Leggo certe cose e rimango basito.
Ma veramente c'è ancora bisogno di prove per sottolineare l'enorme discrepanza a livello mediatico fra roma e Lazio, nel diverso trattamento riservato ai romanisti e ai Laziali? Credo che l'intera carta stampata e le tv siano indifendibili. Io mi sono messo l'anima in pace e sicuramente non vado ad elemosinare un titolo o una pacca sulla spalla.
Il Messaggero, nel 2000, titolò nelle pagine interne qualcosa come TEPPISTI A ROMA con occhiello dedicato ai tifosi della Lazio che avevano commesso atti vandalici, durante i festeggiamenti per lo scudetto.
Che poi c'era pure Veltroni a far da bacchettone, quando l'anno dppo disse: beh per una notte una città può anche sbragare, può impazzire. Ah il caro vecchio Walter, ma anche no LDLMMT ndo te trovi.
L'anno dopo, i lecchini del messaggero, osannarono i festeggiamenti dei cuginetti che questa città la trasformarono veramente in un circo [...] e che non solo furono protagonisti di gesti vandalici ma perfino di un rituale barbaro simile alle forche caudine.
Macchine contenenti simboli, ninnoli, sciarpe o pedalini di colore bianco e celeste venivano rigate, in casi peggiori vennero fatti scendere i guidatori con maltrattamenti di vario genere.
Il messaggero? silenzio. Anzi, trattavasi di storia delle tradizioni popolari che richiamava le antiche feste di piazza. Pure un traccia del tema della maturità ci fecero. Pensa che paese de bruscolini che siamo.
Il giornale della serva deve genuflettersi alla maggioranza, deve piegarsi ai gusti omologati e all'omologazione dei gusti.
Tanto che può considerarsi proprio questa omologazione la linea editoriale preponderante del giornale. Meglio tacere delle pagine del gossip di un tal Lippera mi pare, ma non vorrei sbagliarmi, sempre tempista a raccontare le scorribande serali dei riommici e dei vip riommici perché sono goliardici e fanno colore.
Non prendiamoci per il c.ulo: i giornali, compreso il messggero, hanno contribuito a far alzare questa onda travolgente che vorrebbe far coincidere la città di Roma con la squadra giallozzozza. Anche accentuando i comportamenti riprovevoli dei laziali: una fotina di là, un inciso di qua, un corsivetto sopra, uno spregevole richiamo nel catenaccio. Goccia su goccia, tipo tortura cinese.
Poi veniamo al murales che, davero davero manco lo avesse fatto Bansky o Raffaello. Stava lì da dieci anni e per dieci anni nessuno lo ha toccato, ma poi capita che ci sia un vandalo così come capita che l'ironia romana di marca laziale si faccia beffe di quello che è successo.
Perché per noi non si tratta di lesa maestà, né di sacrilegio, ma solamente di un murales rovinato che forse chissà, viene rovinato come segno del tempo che passa.
Lesa maestà e sacrilegio nei confronti di un personaggio, titty, che anche il messaggero ha contribuito a costruire negli anni, a renderlo simbolo di cartapesta della parte peggiore della romanità, occultando o peggio ancora giustificando gli atti violenti, le parole violente, gli atteggiamenti strafottenti di cui il tal raffigurato si è reso protagonista.
Quindi, caro cerracchio, venire qui e addirittura sentirsi offeso e fare il rimprovero perché a noi laziali del murales non ce ne frega un'emerita ceppa biancazzurra mi sembra francamente eccessivo.
Perché se quel murales fosse stato dedicato a Chinaglia e fosse stato deturpato, sono sicuro al 1000 per 1000 che anche il suo giornale avrebbe salutato la cosa come atto di goliardia romanesca, fra il marchese del grillo e Gioacchino Belli.
Voi fate i danni. Li fate. Danni veri. E prima che vi si perdoni tutto ne passeranno di anni. Anni che potete di nuovo passare ad incolpare i laziali anche per cose che non hanno fatto, o non c'è nessuna prova che abbiano fatto come per il caso campo de' fiori.
Non compro più il messaggero, che nella mia casa ha campeggiato per decenni: lo comprava il mio papà.
Mi dispiace non poter leggere più i trafiletti di Renga (credo che sia in pensione), altro illustre esempio di come il messaggero sia sprofondato negli anni nel burrone del ridicolo.