Gio mi fai un esempio di produzione culturale condivisa?
Perché sicuramente la produzione culturale dominante si modifica e viene modificata nel corso della storia ma questo non significa che diventi condivisa.
Esempio: in Avatar (colossal che io ho amato e visto decine di volte) la rappresentazione dei nativi è sicuramente diversa da Ombre rosse, tuttavia è evidente come per la liberazione dei nativi sia essenziale il ruolo di guida giocato da un bianco, senza il quale i nativi restano soggetti estranei al potere.
Esempio II: Django di Tarantino ha ricevuto diverse critiche per il modo di trattare la questione razziale, pur ponendola a critica. Perché emergeva chiaramente da alcune banalizzazioni, caricature o ironie fuori luogo che il punto di vista espresso fosse bianco. Un nero non avrebbe mai adottato alcune semplificazioni per un fatto di percezione e sensibilità diversa. Attenzione: non significa che non esistano neri a cui Django è piaciuto. Il punto non è se e a chi piace, ma da dove deriva una determinata rappresentazione e che rapporto instaura con l'autorappresentazione possibile.
Esempio III: il più recente Green Book che non nega il problema razziale, ma tratta gli stereotipi (dal pollo fritto al jazz) esattamente nei termini edulcorati che piacciono tanto ai bianchi.
Non capisco poi questa smodata necessità di oggettività, questione già affrontata su questo topic parecchie pagine addietro.
E' evidente che se parliamo di percezione, rappresentazione e autorappresentazione non ci stiamo ponendo sul campo dell'oggettività. Non è che necessariamente l'oggettività è il termine migliore con cui approcciare un fenomeno, questo è un problema epistemologico tutto nostro, dei bianchi occidentali.
Ci sono fenomeni che invece riescono ad essere colti meglio e in modo più approfondito proprio sposando, consapevolmente, una visione soggettiva. E non si tratta di tifo.
Si tratta di dire che per me hanno più validità ed interesse letture che provano, anche in modo diverso tra loro, ad abbozzare un'autorappresentazione rispetto ad una rappresentazione autoritaria e forzata.
In termini filmici potremmo dire che è più convincente Spike Lee di Mel Gibson.
Nulla ti vieta di pensare il contrario, come detto basta avere la consapevolezza di quel che si rivendica: io rivendico una misura demarcativa che vede Spike Lee come una delle voci possibili delle comunità afroamericane e Mel Gibson un bianco incompetente che dietro una presunta oggettività (Apocalypto, la passione di cristo) in realtà rappresenta nei suoi film una montagna di stereotipi.