Citazione di: Palo il 17 Dic 2012, 09:33
Se il genitore di un ragazzo si comporta male, il ragazzo viene messo in punizione.
Devo dire che la regola della responsabilità oggettiva non mi piace mai. A maggior ragione quando è applicata a discapito del più debole.
Nel mio sport, la pallavvolo, vigeva lo stesso rigore nei confronti dei genitori, solo che, a fronte di intemperanze o comportamenti non ammessi, la sanzione veniva applicata non ai figli, ma ai genitori stessi, che venivano allontanati (con pubblica evidenza) dalla palestra da qualche dirigente ed
invitati a non rientrarvi per un periodo più o meno lungo.
Detto questo - e data per scontata la diversità antopologica (mi si passerà) tra me e la massa dei trigorioti - deve anche riconoscersi che nel calcio l'educazione sportiva purtroppo viene troppo spesso trascurata.
Anche, e soprattutto, nelle competizioni dei più piccoli.
Esperienza personale.
Finale di un torneo di calcio categoria Pulcini, primo anno, a Norcia.
Si applica la regola per cui tutti i giocatori "a referto" (in realtà non credo vi sia una referto vero e proprio) devono rimanere in campo per un periodo equivalente. Di regola, trattandosi di dieci ragazzini, i primi cinque giocano il primo tempo ed i secondi cinque il secondo tempo.
Inizia la partita. Una squadra (che porta il nome impronunciabile del recordman di porta metronia) schiera nel primo tempo il quintetto più forte. L'altra squadra un quintetto equilibrato.
Il primo tempo finisce 1-0 per la prima squadra.
Alternati i quintetti, inizia il secondo tempo con un dominio della seconda squadra.
Dopo pochi minuti, il giocatore meno dotato della seconda squadra cade a terra. Fa per alzarti ma gli si avvicina l'allenatore che gli intima sibilando: "resta a terra, che stai male", "no mister, io ...", "ascoltami, resta a terra".
Quindi si procede al cambio del giovane calciatore che si vorrebbe infortunato (il quale, toccata la panchina, guarisce miracolosamente) con il migliore del quintetto precedente (e di tutta la squadra), che pertanto gioca di fatto l'intera partita.
Questo mentre uno dei giocatori della seconda squadra, con le lagrime per la rabbia, urla a squarciagola all'allenatore della prima (con l'indifferenza dell'arbitro): "non è vero che si è fatto male, glielo hai detto tu di rimanere a terra per sostituirlo".
Inutile dire che in occasione del primo scontro di gioco successivo l'allenatore di cui sopra, evidentemente umiliato dall'esser stato sbugiardato, entra in campo per inveire contro il piccolo che lo aveva pizzicato col sorcio in bocca, sempre sotto lo sguardo indifferente dell'arbitro.
Se questi sono i pressuposti, evidentemente tollerati dalla Federazione, a 7/8 anni (quando la regola dovrebbe essere solo quella di divertirsi), è inutile attendersi qualcosa di diverso negli anni successivi, quando inizia la competizione vera e propria.