Cragnotti ci aveva cambiato la carta di identità, ci aveva dato un domicilio più altolocato ma, al tempo stesso, aveva aperto alla Lazialità praticamente a tutti, anche a quel micromondo sociale che fino ad allora era più identificabile con i difettosi che con noi.
Facevo un gioco con i miei amici e non.
Al bancone del Bar riuscivo a riconoscere i difettosi alla prima parola che dicevano, a volta anche solo dai gesti.
Qualche anno dopo Cragnotti divenne sempre più difficile.
Qui dentro no.
Qui sentii subito quell'aura di sofferenza, orgoglio e dignità che rappresenta il Laziale tipo, o meglio l'immagine di Laziale tipo con cui sono cresciuto.
Parlare di storia della Lazio ed avere interlocutori che rispondevano per quello che sapevano e che avevano letto, sui libri, e non per osmosi delle cazzate vomitate su sitarelli da due soldi, fu bello, appagante, emozionante a tratti.
Con alcuni scattò un feeling immediato.
Adler Nest su tutti.
Ci siamo visti tre volte in tutto ma i 500 kilometri che ci separano sembravano non esistere quando parlavamo di noi e di lei... la Lazio, la NOSTRA Lazio.
Mi chiese come comprare una delle copie del mio libro "Quella maglia sporca d'amore" e senza pensarci su gliene mandai una delle pochissime copie che avevo (me ne è rimasta solo una).
Alla seconda volta che ci vedemmo non ci pensai un secondo a presentarmi "con il cielo tra le mani", una delle due maglie 83/84 che mio padre comprò a sorpresa nel 1983, quando nemmeno pensavo esistessero sul mercato.
Sapevo che affidandola a lui la avrei resa eterna, come la mia, e non sarebbe scomparsa in qualche meandro di casa di mia madre o mio fratello.
La purezza con cui i nostri occhi vedevano la Lazio la respiravamo a pieni polmoni a "casa nostra", qui.
Ricordo tanti topic, struggenti, divertenti, irriverenti, sognanti, incazzati ma sempre rigonfi di Lazio.
In particolare ne ricordo uno che in un momento di tensione e depressione, con lo spettro del fallimento accampato costantemente fuori dalla porta.
"Sì, me lo ricordo", più o meno si chiamava così, aperto da un certo Thomas Doll.
La Lazio era un pensiero costante in quei giorni, una lama conficcata nel fianco che girava e rigirava.
Non sapevamo per quanto ancora la avremmo avuta per noi, se sarebbe esistita ancora.
In un momento così TD tira fuori questo topic con le immagini di cosa eravamo stati fino a poco prima, con ricordi, racconti, emozioni, lacrime.
Fu liberatorio e terapeutico, fu un doppio nodo ad legame che era già forte.
Volli conoscerli e partecipai all'unica cena Lazionettica, vicino Santa Maria Maggiore.
Quando arrivai eravamo in pochi e ci venne incontro un omone, alto e sorridente.
Felice Pulici.
Si presentò a tutti, ci strinse le mani come se fossimo amici che non vedeva da tempo e quandò ando via, durante la cena, girò per i tavoli, salutando tutti, uno ad uno.
Ho ancora i brividi quando penso a Felice, alla sua Lazialità pura, manco fosse nato a Piazza della Libertà.
Questo è uno dei regali di questo posto, e li porterò tutti con me.
Sempre.