Citazione di: leomeddix il 03 Giu 2013, 10:32
Di quel 30 maggio ho due ricordi molto nitidi.
Scena 1: prendo l'autobus dalle parti di piazza Fiume per andare in centro. L'autobus era pieno di romanisti con bandiere e trombette che andavano allo stadio fiduciosi e festanti. Accanto a me vedo un ragazzo che guarda con aria di compatimento lo spettacolo, e così quando sto per scendere gli dico: "tranquillo, stasera pijano la sveja e vedrai che domani staranno più tranquilli". Lui mi sorride con uno sguardo che sembra dire: speriamo...
scena 2: interno di casa mia. Ho invitato (o per meglio dire, si sono autoinvitati) una decina di amici. Tra loro pure qualche romanista, simpatizzante più che tifoso. Fu una serata bellissima, con mia madre che ci riforniva di pizzette appena sfornate, coi romanisti che dopo il gol di Pruzzo "se la sentono calla", e che invece al momento dei rigori cominciano a dare segnali di nervosismo. Al rigore sbagliato di Graziani la componente laziale della compagnia esulta in un solo boato, mentre i romanisti si accasciano su sedie e poltrone e cercano di consolarsi riempiendosi di pizzette e di ettolitri di vino (montepulciano d'abruzzo, prodotto da mio padre
).
Quella fu una serata che ricordo con piacere perchè, al di là del risultato (
)era ancora possibile vedere una partita mischiati con loro, prendersi amabilmente per il culo, pretendere il rispetto delle scommesse fatte prima della partita.
Adesso non so se se una cosa simile si potrebbe rivivere, visto il generale processo di imbarbarimento e fanatizzazione di cui sono stati soggetti i riommici in questi ultimi anni. Certo è che oggi sarebbe interessante studiare dal punto di vista antropologico i mutamenti avvenuti nei comportamenti del bobolo giallorosso, il ruolo nefasto e lobotomizzante di radio, tv locali e pseudo-opinionisti.
Forse a quell'epoca la squadra di calcio (e la Riomma in particolare) non era ancora l'unico mezzo per costruirsi una identità "tra la folla", c'erano tanti altri interessi che tenevano insieme le persone, e il romanismo non era ancora una religione che generava livelli parossistici di fanatismo e odio (perchè, si sa, ogni religione genera fanatismo e odio).
Forse lo scorrere del tempo addolcisce i ricordi, ma io quel giorno me lo ricordo così.
Concordo pienamente con la parte in grassetto.
Che darei se venissero cancellate certe trasmissioni che hanno avuto ed hanno tutt'ora la responsabilità di aver contribuito al decadimento del tifo romanista, portando ad un tale livello di esasperazione che a volte mi sembra di vivere nell'Irlanda del Nord.
Per tornare al periodo, io avevo 18 anni, e ricordo che l'atmosfera era quella descritta dai netters sopratutto in merito alla città insozzata, ma credetemi, malgrado Paparelli, non c'era l'odio che oggi potrei provare se dovesse ricapitare una cosa del genere.
D'altronde, la follia del 2001, quel giorno, era ancora lontana e giustamente impensabile.
Il 2001 è stato un punto di non ritorno.
Una città in mano ad esaltati col microfono in mano che aizzavano folle di subumani.