Quando si vociferava dell'arrivo di tale Vladimir Petkovic, svizzero-croato-bosniaco dalle esperienze turche, pensai addirittura a uno scherzo. Per cui, sì, ero abbastanza preoccupato, emotivamente. Anche se razionalmente mi rendevo conto del fatto che io di calcio non ci capisco niente. Nella vita mi occupo di tutt'altro e la Lazio seguo nel tempo libero. Con immenso amore, ma pur sempre nel tempo libero.
Vabbè. Fattostà che cominciai a credere prepotentemente nel Nostro allenatore all'indomani delle sconfitte contro Siena e Torino in precampionato. Perché di calcio non ci capisco niente, ma la memoria normale ancora ce l'ho, e di precampionati preoccupanti a cui sono seguite stagioni di buon livello ne ricordo tante. E nel mentre pensavo di essere l'unico, perché intorno vedevo gente disperata, arrabbiata, afflitta, preoccupata, indignata, turbata.
Gli espertoni che prevedevano un esonero subitaneo dopo un paio di mesi scarsi, la zona retrocessione e quant'altro. E mi chiedevo come potessero sentirsi così tanto espertoni con una memoria così scarsa, tale da suggerire una visita al medico di fiducia.
Insomma, niente di scientifico e niente di ragionato: solo che quando la folla di espertissimi espertoni competenti dà un giudizio perentorio su qualcosa e qualcuno solitamente sbaglia. E se ne dimentica subito dopo.