Daje Christina, benvenuta nel club, penso che a quest'ora tu ti sia ripresa, spero per te.
Io presi la polmonite a Villa Pamphili, era aprile e come ogni aprile secondo la mia idea inizia l'estate.
Andai lì ricordo con una maglietta a maniche corte forata stile NBA, non ricordo se sotto indossassi a maja de lana, ma penso di no e con in pantaloncini corti, per passeggiare e vedere le prime margherite, mica a correre.
Aveva piovuto nei giorni precedenti ma ebbi l'idea di sedermi sul prato, l'erba era asciutta ma la terra sotto era umida.
Me ne resi conto quando ad un certo punto sentii una sensazione stranissima mai provata prima per fortuna, fu come essere colpito da un cecchino, mi passò davanti agli occhi la mia vita; di punto in bianco così di botto comincia a sudare freddo, il corpo combatteva tra la temperatura che calava, una sorte di pre- morte e il sudore che sentivo sulla schiena e che scendeva dalla fronte.
Era domenica e andai a lavorare sotto Tachipirina per giorni pensando fosse chissà che, poi andai a fare una tac e il dottore mi menò con la lastra: polmonite bilaterale.
Tre settimane di antibiotico che mi portarono un'infezione alle vie urinarie che si sviluppò lentamente, vivevo nel timore di aver preso una malattia venerea che mi portò in uno stato di terrore letale, ero convinto di lasciarci le penne.
Era solo la conseguenza di tutti quegli antibiotici.
Quella tremenda combo cambiò per sempre il mio atteggiamento nei confronti della vita.
Ora sempre protetto con la maja de lana.