(Il Fatto Quotidiano 24.06.2010)
IL PEGGIO DELLA DIRETTA
Padre Bartoletti
(di Nanni Delbecchi)
Ma quale Montalbano, quale Don Matteo, quali donne detective. La vera rivelazione investigativa della stagione tv è Marino Bartoletti, e la vera serie poliziesca dell'anno è quel serpentone che con la scusa dei Mondiali ha occupato militarmente i palinsesti Rai dal pomeriggio fino a notte inoltrata. Purtroppo c'è quell'ora e mezzo di partita, tra le 20.30 e le 22.15, a interrompere le indagini, altrimenti avremmo un unico grande processo, dove ci si interroga su tutto tutti. Mentre su Sky si guarda le partita in diretta, la si commenta al volo e si passa alla successiva, sul tavolo dello studio-commissariato della Rai fioriscono i casi da risolvere. I mezzibusti in gita premio in Sudafrica si lanciano nelle più diverse ipotesi, ma essi stessi convengono che non è semplice venirne a capo. Il gol di Maicon alla Corea del Nord era un capolavoro o una papera del portiere? Ha sbagliato Domenech a togliere dal campo Anelka o Anelka a mandare a quel paese Domenech? La vita è un sogno o è sempre meglio che lavorare?
E' qui, quando la selva si fa più oscura, che entra in scena Marino Bartoletti. Compassato, pensoso, irreprensibile, non si butta mai nella mischia. Annota però appunti invisibili con quell'aria da fante di bastoni, da arcano minore; e quando prende la parola non ce n'è per nessuno. Il caso è chiuso. È la tecnica dei grandi eroi polizieschi, di cui Bartoletti è una sintesi mirabile. La flemma è quella di uno Sherlock Holmes che oltretutto deve fare tutto da solo, senza cloche in testa, senza pipa ricurva che pure gli donerebbe tanto, senza aiutante (Mazzocchi, come Watson, è improponibile). I baffoni sono quelli di Maigret, le lepidezze quelle di Philo Vance, il colpo di genio quello del Dottor House. Ma forse il personaggio a cui si avvicina più di tutti è Padre Brown, perché Padre Bartoletti non si accontenta di chiudere il caso. Chiudendolo, ci addita anche una logica superiore. La Francia? Si è eliminata da sola, perché nemmeno avrebbe dovuto partecipare: "La sua eliminazione ingloriosa è la prova che Dio c'è". Una versione aggiornata del celebre teorema "San Giovanni non vuole inganni". L'Inghilterra? "Sbagliando portiere, Capello ha fatto come il mio parroco, che quando sbagliava ad abbottonare il primo bottone della tonaca poi abbottonava male anche tutti gli altri". L'Argentina? Quella sì ha la Provvidenza dalla sua parte: "Dio guarda di buon occhio Buenos Aires". Se le cose stanno così, i giochi sembrerebbero già fatti; che cosa possono i regali di un arbitro guatemalteco contro la protezione dell'Altissimo? Ma c'è un ma. "L'Argentina sta andando forte", ha detto martedì notte Padre Bartoletti, "ma non vorrei che avesse già sparato tutte le sue cartucce." Ipotesi delle più suggestive, degna di Roberto Giacobbo, secondo cui ogni squadra avrebbe un pallottoliere assegnatole dal Destino. E più va a segno prima, più rischia di non segnare poi. In tal caso l'Italia diventerebbe la favorita numero uno, avendo le sue cartucce ancora intatte. Avrebbe ragione Lippi: il nostro Mondiale deve ancora cominciare. Ma quando? Noi non riusciamo a capirlo. Oggi stesso, tra sette giorni o nel 2014? Padre Bartoletti, aiutaci tu.