«Da oltre quindici anni mi occupo di esplorare le cavità artificiali, ovvero gli ambienti sotterranei realizzati dall'uomo.
Si parla di cunicoli, gallerie, cripte, acquedotti, pozzi, miniere, ricoveri anti bombardamento, per citarne alcune tipologie. Quando le indagini, che vedono la concorrenza di discipline come l'archeologia, la geologia, la speleologia, l'architettura e lo studio della storia, ci portano sotto a chiese e castelli, sono immancabili le leggende che ci parlano di fantasmi ed affini.
Lo studio e la conservazione della storia locale, l'analisi razionale degli aspetti folkloristici ed antropologici che hanno generato tali racconti ricade senza dubbio tra gli obiettivi di noi ricercatori. Ma, talvolta, c'è dell'altro.
Senza fare nomi di persone o di luoghi vi racconto brevemente un aneddoto.
Immaginate un castello del XV secolo, recentemente restaurato, con annesso parco di modeste dimensioni ma molto ben tenuto.
Siamo in provincia di Alessandria, nel basso Monferrato. Le severe mura merlate testimoniano che non fu più utilizzato a scopo difensivo con l'avvento tecnologico delle armi da sparo.
Cannoni e mortai si sono tenuti ben lontani dalle sue mura che non hanno dovuto subire gli ammodernamenti necessari per porre adeguata difesa ai loro colpi.
Graziosamente trasformato in residenza signorile, l'alta e snella torre a pianta quadrangolare domina le colline circostanti ed svetta con le sue decorazioni in cotto ad ornare le bifore, scenario ideale per ospitare rinfreschi e pranzi matrimoniali.
Come da tradizione esiste una leggenda legata al fantasma di una bambina che appare in certi momenti particolari. Per questa ragione l'attuale proprietario lo sta attrezzando per organizzare delle visite guidate ed utilizzarlo a fini turistici, nell'auspicio di rientrare, almeno parzialmente, nei costi di manutenzione.
Per dare visibilità al suo maniero crea un evento, invita dieci persone, scelte tra giornalisti e persone che più o meno hanno a che fare con i castelli ed i luoghi antichi. Ci si presenta rapidamente ed inizia la visita guidata, una sorta di anteprima riserva ai meritevoli, scelti dal proprietario.
C'è chi scatta foto, chi apprezza la struttura del maniero, chi ipotizza l'esistenza di sotterranei e chi inizia a prendere appunti per il pezzo che andrà a scrivere.
Ad un tratto, la signora che si era presentata come 'sensitiva', inizia ad 'avvertire' qualche cosa. Quasi cade in estasi esclamando di sentire la presenza della bambina e di parlarle.
Uno dei giornalisti, che aveva iniziato a scattare foto dove "madame" indicava di aver visto lo spettro, inizia a balbettare mostrando a tutti con aria incredula il display della sua splendida e moderna reflex digitale. Nell'angolo si vedeva chiaramente in semitrasparenza una bambina biancastra.
Mormorio, parole, emozione, stupore. Sarebbero sicuramente usciti articoli impressionanti, coadiuvati da numerosi testimoni convinti se...
Se qualcuno non avesse smascherato la truffa, scoprendo che il giornalista era un amico del proprietario, che aveva scattato quella foto giorni prima dalla medesima angolazione e che grazie a programmi di computer grafica (leggasi Adobe Photoshop) aveva sovrapposto in trasparenza l'immagine di una bambina reale. La foto stessa era stata ricaricata sulla memoria della sua macchina fotografica e prontamente visualizzata davanti a tutti come se l'avesse appena scattata in quel momento.
La medium era una cugina, teatrante per diletto. Gli altri erano persone normali, che avrebbero potuto, seppur in buona fede, contribuire alla truffa».