Citazione di: ES il 02 Set 2020, 10:08
Buongiorno caro Fat.
Certo, questo è il titolo, le mie sono le pippe mentali di un appassionato di filosofia con pochissima conoscenza della materia.
Il punto di partenza.
Il motivo per cui chiesi sostegno al dottor Tom.
Non sono quì per insegnare, ma per imparare. E quel che scrivo è esclusivamente per spiegare il mio punto di vista.
Ma ho capito che ha ragione Tom, ho un approccio troppo matematico e non riesco a capire "la lingua" dei filosofi, e chiaramente viceversa.
Che lo spazio tempo però sia continuo lo dice la relatività generale, non io.
Intende una serie infinita di punti evento.
"Il tempo è una misura del divenire di ogni particella" è invece una mia definizione.
Quindi spazio tempo continuo, per la relatività, ma tempo non assoluto. Interessante, no?
Che il tessuto spazio tempo sia invece "granulare" deriva da nuove teorie. Che io sposo in buona parte.
La mia domanda era una, se fosse concepibile un tempo prima del big bang.
Questa è la domanda, ancora oggi.
In prossimità di quella discontinuità il tempo può essere solo uno, poiché "è il divenire di ogni particella" e con ciò è anche definito, dal mio punto di vista, un contatore. Ma il tempo è anche una freccia, vedi entropia.
Non sono in contrapposizione le due definizioni.
Poi siamo usciti da questo discorso e abbiamo fatto una piccola "passeggiata".
Il primo passo tu hai detto che ragiono come un atomista.
Ti dico che secondo me, e questo è un secondo me, il vuoto tende a sovrapporsi con le particelle, e ho scritto quella filippica per dimostrarti il mio punto di vista, quindi si perde ogni contrapposizione, e si perde anche la definizione di "atomista", perché necessita del vuoto e delle particelle come elementi distinti.
Il problema che ho io è che molto mi è chiaro, semplice, quasi banale, quando "passeggio".
(Tranne alcune domande cardine, di cui una è quella posta.)
"Se è questo, allora non può che di conseguenza essere che questo altro, e così via fino alla conclusione, che deve essere ovvia".
Ed è un vero problema questo, poiché non dovrebbe essere così.
Spesso le certezze derivano dalla mancanza di conoscenza. E molto probabilmente è questo il mio caso. Sono considerazioni che devo fare. Da un punto di vista filosofico, certamente.
Perché poi il confronto diventa aleatorio.
Grazie per il tempo dedicatomi, tu sei un grande, e questa è una "certezza assoluta" 
La teoria della relatività, così come quella quantistica, sono state il grimaldello con il quale, sul finire dell'800 e l'inizio del '900, una nuova generazione di scienziati - spesso schierati e impegnati politicamente, appassionati cultori di saperi umanistici - cominciò a demolire le certezze dello uomo borghese e dello scienziato figlio di Cartesio e di Newton.
Orizzonti nuovi s'aprivano nel campo della scienza.
Mentre tutt'attorno rimbombavano gli echi della Rivoluzione imminente e ineluttabile sembrava avvicinarsi l'avvento del socialismo e del definitivo progresso dell'umanità.
La grande Socialdemocrazia tedesca, da un lato, e il furore bolscevico, dall'altro, braccavano il capitale industriale e finanziario promettendo la discesa in terra, definitiva, della giustizia sociale.
La scienza ha proseguito il suo corso rivoluzionario. Ma a quale pro?
Perchè, invece, il progresso sociale sembra essersi smarrito, se non addirittura arrestato?
Lo scopriremo su Temi. Ovviamente