io capisco che, a fronte di pochi respiratori/intubazioni un dottore in prima linea si trovi costretto a fare delle scelte dolorose e opti per salvare la vita del trentenne rispetto all'ottantenne. ma quello è un momento topico, il classico "qui e adesso".
ma applicare lo stesso ragionamento, teorizzandolo pericolosamente, sulla salvaguardia dei figli sulla base che si stia facendo tutto per i vecchi sottovalutando l'economia, e che quindi i giovani si ritroveranno poveri domani non regge. non può reggere. la povertà causa estremo disagio, una vita non facile, ma hai sempre la speranza di uscirne fuori, di migliorare fino all'ultimo, di lottare. decidere che la morte di un individuo perché anziano valga meno di uno che non potrà godere di una futura vita di benessere, non è concepibile.
quei vecchi siamo tutti noi, piantiamola di usare categorie sempre, applicate alla nostra misera vita come se fosse una vita di mille anni: siamo tutti incolonnati verso il nulla, sette/otto decenni ci vogliono perché tutto inizi, si compia e finisca, smettiamola di considerare uno di settant'anni essenza a parte rispetto a uno di trenta. basta fare un giochino: come vedevi un cinquantenne quando avevi vent'anni? una pezza vecchia. poi 50/60 anni ce li hai pure tu e, a parte le rughe, ti accorgi di essere lo stesso (a meno che non ti venga la demenza senile). lo stesso. stesso cervello, cuore, anima.
certi discorsi non andrebero proprio fatti, sta sorta di scelta sostituzionale come se fosse una cosa corretta o, peggio ancora, inevitabile. ripeto, i giovani possono ancora lottare, anche se per un futuro aspro. decidere a monte per gli altri, ragionando sempre su queste orride categorie, annulla ogni lotta, anche se per i 5 minuti residui di un "vecchio".
no, perchè guardate che discorsi come questo stanno montando sempre più, altro che economia e futuro. andatevi a cercare la perla della scrittrice (sigh) Fuani Marino, io manco lo linko che mi disgusto.