Tranquilli che ora l'attività motoria la vietano, aspettano solo il sorpasso di decessi rispetto alla Cina (stasera presumibilmente, purtroppo), così diranno alla popolazione che prendono provvedimenti. Tanto chi è che tra 15-20 giorni si prenderà la briga di controllare che non ha avuto nessun effetto sul numero di decessi (perchè tanti giorni ci vogliono)? Ma li avete visti i numeri della provincia di Lodi? Chiudere i distretti di Bergamo e Brescia, che sei matto? E poi come vanno avanti le industrie? E intanto il contagio prosegue. Magari aumentano le depressioni, i suicidi, le violenze domestiche e, nel caso dei bambini, i problemi psicologici quali disturbi dell'attenzione, ma tanto quelli sono delitti in cui siamo abituati a colpevolizzare la vittima (o i genitori della vittima) e verseremo poche lacrime.
Il problema secondo me non sono le storie personali, che sono tutte diverse e degne di essere vissute e raccontate. Il problema è la gestione della paura a livello di comunità. Siamo tutti molto spaventati e la paura è difficile da accettare. La maniera più rapida di gestire questa emozione è individuare un colpevole e agire per eliminarlo. Così ci illudiamo di averla scacciata via.
In perfetta continuità con gli ultimi trent'anni, hanno responabilizzato (colpevolizzato?) gli individui e depoliticizzato il problema. Passo in rassegna:
(i) cinesi (che se magnano i topi vivi e non se lavano);
(ii) i vecchi che stavano al bar;
(iii) chi si metteva le mascherine e diffondeva il panico;
(iv) il numero di tamponi troppo grande;
(v) i runner.
La mia domanda è, cosa si inventeranno poi? E soprattutto, la paura è passata? Tristemente no.
Quello che sto provando a fare personalmente è separare la paura, che è una emozione, è normale, va accettata, compresa e lasciata scorrere nel limite del possibile, dallo strabismo indotto che mi porta a concentrarmi sul dito e non vedere la Luna.
In un periodo di crisi si ha bisogno di un governo in cui si abbia un po' di fiducia e che non si presenti in maniera sadica. Vedessero un po' quello che possono fare.