Citazione di: kelly slater il 25 Set 2023, 17:16
Allora: prima esistevano questa cosa strana detta Riviste musicali.
Cioè tu andavi all'edicola e te le compravi.
Io ho collezioni e collezioni di varie riviste ( a seconda delle epoche ) : a 10 anni compravo ciao 2001, a 13 Rockstar, poi più avanti Rockerilla, Rumore e dai 26 in poi Blow up (ho smesso di comprarlo tipo 3 anni fa ). Il Mucchio invece mi ha sempre fatto cacare e non l'ho mai comprato.
E poi, in misura minore, le radio.
Un po di Radio rock, un bel po di radio commerciali ( la top 25 dance music di Faber Cucchetti ha accompagnato ogni pranzo quando tornavo da scuola tra i 13 e i 16 anni ) e sopratutto tanta RAI Stereonotte: i dj più "alternative" erano perlopiù i giornalisti delle riviste di cui sopra.
Ah e poi i negozi di dischi: ti attaccavi delle pippe infinite coi commessi di Disfunzioni, Revolver, Messaggerie e altri luoghi da nerd.
E poi ancora i concerti: prima della fine dei 90' i locali erano pochi e il grosso era nei Centri Sociali, dove trovavi distribuzioni indipendenti, fanzine, cataloghi, etc...
Era un altro mondo e non saprei dire se è meglio ora o allora.
Vabbé, mi tocca intervenire in questo topic dall'oggetto di

ma fortunatamente deragliato OT.
Ovviamente le esperienze dell'epoca sono abbastanza simili, anche per luoghi e fonti: riviste musicali, negozi di dischi dove potevi stare anche mezze giornate ad ascoltare e scoprire cose nuove, prima di fare il "grande passo" dell'acquisto di cd che poi, inevitabilmente, consumavi fino a imparare a memoria perché non è che avessi playlist con ottomila brani e allora avanti il prossimo da skippare.
Oltre alle riviste, per il me stesso adolescente degli anni Novanta, sono state decisive le radio: da Stereonotte, per la quale passavo notti quasi in bianco a tredici anni, a Planet Rock e persino certi pomeriggi dei tempi della "Rai dei professori", che passavano cose impensabili in fasce orarie diurne.
E poi le romane: Città Futura e Città Aperta, in parte Onda Rossa e generalmente meno Radio Rock, che aveva alcune eccellenze ma già a tratti sembrava una Dimensione Suono leggermente più alternativa.
Interessante il discorso su sottoculture e scene alternative, che oggi sono molto più confuse a vari livelli e, in un certo senso, meno autentiche. Meriterebbe un topic a parte, non circoscritto al solo ambito musicale.
Quanto al "rock" (?) italiano di quegli anni, devo ammettere di averlo sempre visto con un certa diffidenza, pur avendo intercettato alcune cose che mi sono piaciute, dagli inevitabili CSI ai citati Ustmamò, al crossover di "Conflitto" degli Assalti Frontali, dei quali conservo ancora il cd originale. Ci metterei anche i primi Marlene Kuntz, i Massimo Volume, gli Uzeda e, un po' più avanti, i Giardini di Mirò, per me una delle poche band davvero paragonabile come qualità e inventiva a quelle internazionali del periodo e probabilmente la band italiana che ho amato di più.