Premessa: Mi sarebbe piaciuto vedere la partita di ieri con la Lazio in formazione tipo e la Juventus costretta a schierare Peluso e Marrone centrali con Licht e Asamoah terzini. Per vedere l'effetto che faceva. Ma con i "se" e i "ma" - come con i pali e i gol mangiati - non si fa la storia del calcio.
Detto questo, la coperta delle colpe è corta come la rosa della Lazio.
Se dai la colpa a Petko non puoi escludere il presidente Giangiacomo Pigna Corelli; se accusi Tare ti accorgi che non puoi fare a meno di accusare anche alcuni giocatori colpevoli di errori marchiani che denotano affanno, nervosismo, deconcentrazione.
Solitamente la concentrazione viene meno un po' come succede con l'ossigeno al cervello, cioè quando si fatica assai e si è costretti a giocare tanto, e partite importanti, in poco tempo.
Sorvolando per ora sugli errori di Petkovic (che in campionato per ora perde il confronto con Reja) e su quelli dei giocatori, concentriamoci su quelli della società.
Non è solo il mercato di gennaio ad essere stato [...], ma anche quello estivo oltre a quello di gennaio 2012. E non perché non abbiamo preso Felipe Anderson che a quei tempi ci saremmo accontentati (noi poveri tifosi che ci piace tifare e un po' anche sognar) ma ripensandoci sarebbe stato come dare un rustico a un affamato che aveva bisogno di una corposa dieta mediterranea.
Un esempio:
La gestione Cavanda-Scaloni-Pereirinha è stata dilettantesca. Guardate come siamo ridotti su quella fascia. Per non parlare del parco attaccanti, ma vabbè.
A me sembra palese il fatto che la società:
a) non fa tesoro dell'esperienza
b) non studia il calendario che a gennaio era lì, bastava leggerlo
c) non conosce la storia della Lazio, che non è una squadra né fortunata né aiutata dagli arbitri, né in possesso di un ambiente "coeso".
La Lazio è come uno studente che fallisce un esame perché gli finisce l'inchiostro alla penna. E se ne è portata solamente una.
All'esame successivo invece di andare con dieci penne, 5 penne, 2 penne che fa? ritorna con la penna che la volta prima aveva esaurito l'inchiostro. Tanto scrive. Oggi scriveva, domani chissà.
In sintesi, perché mi sono anche stufato di riflettere e dibattere sulle solite cose, Lotito non ha colto l'attimo fuggente, perché non è abbastanza bravo da capire (e nemmeno Tare lo è) il momento giusto per affondare il colpo, esattamente come Petko da quattro mesi non è in grado di capire le fasi delle partita.
Non ha capito che la Lazio andava rinforzata e rinnovata per non imbattere nel solito stucchevole ruolino di marcia scivoloso e triste con la'aggravante di aver trattato la faccenda sfoggiando arroganza e brandendo la penna senza inchiostro.
Ha saltato il momento storico giusto. E non è la prima volta: altra aggravante.
Per questo comincio ad essere pessimista. Per due motivi nello specifico.
1) Lo ripeto dal 1 febbraio: Lotito ci dovrebbe far sapere, o mi piacerebbe scoprirlo da me, cosa vuole fare da grande lui e la Lazio. Perché alla vigilia del decimo anno, soprattutto chi come me l'ha sempre difeso, ho, abbiamo il diritto di sapere cosa ci aspetta. Con segnali forti e non chiacchiere da avvocato Giangiacomo Pignacorelli.
2) Se Lotito ha intenzione di rispondere al punto 1 positivamente, quindi ha in mente una Lazio di statura internazionale e in grado di lottare per i primi posti, allora secondo me (superIMHO sennò qualcuno se la prende sul personale) la strategia è sbagliata. Semplicemente perché dovremmo fare in una sessione di mercato tutto quello che non abbiamo fatto in tre sessioni di mercato sbagliatissime.
Vediamo con quante penne er sor Lotito si presenta all'esame degli esami.