Di quel 30 maggio ho due ricordi molto nitidi.
Scena 1: prendo l'autobus dalle parti di piazza Fiume per andare in centro. L'autobus era pieno di romanisti con bandiere e trombette che andavano allo stadio fiduciosi e festanti. Accanto a me vedo un ragazzo che guarda con aria di compatimento lo spettacolo, e così quando sto per scendere gli dico: "tranquillo, stasera pijano la sveja e vedrai che domani staranno più tranquilli". Lui mi sorride con uno sguardo che sembra dire: speriamo...
scena 2: interno di casa mia. Ho invitato (o per meglio dire, si sono autoinvitati) una decina di amici. Tra loro pure qualche romanista, simpatizzante più che tifoso. Fu una serata bellissima, con mia madre che ci riforniva di pizzette appena sfornate, coi romanisti che dopo il gol di Pruzzo "se la sentono calla", e che invece al momento dei rigori cominciano a dare segnali di nervosismo. Al rigore sbagliato di Graziani la componente laziale della compagnia esulta in un solo boato, mentre i romanisti si accasciano su sedie e poltrone e cercano di consolarsi riempiendosi di pizzette e di ettolitri di vino (montepulciano d'abruzzo, prodotto da mio padre

).
Quella fu una serata che ricordo con piacere perchè, al di là del risultato (

)era ancora possibile vedere una partita mischiati con loro, prendersi amabilmente per il culo, pretendere il rispetto delle scommesse fatte prima della partita.
Adesso non so se se una cosa simile si potrebbe rivivere, visto il generale processo di imbarbarimento e fanatizzazione di cui sono stati soggetti i riommici in questi ultimi anni. Certo è che oggi sarebbe interessante studiare dal punto di vista antropologico i mutamenti avvenuti nei comportamenti del
bobolo giallorosso, il ruolo nefasto e lobotomizzante di radio, tv locali e pseudo-opinionisti.
Forse a quell'epoca la squadra di calcio (e la Riomma in particolare) non era ancora l'unico mezzo per costruirsi una identità "tra la folla", c'erano tanti altri interessi che tenevano insieme le persone, e il romanismo non era ancora una religione che generava livelli parossistici di fanatismo e odio (perchè, si sa, ogni religione genera fanatismo e odio).
Forse lo scorrere del tempo addolcisce i ricordi, ma io quel giorno me lo ricordo così.